Bathory – Blood Fire Death

 

Black Mark Production – Febbraio 1988

L’importanza di una band non si misura solo con le vendite milionarie, le copertine patinate e quant’altro, anzi…
Ci sono gruppi che sono rimasti in un circuito underground, osannati e citati come fonte di ispirazione da altri musicisti.

I Bathory hanno da sempre esercitato su di me (ma non solo) un fascino unico.
Se oggi parliamo di black metal, viking metal, lo dobbiamo soprattutto ai Bathory, del mai troppo compianto mastermind Quorthon.
E’ una carriera entusiasmante e in continua evoluzione quella della band svedese, partita con un grezzo e letale death/black metal, per poi passare attraverso atmosfere epiche ed evocative mischiate all’epic metal.

L’album che a mio avviso rappresenta al meglio il sound e l’universo dei Bathory, è ‘Blood Fire Death’ del 1988, quarto lavoro in studio che vede il ritorno della formazione a tre con gli ingressi di Khotaar al basso e Vvornth alla batteria.
Partiamo dalla copertina, un quadro dell’artista norvegese Peter Nicolai Arbo, vissuto tra metà e fine ottocento, che raffigura la caccia selvaggia, immagine appartenente al folklore europeo, fatta di un gruppo di persone (o esseri sovrannaturali) che attraversano il cielo durante una cruenta battuta di caccia.
Sempre parlando di arte, concentriamoci ora sulla musica dei Bathory, un viaggio affascinante nei meandri delle tradizioni e di una terra unica come il nord Europa.

I Bathory ci guidano in punta di piedi alla scoperta della loro musica. ‘Odens Ride Over Nordland’ una intro evocativa che precede la prima vera traccia di questo immenso lavoro.
Con ‘A Fine Day To Die’, introdotta da un arpeggio di chitarra, abbiamo subito un’idea della crescita ed evoluzione che il sound e la musica dei Bathory hanno avuto.
Il death/black primordiale e grezzo degli esordi ha assunto qui una nuova forma, mantenendo si quel sapore maligno, ma completandosi con altri elementi come l’inserimento di strumenti acustici e la costruzione di ritmiche più elaborate, otto minuti e mezzo, un susseguirsi di emozioni forti che lasciano il segno.

Le successive ‘The Golden Walls Of Heaven’, ‘Pace ‘till Death’ e ‘Holocaust’ spazzano via la maggior parte delle band estreme. Ci si rende conto della differenza abissale tra i Bathory e molti gruppi death/black metal provenienti dalle terre scandinave ma non solo.
Difficilmente si riesce a trovare quella cattiveria così intensa, quella sensazione di malessere che si ha ascoltando i Bathory.

Il disco prosegue con la cadenzata e potente ‘For All Those Who Died’, brano molto ritmico e come sempre scandito dalla voce lancinante di Quorthon.
Dies Irae’ è ancora death/black metal furioso e viscerale, sicuramente il brano più estremo dell’intero lavoro.

In chiusura, prima di una breve outro, troviamo l’immensa title track, quasi undici minuti di pura arte.
Una lunga marcia attraverso le visioni e la musica di Quorthon, una canzone decisamente non facile, dal sapore epico e fiero.
Blood Fire Death’ finisce così come finisce una fase importante e seminale della carriera dei Bathory, che con il disco successivo ‘Hammerheart’ inizieranno un nuovo e affascinante percorso musicale.

Blood Fire Death’ è un piccolo grande capolavoro estremo, una testimonianza della creatività di Quorthon, un’artista di primaria importanza che continua ad affascinare nonostante, da ormai troppi anni, ci ha lasciato.

www.bathory.nu

Tracklist:

1.Odens Ride Over Nordland
2.A Fine Day To Die
3.The Golden Walls Of Heaven
4.Pace ‘till Death
5.Holocaust
6.For All Those Who Died
7.Dies Irae
8.Blood Fire Death
9.Outro

Band:

Quorthon – voce, chitarra
Kothaar – basso
Vvornth – batteria

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