Bullet-Proof – Questo è rock’n’roll… Intervista 2017

 

In occasione della loro data di supporto ai Tygers Of Pan Tang tenutasi la scorsa settimana in quel del Colony di Brescia (qui potete leggere il report della serata), abbiamo avuto il piacere di scambiare alcune chiacchiere con i Bullet-Proof, thrash-metal band di Bolzano, in uscita il prossimo 24 aprile col nuovo album “Forsaken One”.

Ecco il resoconto di quanto ci hanno raccontato Richard Hupka (chitarra/voce), suo figlio Lukas Hupka (batteria) e Federico Fontanari (basso). Segnaliamo doverosamente che a completare la line up della band c’è poi il secondo chitarrista Max Pinkle.

LLRNR: Ciao ragazzi! Innanzitutto vi chiedo di presentare i Bullet-Proof ai lettori di LLRNR che magari non vi conoscono ancora: quando e come si è formata la band? Come definireste il vostro genere? Quali sono i gruppi che più vi piacciono e che vi hanno maggiormente influenzato nella vostra formazione musicale?

Richard: Ciao Andrea e innanzitutto grazie per l’intervista! I Bullet-Proof sono nati nell’agosto 2014 dalla voglia di proporre qualcosa di nostro: io e Lukas suonavamo già in un’altra band, nella quale però non riuscivamo a dare il contributo che avremmo voluto e quindi abbiamo deciso di staccarcene per creare una nostra propria band. Il genere che proponiamo è heavy/thrash metal: in tanti, in occasione dell’uscita del nostro primo disco, ci hanno paragonati principalmente ai Megadeth (cosa sulla quale Lukas tiene a precisare di non essere d’accordo, pur trattandosi del suo gruppo preferito – Ndr). E’ ovvio e normale che le influenze ci siano: sicuramente Dave Mustaine è uno dei miei chitarristi preferiti e per forza di cose un po’ del suo riffing mi è entrato nell’anima.

LLRNR: Anche se poi sappiamo che voi ascoltate un po’ di tutto, uscendo anche dal genere strettamente thrash o heavy-metal, e che Richard ha preso parte, per esempio, ad una serata tributo ai Beatles…

Richard: Vero! Quello dei Beatles in realtà è stato solo un progetto nato al volo e concretizzatosi in una serata unica a teatro. Ma ovviamente insieme a Lukas suono anche in alcune cover band e comunque tutti noi della band abbiamo sempre sia suonato che ascoltato un po’ di tutto. Non mi è mai piaciuto categorizzare la musica per generi: rock, jazz, funky o pop. E nemmeno all’interno del metal stesso mi piacciono le distinzioni: un gruppo può piacermi o meno, ma questo è indipendente dal fatto che esso proponga un genere piuttosto che un altro.

Lukas: E’ importante soprattutto per la tua crescita come musicista ascoltare e suonare generi differenti, anche se come ti dicevo la mia band preferita in assoluto sono i Megadeth. Il mio batterista preferito infatti è sempre stato e sempre sarà Nick Menza. Quando abbiamo cercato di impostare la linea ritmica di “You (Heroine)” del primo album, sono stato irremovibile sul punto che la batteria avrebbe dovuto essere semplicissima come quella di Nick in alcuni brani di “Youthanesia” o “Countdown To Extintion”; bisognava trovare un beat semplice e alla fine secondo me ne è valsa la pena e il brano è uscito bene.

Federico: Io invece devo ammettere che, prima di iniziare a suonare con loro, suonavo il basso in maniera, diciamo, più superficiale: poi, una volta entrato nei Bullet-Proof, ho iniziato a prendere lezioni di basso ed a migliorare parecchio per provare a diventare un bassista “serio”. Le mie principali influenze sono sicuramente Steve Di Giorgio dei Testament, sin dai tempi della sua militanza nei Death, e Frank Bello degli Anthrax.

LLRNR: Il vostro album d’esordio “De-Generation” risale ad un paio di anni fa. Siete soddisfatti di come è venuto fuori e, soprattutto, dell’accoglienza che ha ricevuto? C’è qualcosa che cambiereste oggi oppure ritenete che, come album d’esordio, abbia rispettato le vostre aspettative?

