Alice Cooper e i 45 anni di ‘Billion Dollar Babies’: mai essere troppo indulgenti

 

Correva l’anno 1973, io non ero ancora nata e il re dello shock rock era già al sesto album della sua lunga carriera. Ho iniziato a conoscerlo come il “mostro”, quello sui poster in camera dei miei fratelli; aveva già conquistato il cuore di uno di loro, che come l’album, Billion Dollar Babies, quest’anno festeggia 45 anni.

Vincent Damon Furnier, nato a Detroit il 4 febbraio 1948, ha saputo creare un personaggio che ancora oggi raduna grandi e piccini, attrae e fa discutere, coi suoi live show un tempo reputati macabri e cruenti, ma sempre divertenti, con alcuni protagonisti immancabili come la camicia di forza, la ghigliottina e nei tempi andati il boa. Alice Cooper ha portato sulla scena rock degli anni ’70 qualcosa di nuovo e innovativo, che dura nel tempo e non smette di appassionare anche ai giorni nostri.

Billion Dollar Babies arriva l’anno dopo il successo di “School’s Out” e contiene alcuni dei brani più belli e famosi della sua carriera: la titletrack, “No More Mr. Nice Guy” e “I Love The Dead”. La band all’epoca era composta da Glen Buxton (chitarra), Michael Bruce (chitarra, pianoforte, organo), Dennis Dunaway (basso) e Neal Smith (batteria).

La titletrack Billion Dollar Babies parla del pericolo dell’essere troppo indulgenti. Alice la scrisse nel periodo in cui la band stava acquisendo sempre maggior successo e, dopo un periodo in cui visse la classica vita da rockstar, si abbandonò a uno stile di vita più altolocato, sebbene non diventò mai un super miliardario.

In un’intervista Alice Cooper dichiarò che la sua maggior fonte di ispirazione per la scrittura dell’album fu Chuck Berry. Gli piaceva il modo in cui le sue canzoni raccontassero storie e decise di fare lo stesso, compattare storie divertenti e drammatiche in tre minuti di brano.

No More Mr. Nice Guy venne scritta come conseguenza della reazione di amici e parenti al suo personaggio scenico: tanto ben accolto dal pubblico, quanto scomodo per gli altri. Con questo brano Alice dichiara che non ha nessuna intenzione di scusarsi per il suo comportamento.

La canzone si caratterizza per il ritornello che è un invito a cantare tutti insieme e ancora oggi è uno di quelli più cantati dal pubblico durante le esibizioni dal vivo. E’ stata ri-registrata per il videogioco Guitar Hero: Warriors of Rock.

I Love The Dead: brano che parla di necrofilia, in cui Cooper descrive il fascino per i cadaveri, un argomento rischioso e tabù da affrontare in una canzone. Nei primi tour a supporto del disco, Alice accompagnava il brano con una simulazione di sesso con un manichino. Forse per l’argomento trattato la canzone non è mai uscita come singolo, ma resta una delle preferite dai fan del re dello shock rock.

Una curiosità: sapevate che Vincent prese spunto per il suo trucco da Miss Christine, una delle GTO, gruppo di sole donne in cui militava Pamela Des Barres, una delle groupie più famose al mondo? Band che vide l’album di debutto (il solo e unico) prodotto niente meno che da Frank Zappa, loro mentore. Per la creazione dello stage persona di Cooper presero spunto da diversi personaggi come racconta lo stesso Alice:

Uno dei film preferiti della band era “Che fine ha fatto Baby Jane?” con Bette Davis, che in quella pellicola aveva spalmato in faccia e sotto gli occhi un trucco disgustoso e incrostato, con un eyeliner nero carico e spesso. Quel trucco così abbondante e mal fatto le dava un aspetto orripilante. Un altro film che guardavamo in continuazione era Barbarella. Uno dei personaggi, the Great Tyrant, era interpretato da una formidabile attrice europea, Anita Pallenberg, che indossava vestiti di cuoio e una benda da pirata, oltre ad avere lame che le uscivano dal corpo. Il look di Alice Cooper si sviluppò come una combinazione di quei personaggi cinematografici femminili, con in aggiunta un piccolo tocco della Emma Peel di The Avengers.

L’album è stato rimasterizzato nel 2001 in edizione doppia, contenente anche dei brani live. Si potrebbero spendere parole infinite su uno dei personaggi più amati della scena rock. Io penso che all’alba dei suoi 70 anni lo zio Cooper sia uno degli artisti che meriti maggior rispetto, con ancora una carica e una voce dal vivo da fare invidia alle giovani leve.

 

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