Anvil + Rezet + Teodasia + Heavy Star + Gravestone @ Jailbreak Live Club, Roma – 17 novembre 2016

 

A volte un concerto rinfresca vecchi ricordi, e hai la sensazione di reincontrare un amico che non vedevi da molto tempo; questo è successo a me stasera con gli Anvil.

L’ultimo passaggio della cult band canadese da queste parti (in un ristorante a Fiumicino… ) è stato ben undici anni fa: da allora gli Anvil sono tornati sotto la luce dei riflettori – pur se non al livello dei loro anni d’oro – per merito del documentario “The Story of Anvil”, diretto da un loro ex-roadie negli anni Ottanta, Sacha Gervasi. Il filmato mostra una band incapace di ripercorrere i fasti di trent’anni fa e costretta a dibattersi tra litigi interni, lavori umili e difficoltà finanziarie, pur incassando la stima e il rispetto di musicisti ben più famosi, i quali riconoscono ancora oggi l’influenza musicale dell’Incudine su di loro. Grazie ai premi cinematografici ricevuti e al passaparola, il nome del gruppo ricomincia a circolare e oggi, nel 2016, li ritroviamo ancora in tour a supporto del loro heavy metal e del sedicesimo album “Anvil is Anvil”.

Il tour europeo li vede supportati dai Rezet e, di volta in volta, da gruppi locali: quelli scelti per la data di Roma sono Teodasia, Heavy Star e Gravestone; colgo l’occasione per scusarmi proprio con quest’ultimi, impegni precedentemente fissati non mi hanno permesso di arrivare in tempo per la loro esibizione.

Gli Heavy Star mettono in mostra, oltre ad una coppia di chitarre dal volume decisamente troppo alto (non so dove fosse il fonico in quel momento), un sound pienamente debitore all’hard rock ottantiano, con annessa cover dei Kiss (“Love Gun”). Visto il tipo di serata il loro genere appare abbastanza fuori posto, ma non saranno gli unici a sembrarlo.

Mi riferisco ai successivi Teodasia, i quali propongono un power metal sinfonico abbastanza scialbo e ripetitivo con annesso look da catalogo Emp.
Piccola parentesi: al microfono troviamo Giacomo Voli, con alle spalle un secondo posto nel talent show “The Voice of Italy”, un tour con il Banco del Mutuo Soccorso e nuovo cantante dei Rhapsody of Fire. Nulla da obiettare sulle sue doti vocali, ma tutto il contorno mi lascia abbastanza perplesso.

Dopo di loro tocca ai teutonici Rezet presentarsi sul palco, e sin dalle prime battute è chiaro dove si va a parare: thrash – tedesco ovviamente – in tutto e per tutto, con i suoi pro e contro. Ho sempre trovato il genere molto divertente (soprattutto dal vivo) per la sua attitudine senza fronzoli, ma poco interessante alla lunga; opinione confermata anche da questi quattro ragazzi, dato che dopo un quarto d’ora la noia ha preso il sopravvento. Gli riconosco comunque una buona presenza scenica e una discreta energia, caratteristiche che aiutano quando la proposta musicale è così statica.

Finalmente tocca gli headliner, e Lips scende tra il pubblico con la sua chitarra per eseguire “March of the Crabs” (la “Phantom of the Opera” degli Anvil, volendo essere maligni); ovviamente viene circondato subito dal pubblico che lo incita, oltre a fotografare e riprendere a tutto spiano.

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Questo pezzo, seguito da “666” e “Oooh baby” in rapida successione mi fanno tornare con la mente indietro nel tempo, facendomi spuntare un sorriso che scomparirà solo alla fine del concerto.
Gli estratti da buona parte della discografia si susseguono uno dopo l’altro, mentre Lips si dimostra un autentico showmen sul palco: dispensa risate, sorrisi e facce buffe a chiunque, dimostrando di divertirsi molto anche lui insieme ai “fans”. C’è spazio anche per la doverosa dedica a Lemmy Kilmister e un aneddoto risalente al 1994, quando il leggendario rocker tentò di “scippare” all’Incudine il suo cantante/chitarrista senza riuscirci.dscf8650
I toni ridiventano allegri quando spunta un vibratore e Lips esegue un assolo col medesimo, momento sicuramente tra i più spassosi della serata.
Il concerto si avvia a conclusione con il tempo letteralmente volato via, ma c’è spazio per un assolo di batteria e l’encore; l’anthem “Metal on Metal” e la cover della famosa “Born to Be Wild” chiudono in bellezza una serata molto soddisfacente sotto il punto di vista del puro divertimento.
Bentornato vecchio amico.

 

 

Setlist:

March of the Crabs – 666 – Oooh Baby – Badass Rock ‘n’ Roll – Winged Assassins – Free as the Wind – On Fire – This Is Thirteen – Mothra – Daggers and Rum – Swing Thing – Die For a Lie – Metal on Metal – Forged in Fire – Born to Be Wild (Mars Bonfire cover)

 

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