Richard: Sicuramente siamo soddisfatti di come è uscito, anche se poi ci sono delle cose che magari avremmo voluto fossero venute fuori in maniera un po’ diversa a livello di qualità sonora del disco. Sai, quando entri per la prima volta in studio sei in preda all’entusiasmo e tutto ti sembra fottutamente figo e perfetto; poi magari, quando esce il disco, ti accorgi che magari alcune cose sarebbe stato meglio fossero state fatte in un’altra maniera. Però le cose vanno fatte passo dopo passo e, come disco di debutto, va bene così. A livello di risposta del pubblico, penso onestamente che sia stato accolto abbastanza bene, forse per il fatto di essere un disco abbastanza diretto e “into your face”. Posso dire di essere contento di come sono andate le cose.

Lukas: Anche io devo dire di essere contento e personalmente non cambierei nulla dell’album, perché se è uscito fuori così significa che avrebbe dovuto uscire così. Penso che sia un bel cd, anche se ascoltandolo adesso ci sono anche alcuni errori che ho notato ma che non si possono dire, anche se spero che qualcuno magari li abbia notati (risate – Ndr). A livello di suoni non è uscito proprio quello che volevo, perché io magari mi immaginavo qualcosa ed invece è venuto fuori qualcosa di diverso, ma va comunque bene così.

LLRNR: Il 24 aprile uscirà il vostro secondo album “Forsaken One”: avete riscontrato delle differenze a livello di sound rispetto al disco precedente?

Richard: Penso che il nuovo album sia uscito decisamente meglio a livello di qualità sonora: per forza di cose adesso nascono i paragoni con l’album precedente e si scoprono tutte quelle cose che magari avrebbe potuto essere fatte in maniera migliore. Ma prima non avevamo un termine di paragone e quindi per noi all’epoca l’album andava bene: sai, quando magari nelle recensioni leggevo “Il disco è figo, le canzoni sono carine ma il sound non va bene per i canoni moderni” io potevo anche fregarmene perché se a me andava bene, allora andava bene così. Adesso invece, anche per soddisfazione personale, abbiamo cercato di trovare un sound che possa essere più adeguato ai tempi attuali.

Federico: Io per prima cosa devo dire di essere un fan di “De-Generation”, perché mi piace un sacco, anche se all’epoca della sua uscita non facevo ancora parte della band. La cosa che più mi piace di quel disco è che, pur essendo un disco etichettabile come thrash, resta un disco molto orecchiabile: io solitamente ascolto musica più “easy” rispetto al thrash ma, forse proprio l’influenza dei Megadeth rende l’album molto più approcciabile, differenziandosi rispetto alla quasi totalità degli altri dischi thrash. Penso però che “De-Generation” sia comunque anche un disco molto “old school” per certi aspetti, soprattutto come sonorità, mentre il nuovo disco, al di là del fatto che ci suoni io, è un album di thrash del 2017, sia a livello di suoni che a livello compositivo: un disco moderno dal sound moderno e per nulla “old school”, fatti salvi un paio di pezzi che suonano un pochino più retrò.

LLRNR: E’ anche il primo album che registrate insieme ai due nuovi membri Federico al basso e Max alla chitarra…

Richard: Devo dirti la verità, siamo oramai insieme da un bel pezzo e non riesco a ritenerli nuovi. Oramai si è creato con loro un ottimo rapporto amichevole, siamo come una famiglia.

LLRNR: Oltre al sound e ai due membri, è cambiato anche qualcos’altro rispetto a De-Generation”?

