Axel Rudi Pell – The Ballads V

 

Steamhammer – Aprile 2017

La coerenza, vista da ogni angolazione, è da sempre parte integrante e fondamentale della mentalità teutonica e nemmeno il  mitico “German Guitar Wizard” Axel Rudi Pell sfugge alla regola. Ed è così che dall’ ormai lontano 1989 sforna con buona regolarità album di granitico, ultra classico, potente e vibrante puro Heavy Metal, che spesso si avvicina alle tinte epiche così care al Maestro Ronnie James Dio. Ma, a riprova che i puri metallari, oltre ad essere coerenti con il loro sound sono anche degli inguaribili romantici, dal 1993 il “nostro” inizia una vera e propria “saga” di album power/sentimentali tradotto in gergo, album di Metal Ballads (cover, brani originali o rifacimenti di pezzi tratti dalla sua precedente produzione).

Il 2017 è l’anno di “The Ballads V”.

Ad accompagnarlo in tutto il percorso c’è l’esplosiva voce di Johnny Gioeli a mio parere, in assoluto, uno dei migliori interpreti Metal e AOR in circolazione. Ciò nonostante questo capitolo segna un punto a sfavore proprio delle interpretazioni vocali che in più tratti sembrano non essere nelle corde – non nell’indiscussa e favolosa potenzialità – ma proprio nel timbro e nell’espressività, adatte all’ interpretazione data da Gioeli.

In tutti i volumi di “The Ballads” il fido Axel spesso con successo, riesce a dar nuova vita a pezzi pop (es: Forever Young) a masterpiece di hard rock (es: Love Gun), tutti legati al comune denominatore della sua chitarra, della vena re interpretativa e del tipico timbro vocale di Gioeli.

Anche “The Ballads V” segue il copione, ma a parer mio, incappando in alcune scelte meno felici.
Nello specifico, il punto più basso del cd  è la cover del bellissimo pezzo di Ed Sheeran  “I see Fire” che nella versione di Axel Rudi Pell risulta incredibilmente meno d’impatto dell’originale, perché la voce di Gioeli spinge da subito con toni alti e rochi  (troppo alti e troppo rochi) non concedendo al pezzo il tempo di crescere in enfasi e dunque di colpire nel segno come invece fa l’originale. Non sempre servono volume e “violenza sonora” per far suonare un pezzo forte ed incisivo, è la dinamica che crea l’enfasi e la potenza, spesso anche senza chitarre distorte e voci che toccano note inarrivabili.

In una Top Ten al contrario, che annovera prima i flop che i top.. arriva la versione live di “Mistreated” capolavoro assoluto dei Deep Purple. Incredibile a dirsi visto il potenziale della band e le assonanze tra vocalist, ma la realtà è che il pezzo non trasmette nemmeno la minima parte del pathos dell’originale, un puro riempitivo che non rende onore alla bravura della band che lo esegue, puro flop.  

Il duetto “Love’s Holding on” (ma l’intro di batteria non è quello di Strutter dei Kiss??) pur ricalcando il più classico dei clichè legato alle metal ballads, regala emozioni forti proprio grazie alla voce sempre verde dell’ospite d’onore Bonnie Tyler,  che alla perfezione si incastra e spesso supera quella di Gioeli. Bello e super classico il riff portante della chitarra di Axel. Alla fine, nel complesso un pezzo da 10 e lode!
Epica fino al midollo, tanto da sembrare da sembrare un pezzo dei Manowar (il che per il sottoscritto è un complimento) è “On The Edge of our Time”.

…Rock and roll will never die “Hey Hey My My” cover del mito Neil Young è forse il top del cd. Piano e voce, archi e violini e poi un crescendo di batteria e chitarra distorta. Gli elementi ci sono tutti. Brividi, certo è che il pezzo comunque lo si suoni è semplicemente immenso.

“Lived our life Before”, “When Thruth Hurts”, “Forever Free” e “Lost in Love” sembrano dei tutorial per le nuove band che devono studiare l’ABC di una ballad perfetta. Ma all’ascolto, una di seguito all’altra risultano troppo ripetitive e sinceramente, nella loro perfezione tecnica e strutturale, un po’ noiose.

Il cd si chiude con un paio di pezzi Live. La ripresa di “The Line” rivitalizzata dai suoni e dall’esecuzione  che dal vivo ha sempre un “tiro” maggiore. E la già citata e deludente versione di “Mistreated”.

Nell’insieme il prodotto come sempre risulta di alto livello e privo di grandi e reali sbavature, ma a differenza delle precedenti edizioni di “The Ballads” il capitolo “V”  denota una certa stanchezza compositiva e mancanza di nuove ide nelle rivisitazioni di pezzi di altri autori. Dettagli a parte, Axel Rudi Pell sforna per l’ennesima volta un godibilissimo capitolo di metal melodico, suonato ed interpretato alla grande. Lunga vita alla coerenza teutonica!

www.axel-rudi-pell.de

1. Love’s Holding On         
2. I See Fire         
3. On The Edge Of Our Time         
4. Hey Hey My My         
5. Lived Our Lives Before         
6. When Truth Hurts         
7. Forever Free         
8. Lost In Love         
9. The Line (live)         
10. Mistreated (live)     

Track 1: New song, guest: Bonnie Tyler
Track 2: New song, Ed Sheeran cover
Track 3: New song
Track 9: Live, previously unreleased

Band:
Axel Rudi Pell – chitarra
Johnny Gioeli – voce
Bobby Rondinelli – batteria
Volker Krawczak – basso
Ferdy Doenberg – tastiere

 

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