Corrosion of Conformity – No Cross No Crown

 

Nuclear Blast – Gennaio 2018

35 anni di carriera non bastano ad intaccare la massiccia energia che una band come Corrosion of Conformity possiede. Una carica illimitata che anno dopo anno, lustro dopo lustro, decade dopo decade è rimasta intatta ed inalterata. Ebbene i COC sono ritornati molto determinati, come spesso accade a band formate da musicisti che preferiscono volgere il proprio sguardo oltre le barriere della solita conformista rappresentazione della vita. ‘No Cross No Crown‘ è il titolo del nuovo lavoro proposto dalla band del North Carolina, ormai difficile da classificare in uno specifico genere o stile che dir si voglia. L’album è stato registrato in soli 40 giorni, lungo il corso di un anno, dal produttore di lunga data John Custer.

E’ un autentico piacere sapere che i Corrosion of Conformity sono ritornati, ascoltarli con questa freschezza ed energia è quanto di più seducente e gradevole ci possa essere. Conoscendo la storia di questo gruppo siamo al corrente delle mutazioni stilistiche che la band ha affrontato durante la sua lunga carriera, e di quanto sia forte la volontà di non essere parte di alcun filone o di alcuna struttura pre-concepita. Proprio per questa caratteristica ‘No Cross No Crown‘ acquista un valore che viene arricchito da un sound stupendo e da alcuni spunti che fanno venire la pelle d’oca. La caratterizzazione sonora e lirica è davvero imponente in questo album. ‘Forgive Me‘ è un brano davvero importante e corposo con quell’idea di continuità, e con il legame che tiene saldo il ricordo a creazioni epocali di band storiche tra cui gli stessi COC. Un brano da riascoltare mille volte, immerso nella sua potenza ritmica e nella sua cadenza – già parte della mia playlist 2018. ‘Little Man‘ è un’alta piccola perla che con la sua cadenza orecchiabile, in alcuni casi, ripartita in una serie di rallentamenti misti e poi ripresi in momenti più integrali, graffia la pelle, il suo riff e il suo solo diventano qualcosa di selvaggio e di sprezzante. ‘Cast The First Stone‘ ha una ritmica apparentemente più intensa poichè la velocità è l’elemento che lo deversifica da altri brani. Ma che impatto e che linee crude e acide, quanta corposità espressa nell’assolo e nella parte che conduce verso la sua conclusione, e che conclusione… quanto anarchico disfacimento nelle note così potenti e particolari.

Di richiami da memorie psichedeliche, che lasciano naturalmente riaffiorare idee oniriche grazie ad effetti appositi e acquosi nelle annotazioni acustiche, è impregnato ‘Nothing Left To Say‘ che si contorce in uno spasmodico tuffo in se stesso. E posso continuare a dire la stessa cosa anche per ‘Old Disaster‘ anche se il refrain ha quella caratteristica in più di acida orecchiabilità che confluisce in un retrogusto di sapore amaro ma del tutto piacevole. ‘E. L.M‘ è bello, potente e irriverente, che strizza l’occhio ai grandi padri del doom di sempre, tra ritmica, riff geniale, linee di voce e solo da gran maestro. ‘The Luddite‘ (qui per guardare il video) è un altro oppressivo momento di questo gran lavoro che risponde al nome di ‘No Cross No Crown‘, un modo perfetto per dare il benvenuto agli ascoltatori, un modo per bloccare il fianto nei polmoni, togliere il respiro e lasciare che la nebbia che scaturisce dall’apnea e dall’appannamento della mente possa essere vissuta fino in fondo opponendosi contro una vita che non è più tale.

No Cross No Crown‘ è un grande album, cosparso di malinconia feroce ed essenziale senso di rivalsa nei confronti di ciò che non è vita, nell’estremo tentativo di riappropriarsi dell’umana natura che appartiene solo agli esseri umani pensanti che, giorno dopo giorno, si stanno abbandonando annullandosi in una irreale realtà!

Corrosion of Conformity uno spietato esempio di concretezza artistica.

coc.com

Tracklist:
1. Novus Deus
2. The Luddite
3. Cast The First Stone
4. No Cross
5. Wolf Named Crow
6. Little Man
7. Matre’s Diem
8. Forgive Me
9. Nothing Left To Say
10. Sacred Isolation
11. Old Disaster
12. E. L.M
13. No Cross No Crown
14. A Quest To Believe (A Call To The Void)

Band:
Pepper Keenan – voce, chitarra
Woodroe Weatherman – chitarra
Mike Dean – basso
Reed Mullin – batteria

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