Richard: Sicuramente il modo di lavorare. Io in particolare su questo disco ho cercato di lavorare un po’ di più sulla voce: sul primo album avevo utilizzato un modo di cantare diciamo più “arrabbiato” che rifletteva il “mood” delle canzoni, mentre qui ho cercato di portare un po’ più di melodia anche sulle linee vocali e spero che questa cosa si senta. Invece abbiamo lavorato un po’ meno sugli assoli rispetto all’album precedente, preferendo concentrarci soprattutto sulle ritmiche e soprattutto come detto sulla voce. E qui devo ringraziare tantissimo Federico Pennazzato che in studio ci ha spronato tantissimo per farci uscire con un disco di qualità: soprattutto nella registrazione delle vocals mi ha fatto soffrire parecchio, quando ad esempio mi ha costretto a rifare più volte un take che a me sembrava andasse già bene, perché lui era convinto che potessi fare ancora meglio.

Lukas: Ha fatto lo stesso con ogni altro strumento, in realtà. Personalmente, rispetto alla registrazione del primo album, ero molto meno preparato al momento di entrare in studio: è una cosa che non voglio nascondere, anche perché sono molto più contento del risultato finale; e anche qui devo ripetermi, il merito va soprattutto a Federico Pennazzato. Poco prima di entrare in studio io avevo addirittura lasciato la band e mi rifiutavo di suonare un paio di pezzi, tanto che siamo arrivati in studio con due canzoni in meno e abbiamo dovuto comporne due nuove proprio alla vigilia della registrazione: una di queste è poi è uscita fuori talmente bene da divenire addirittura la title track del disco.

LLRNR: Potete anticiparci qualcosa anche a livello di testi?

Richard: I testi rispecchiano tanto l’ultimo anno della mia vita, durante il quale sono successe parecchie cose e ho avuto un po’ di problemi sia personali che a livello di band: ho cercato di esprimere principalmente i pensieri che giravano nella mia testa in quei giorni. In particolare il testo di “Forsaken One” è quello che mi soddisfa maggiormente, in quanto in esso ho esplorato orizzonti completamente nuovi per me, ispirandomi ad un tema piuttosto delicato come la crocifissione di Cristo: ho cercato di esprimere il mio sentimento su questo episodio, più che dal punto di vista religioso da quello di un uomo che deve farsi crocifiggere per salvare l’umanità e che si chiede il perché del suo sacrificio, descrivendo il suo senso di abbandono. Io, pur essendo cattolico, non sono molto credente o perlomeno credo ma in qualcosa di superiore a noi, ma ho voluto provare ad entrare nella testa di Cristo in quel preciso momento della sua vita.

Lukas: C’è da dire che si è drogato pesantemente prima di scrivere questo testo (risate – Ndr).

LLRNR: Vogliamo dire due parole anche sullo splendido artwork della copertina dell’album?

Richard: Il compito non facile di trovare la cover giusta per l’album è stato assegnato a Stefano Mattioni della Viron 2.0, che, tra i suoi tanti lavori, è anche l’autore della copertina dell’ultimo lavoro degli Arthemis. Stefano ci è stato consigliato dalla nostra comune amica e fotografa ufficiale Annalisa Russo (le foto anche all’interno del booklet sono sue – Ndr). La copertina vuole rappresentare il senso di “abbandono” vissuto da Cristo, del quale ti parlavo prima: un senso di “abbandono” umano, che in realtà potrebbe tranquillamente essere quello di chiunque si senta abbandonato da qualcun’altro. A Stefano abbiamo chiesto di esprimere questo abbandono ed il dolore che sente il nostro Cristo, che è la persona che in copertina appare inginocchiata: una figura che rappresenta il bene e che è tentata e dominata dal male, raffigurato dall’altro personaggio in piedi dietro di lui, che Stefano ha scelto di disegnare come una figura androgina, dandogli ancora più “cattiveria” nel volto disumano e neutro. Questa rappresentazione grafica vuol far capire quanto fortemente siamo dipendenti dalle tentazioni del male, quanto soffriamo nell’essere costretti a prendere delle decisioni, quanto ci sentiamo vittime nel dover sottostare alle cose più forti di noi, cercando di resistere e di non farci abbattere.

LLRNR: Nella vostra band convive lo spirito “old school” maggiormente rappresentato ovviamente da Richard, ma anche la linfa giovane delle nuove generazioni, rappresentata da Lukas. Quanto è diverso l’approccio versa la musica? Avete mai discussioni in merito al fatto se fosse meglio una volta, quando consumavamo avidamente gli album delle nostre band preferite, rispetto ad oggi che tutto è più facilmente a portata di mano grazie a internet, a Spotify o al download più selvaggio?

