‘1965. L’anno che ha cambiato la musica’ – Da domani in libreria

 

1965. L’anno che ha cambiato la musica
Casa editrice: Arcana
Autore: Vincenzo Martorella

Si potrebbe iniziare a raccontare le cronache musicali del 1965 dal 27 gennaio, quando a San Francisco furono eseguite per la prima volta due composizioni di Steve Reich destinate a rivoluzionare il corso della musica d’avanguardia (e non solo). Tra le sue fonti di ispirazione anche le torrenziali improvvisazioni di John Coltrane, il quale proprio in quell’anno avrebbe pubblicato due dei suoi lavori più coraggiosi e discussi, oltre al leggendario A LOVE SUPREME. Reich aveva frequentato la classe di composizione del Mills College, diretta da Luciano Berio (il quale, nel ’65, compose Laborintus II), e aveva fatto scoprire Dylan e i Beatles al suo amico e compagno di classe, Phil Lesh, il quale pochi mese più tardi avrebbe fondato i Grateful Dead insieme a Jerry Garcia.

Nel frattempo, i Beatles invadevano gli Stati Uniti (dopo aver inciso, tra le altre, Ticket To Ride, prima di registrare Yesterday e di assistere il 9 maggio a un concerto di Bob Dylan), Bob Dylan, dopo aver registrato Like A Rolling Stone, scioccava fan e appassionati con la svolta elettrica, i Rolling Stones incidevano Satisfaction e gli Who My Generation, in un mondo alle prese con guerre sanguinose e discriminazioni razziali. Il tutto mentre Miles Davis sperimentava un nuovo, formidabile, quintetto, James Brown urlava le consapevolezze degli afroamericani, l’hard-bop strizzava l’occhio al funk di James Brown, Otis Redding chiedeva Respect, la Motown sfornava successi, B.B. King rimetteva il blues al centro dell’attenzione e Ramsey Lewis prefigurava una via al jazz più leggera e disimpegnata. Queste e molte, molte, altre vicende, vengono raccontate in 1965. Mescolando storia, narrazione e musicologia, Martorella ricostruisce, tessera dopo tessera, il mosaico avvincente di un anno che cambiò i destini della musica pop, e non solo. Un lavoro originale e innovativo – se non addirittura pionieristico – in cui l’orizzonte si amplia a tutte le musiche e agli incroci tra le diverse forme espressive. Un esercizio di storia sincronica, di musiche al microscopio, di virtuosismo critico.

Vincenzo Martorella, storico del jazz e critico musicale, si occupa di musica del ventesimo secolo. Ha insegnato in università italiane e straniere, scritto sei libri e centinaia di articoli e saggi, diretto collane editoriali, riviste specializzate e festival jazz, tenuto conferenze e guide all’ascolto in tutt’Italia.

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