Bullet-Proof – Forsaken One

Sleaszy Rider Records – Aprile 2017

Secondo album per i thrashers Bullet-Proof, quartetto di recente formazione, proveniente da Bolzano e affacciatosi sulla scena discografica un paio di anni fa con l’interessante platter d’esordio “De-Generation”. Da allora sono cambiate un po’ di cose nella line up, stabilizzatasi poco dopo la pubblicazione del debutto con l’ingresso in formazione di Federico Fontanari al basso e Max Pinkle alla chitarra, arrivati ad affiancare il nucleo storico della band, formato da Richard Hupka alla chitarra e voce e da suo figlio Lukas Hupka alla batteria: questo cambiamento, oltre ad un’evidente maturazione compositiva e ad una maggiore consapevolezza nei propri mezzi -acquisita grazie ad apprezzate esibizioni di supporto a grossi nomi della scena internazionale, quali Testament, In Flames, Raven e Tygers Of Pan Tang- porta oggi alla pubblicazione di questo “Forsaken One” che segna un deciso passo in avanti rispetto al pur apprezzabile debutto.

Mentre “De-Generation” risultava infatti ancora in gran parte debitore nei confronti della tradizione “old school” del thrash metal della Bay Area (in particolare dei Megadeth di Dave Mustaine, soprattutto per quanto riguarda la struttura dei brani e la complessità degli assoli di chitarra), questo nuovo lavoro ci mostra un gruppo che, pur non discostandosi dai canoni del genere, ha cercato -riuscendoci- di darsi un’identità maggiormente propria, curando in particolar modo la fase di composizione e gli arrangiamenti, nonché a dare una grossa importanza ai suoni, grazie anche all’eccellente produzione di Federico Pennazzato (già al lavoro, fra gli altri, con In.si.dia e Temperance).

Quanto detto è evidente sin dal brano d’apertura “Might Makes Right” (del quale è uscito il mese scorso il relativo lyric video); introdotto da un serratissimo riff di chitarra, subito accompagnato dalla prorompente doppia cassa, il pezzo è un tipico esempio di come si debba suonare thrash metal nel 2017: le ritmiche sono precise e senza respiro, il lavoro di basso e batteria è spaccaossa e rispetto al primo album i solos di chitarra sono più diretti e meno elaborati. A seguire arriva “Forsaken One”, uno dei brani più interessanti e complessi dell’intero album: aperta da un’intro quasi cinematografica, la traccia che dà il titolo al disco vede inizialmente i ritmi farsi leggermente più cadenzati e le chitarre riecheggiare quelle più classicamente metal dei Maiden; le atmosfere restano comunque cupe e claustrofobiche, sino a che la velocità aumenta per un break assassino a-la Testament che nel finale si riallaccia al riff d’apertura. Da sottolineare come il testo tragga ispirazione da un episodio del Vangelo, ossia la passione del Cristo, vista dal punto di vista della sensazione di abbandono provata da chi, anche in senso metaforico, sta per essere crocifisso.

Un riff di matrice Mustaine apre “Portrait Of The Faceless King”, forse il brano più vicino alle sonorità di “De-Generation”: impossibile non apprezzare anche qui la produzione assolutamente up-to-date che dà alla traccia una decisa marcia in più, grazie anche ad un refrain più immediato e davvero vincente, nonché alle parti vocali meno rabbiose e più “melodiche”. Si torna a pestare duro con la successiva “No One Ever”, forse il pezzo in assoluto più bello dell’album, nel quale la grande perizia tecnica dei quatto strumentisti (con nota di merito per il gran lavoro di Federico al basso e Lukas alla batteria) viene messe in evidenza nell’interessantissimo break centrale, che si conclude con un delicato intermezzo semiacustico, sormontato da un assolo di chitarra di grande intensità (che ci ha ricordato le meravigliose aperture di “Orion” di memoria Metallica), prima che i ritmi ritornino a salire in maniera decisa. Sorprendente “I Was Wrong”, in cui il quartetto si mette all’opera in un brano più vicino alla matrice del metal più classico, con un ritornello che non farà fatica a rimanere impresso anche, e soprattutto, nella mente di chi non ascolta solamente thrash; possibile futuro singolo: potrebbe essere la loro “Trust”.

Le sgroppate dei vecchi Metallica emergono in “Abandon”, mentre la più attuale “Lust” si fa notare per l’ottimo lavoro delle chitarre e per l’intrigante refrain. Le sirene in background introducono quella mazzata sulle gengive rappresentata da “Revolution”, pezzo che sembra chiamare tutti alla rivolta, solleticati dal violento incedere delle sei corde che non concedono un attimo di respiro, sino a che non arriva il delicato arpeggio posto in apertura della conclusiva “Little Boy”, severo monito contro l’olocausto nucleare: l’ennesimo squassante riff che fa da collante a quest’ultima traccia viene magistralmente stemperato da passaggi più atmosferici per una chiusura decisamente all’altezza.

In definitiva, più che ad una conferma, ci troviamo di fronte ad un disco decisamente più maturo, che afferma i Bullet-Proof come una delle realtà sicuramente più interessanti della scena thrash metal europea: questo “Forsaken One” ci regala una band con parecchie frecce infuocate al proprio arco, frecce che consentiranno di affrontare un futuro che, se verranno mantenute le premesse, regalerà a questi ragazzi le soddisfazioni che sicuramente meritano.

P.S.: i Bullet-Proof presenteranno ufficialmente l’album nel Release Party che si terrà il prossimo 29 aprile al Kuba Kaltern di Caldaro sulla Strada del Vino. Se siete in zona, vi consigliamo caldamente di non mancare.

https://www.facebook.com/bulletprooftm

Tracklist:

  1. Might Makes Right
  2. Forsaken One
  3. Portrait Of The Faceless King
  4. No One Ever
  5. I Was Wrong
  6. Abandon
  7. Lust
  8. Revolution
  9. Little Boy

Band:

Richard Hupka – chitarra, voce

Lukas Hupka – batteria

Federico Fontanari – basso

Max Pinkle – chitarra

 

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