Lukas: C’è da dire che io non so usare né Spotify, né scaricare album dalla rete (risate – Ndr). Sono parecchio ignorante da questo punto di vista.

Richard: La cosa bella è che io gli ho fatto conoscere le band “old school” e lui fa conoscere a me le band più nuove che lui ascolta insieme ai suoi coetanei. C’è un continuo scambio ed arricchimento da entrambe le parti. E come a lui all’inizio non piacevano alcuni gruppi che poi ha cominciato ad apprezzare, lo stesso è capitato a me con alcune band che mi ha fatto conoscere lui.

Lukas: Ad esempio, la prima volta che ho visto il video di “Arise” dei Sepultura, avevo circa dieci anni e mi sembravano un gruppo cattivissimo con un videoclip orrendo. Adesso invece godo solo ad ascoltarli. Invece la prima volta che ho fatto sentire a mio papà i Bullet For My Valentine, la sua reazione è stata “Bleah! Chi sono questi finocchioni?”. Poi però cerchi di andare a fondo per capire cosa fa uno come musicista: sono gusti sia chiaro, un gruppo può piacere o non piacere, però gruppi come loro o i Santa Cruz sono perlomeno da ascoltare.

Richard: Tieni presente che io per tredici anni ho smesso di suonare e di ascoltare musica, perché con la nascita di Lukas ho scelto di dedicarmi alla famiglia al 100% e, a causa di ciò, io ho un bel buco che sto cercando di colmare, recuperando quello che ho perso, anche grazie all’aiuto di mio figlio.

Lukas: Ci si aiuta a vicenda insomma: si litiga spesso, ma fa parte del gioco.

LLRNR: Voi arrivate da Bolzano. Com’è la scena del trentino Alto Adige? Conoscete altre band? Si riesce a trovare locali per suonare? Oppure è più facile muoversi verso l’Austria?

Lukas: Posso dire una cosa? Ci sono mille band valide, mille band che credono di essere chissà chi, ma la scena fa abbastanza… pena, diciamo così.

Richard: Locali praticamente non ce ne sono, a parte un paio di centri giovanili che ogni tanto riescono ad organizzare qualcosa, anche se si tratta di posti piccoli e male attrezzati. In più la gente fa sempre più fatica a muoversi, ma quello credo che sia un problema generale. Diventa poi impensabile chiedere di far pagare l’ingresso perché la gente non vuole cacciare neanche 5 euro, senza pensare che sia i locali che le band hanno delle spese che in qualche modo devono essere coperte. Ma non pensare che all’estero sia diverso: forse una volta, oggi anche in Germania in locali dove ogni sera trovavi trecento persone ora ce ne trovi trenta. E’ un problema comune.

LLRNR: Tu Richard sei originario della Slovacchia. Conosci la scena rock/metal dell’est europeo? So che avete suonato in passato anche in Croazia, Ungheria e in Grecia: confermi che c’è gran fermento e gran voglia di rock’n’roll da quelle parti?

Richard: Io ho la sensazione che da quelle parti ci sia molta più voglia e spero che non accada quello che è accaduto anche qui con la gente che pian pianino si è stufata: quando due anni fa abbiamo suonato nei Balcani, la gente era molto interessata e calorosa, molto più che qui da noi. Sono anni che non vivo più lì, conosco diversi gruppi di quelle parti ma non così bene da poterli giudicare.

LLRNR: Dopo il vostro release party che terrete a Caldaro il 29 aprile, avete già in programma alcune date? Cercherete di aprire ancora per ospiti internazionali come già accaduto per Testament, In Flames, Raven e, stasera, Tygers Of Pan Tang?

Lukas: Perché no?

