British Steel Festival – Estragon, Bologna – 7 Novembre 2010

 

Trent’anni di heavy metal non sono pochi per un movimento musicale disprezzato e poco considerato… Festeggiarlo è un dovere e partecipare ai festeggiamenti è di certo un piacere per chi come me lo ha vissuto in pieno ed ancora lo vive… Questa è la serata di otto band, sette britanniche ed una italiana, otto gruppi molto importanti per la storia della New Wave of British Heavy Metal, otto formazioni che forse non hanno avuto la fortuna che avrebbero meritato e che forse non hanno ottenuto gli stessi onori di altri gruppi oramai irraggiungibili…

Gli Angelwitch di Kevin Heybourne, per la prima volta in Italia in 30 anni di attività, poi Girlschool, Diamon Head, Crying Steel, Demon, Gream Reaper, Elixir e Weapon…

L’aria che si respira è quella di sempre; molti fan, anche se il locale non è pieno, che si accalcano nella zono del meet & great per far firmare dai protagonisti della serata un vinile, un cd, il biglietto, un pezzo di carta qualsiasi e rubare anche una foto con i propri beniamini… voglia di partecipare. Qualche spintone, qualche sorriso, qualche smorfia di questo o quel musicista stanco ed esausto da così tanta partecipazione, ma anche tante risate e chiacchiere con loro. Su tutti Dave Hill dei Demon che si aggira per il locale chiacchierando con tutti e confidandomi il suo divertimento nel sentirsi apprezzato e nella possibilità di conoscere tante persone che gli dimostrano così tanto affetto… bel tipo…

E poi tanta musica e tanto metal. Band diverse con un proprio stile e con proprie caratteristiche peculiari. Sonorità differenti, melodie particolari, atteggiamenti sul palco distintivi, modi di esprimersi del tutto unici ed esclusivi; insomma una ricca varietà che forse manca ai nostri giorni. Anche le band sono ovviamente cambiate, maturate e con una esperienza in più sul groppone; modificate anche le line up rispetto a quelle storiche e degli inizi, ma la voglia di divertirsi e di far divertire è sempre la stessa. Un ottimo spettacolo fornito da ottimi musicisti che hanno messo on stage grinta, passione e sudore, fantasia e spregiudicatezza. I brani in scaletta di ciascuna band sono quelli storici, tranne qualche piccola incursione nei ‘tempi moderni’, ed è giusto che sia così visto che di celebrazione si tratta… Dalle mitiche “Night of the Demon”, “Into the Nightmare”, “Liar”, “Sign of a Madman” e la sempre splendida “Don’t Break the Circle” dei Demon, a “To The Devil His Due”, “In The Heat Of The Night”, “It’s Electric”, “Sucking My Love” e “Am I Evil?” dei Diamond Head; da “Rock You To Hell”, “Fear No Evil”, “Night of the Vampire”, “Rock Me Til I Die”, dei Gream Reaper (che hanno anche eseguito “Don’t Talk To Strangers”, brano del nostro Ronnie James Dio), a “All Hallows”, “Treachery”, “Knocking on the Gates of Hell” degli Elixir; “Demolition Boys”, “C’mon Let’s Go”, “Hit And Run”, “Race With The Devil”, “Screaming Blue Murder” ed “Emergency ” delle Girlschool che hanno voluto tributare un saluto, anche loro, a Ronnie James Dio con il brano “I Spy”, contenuto nell’ultimo album del 2008 del quartetto femminile, “Legacy”, che vedeva Ronnie James alla voce…

E poi gli Angel Witch… mai venuti a suonare nel nostro paese!!! Per loro un’attesa un po’ particolare… Bèh, il concerto è stato splendido, anche perchè la band ha proposto quasi tutti i brani del suo primo storico “Angel Witch”, del 1980, album essenziale per ogni amante di questo genere. Dodici brani, “The Night Is Calling” l’unico ‘recente’ (1999), poi tutti gli altri tratti, come dicevo in precedenza, dal primo album ad eccezione di “Dr. Phibes”, inserito nell’EP “Loser”, sempre del 1980 e “Baphomet” della compilation “Metal For Muthas” sempre dello stesso anno… Quindi “Gorgon”, “Confused”, “Sweet Danger”, “Sorcerers”, “White Witch”, “Atlantis”, “Flight Nineteen”, “Angel Of Death” e la mitica “Angel Witch”… magnifico. Della line up originale rimane solo il chitarrista cantante Kevin Heybourne, un grande chitarrista, abile creatore di riff e di assoli mozzafiato, capace di incantare con la sua sei corde, dalla voce pulita e di poche parole, che in questi ultimi anni della rinascita si affianca a Bill Steer alla chitarra, con il quale ha sfornato una serie di duetti emozionanti e ricchi di atmosfere, Will Palmer al basso e Andrew Prestidge alla batteria. Era impossibile pensare di non vederli dal vivo…

In conclusione una serata emozionante. Peccato pensare a quanti sono rimasti a casa… Sarà stato un tuffo in un passato un po’ troppo remoto per alcuni, oppure un episodio nostalgico per altri… non saprei… fatto sta che la musica è sempre musica e l’heavy metal non morirà mai!!!

 

 

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