Crashdiet – Generation Wild

Gain/Sony Music – Aprile 2010

Primo disco per la band svedese, Crashdiet, dopo il flop di “The Unattractive Revolution” (2007), e terzo cambio di formazione, in seguito alla morte del frontman, Dave Lepard. Sostituito Olliver Twisted con Simon Cruz, il nuovo cantando dimostra indubbiamente una buona impostazione canora, e il suo timbro ricorda maggiormente quello del compianto Lepard.

“Generation Wild” si scosta dai toni “dark” del precedente: è un prodotto più positivo, più simile a “Rest in Sleale”. Le influenze sono le solite: Ratt, W.A.S.P., Skid Row e Mötley Crüe, il tutto condito con una buona dose di necessaria modernità. Il disco si apre con un intro angosciante fatto di rumori, suoni di sirene e grida di persone in fuga,  dal titolo enigmatico, “442”,  per poi allacciarsi ad “Armageddon”, brano dal titolo apocalittico e potenziale singolo. “So Alive”, ha un intro efficace dai cori “ottantosi” e procede la corsa presa con il brano precedente. “Generation Wild” è, non a caso, il primo singolo scelto dalla band: orecchiabile quanto basta, trasuda la strafottenza dei nostri affezionati Mötley Crüe. “Native Nature” è insieme a “Chemical”, “Bound To Fall”, e “Beautiful Pain” uno dei punti più alti dell’album. Quest’ultima  è la ballad del disco, delicata nel suono, profonda nel testo. Un rombo di moto introduce la arrogante “Rebel” mentre “Save Her”, dalle sonorità più radiofoniche similari a Skid Row e Bon Jovi, è un intermezzo maggiormente melodico prima della breve ma potente “Down with the Dust”. Il pezzo, insieme a “Beautiful Pain”, offre un ottima occasione a Cruz per dimostrare le sue capacità vocali.

Ora, non me ne vogliano i superfan del genere: il disco è godibile, orecchiabile, la produzione è grandiosa, come dimostrano i suoni e il video che accompagna la title track (censurato in Scandinavia per la violenza di certe immagini), ma  è carente di personalità. Molti dei pezzi hanno intro ben curati e cori ottimamente sviluppati, specialmente “Chemical” e “So Alive”. I testi sono potenti, e gli assolo al momento giusto, ma poi i brani cadono in una serie di clichè che sembrano strozzare le buone intenzioni della band.

Che l’Hair Metal sia “già “ diventato un genere cosidetto “classico” incapace di uscire dai propri limiti autoimposti?

www.crashdiet.org

Tracklist:
1. Armageddon
2. So Alive
3. Generation Wild
4. Rebel
5. Save Her
6. Down With The Dust
7. Native Nature
8. Chemical
9. Bound To Fall
10. Beautiful Pain

Band:
Martin Sweet – chitarra
Simon Cruz – voce
Peter London – basso
Eric Young – batteria

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