Richard: Presto pubblicheremo alcune date che abbiamo già in programma da qui a settembre, tra le quali anche alcune aperture a band straniere. La voglia di aprire per qualcuno d’importante c’è: come tutti, proviamo a cercare un po’ più di visibilità, perché suonare davanti a 500 persone ti aiuta sicuramente a farti conoscere di più, rispetto a quando magari suoni nei locali davanti alle solite 30-50 anime che ti apprezzano e ti seguono costantemente. E’ figo, per carità, ma sono sempre le stesse persone: suonare invece davanti ad un pubblico più numeroso ti fa sentire molto meglio sul palco e, se ti va bene e la gente che ancora non ti conosce mostra di apprezzare quello che fai, è una bella soddisfazione.

LLRNR: La sera della vostra data di supporto ai Testament dello scorso luglio a Milano (qui il report) eravate infatti carichissimi, avete davvero spaccato e sicuramente avete lasciato un’ottima impressione sui presenti. Raccontateci qualcosa di quella serata che, ricordiamo, si concluse con Richard a sfasciare la chitarra sul palco, evidentemente galvanizzato da come era andato lo show.

Richard: Sai, io ho 43 anni ma mi sento ancora molto giovane dentro e per me questo è rock’n’roll! Cazzo, vai a suonare con i Testament, vaffanculo tutto, spacchi la chitarra! Poi magari ci pensi e ti dici “Che testa di cazzo!” (risate generali – Ndr).

LLRNR: Ma l’avevi deciso lì al momento?

Richard: A dire il vero ci avevo pensato nei giorni precedenti: lo faccio, non lo faccio, è un peccato, non ne vale la pena…

Lukas: Tra l’altro quella chitarra gliela avevo regalata io…

Federico: Ti dico la verità, io non me lo aspettavo perché probabilmente me lo aveva accennato, ma me ne ero dimenticato. Così, a fine concerto quando l’ho visto a fianco a me che spaccava la chitarra sul palco è stato davvero uno shock!

Lukas: A me invece personalmente quel gesto mi ha dato una carica incredibile: era il finale del concerto e mi sono trasformato in Gene Hoglan (batterista dei Testament – Ndr), col pedale della doppia cassa velocizzato a mille!

Federico: Al di là poi della soddisfazione per la buona riuscita del concerto, è stato bellissimo per noi essere lì a fare il soundcheck davanti a Steve DiGiorgio e Gene Hoglan che stavano lì a guardarci e a chiacchierare con noi con grande umiltà.

Lukas: A me è scesa anche qualche lacrima quando ho visto i Testament sul palco da soli a fare il soundcheck, senza pubblico… Lì è stata un’emozione davvero forte. Quella sera si è avverato il mio piccolo sogno di essere riuscito a suonare insieme a loro.

LLRNR: Grazie ragazzi della lunga chiacchierata! Per finire, vi lascio la parola per lanciare un messaggio a tutti i lettori di LLRNR.

Lukas: Comprate il nostro cd, ascoltatelo e, se vi piacciamo, ascoltatelo di nuovo!

Richard: Io ti ringrazio ancora una volta per l’intervista concessaci. Speriamo di riuscire a creare un po’ più di interesse intorno ai Bullet-Proof, a fare sempre più concerti e trovare magari qualche data interessante. Ringraziamo tutti i fans che ci seguono già adesso e tutti quelli che, spero, vorranno seguirci in futuro, sperando che il nuovo album venga ben accolto.

Federico: Io voglio solo dire grazie a tutte quelle persone che ci apprezzano e che, quando suoniamo, si fermano per venire a dirci qualcosa di carino sulla nostra performance: è una cosa molto importante per noi, perché, con tutte le band che ci sono in giro, uno potrebbe tranquillamente snobbarci e andarsene senza dirci nulla, mentre invece fortunatamente ci sono anche quelli che ci apprezzano veramente, anche di più di quello che noi pensiamo, e ce lo dimostrano appunto venendo a complimentarsi con noi. Ecco, io voglio ringraziare tutte queste persone. E, ovviamente, continuate a seguirci, non dimenticatevi di noi e, se vi piace e avete 10 euro da buttare, comprate il nostro cd!

www.facebook.com/bulletprooftm

 

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