Crashdiet – The Savage Playground

Frontiers Records – Gennaio 2013

Dalla fredda ma accogliente Svezia, arrivano questi glamster della nuova generazione, i Crashdiet, giunti al quarto studio album, il primo con la “nostra” Frontiers Records. Non ho mai seguito in passato le gesta di questa band, ed oggi mi ritrovo ad ascoltare il loro nuovo album. “The Savage Playground” è un buon disco di hard rock/glam, senza pretese, ma ben suonato e con delle ottime songs. In passato mi infastidiva molto la loro immagine, a mio avviso forzata e glam per convenienza, però mi sono avvicinato a questo platter liberandomi da ogni pregiudizio.

 “Change The World” è il mio primo impatto con i Crashdiet, e subito mi colpisce l’energia che sprigionano e, lo ammetto, mi aspettavo melodie alla Trixter (vi ricordate “One In A Million”…), invece siamo al cospetto di un band ormai matura e capace di scrivere canzoni. Un ottima base musicale, con chitarre compatte e dinamiche, melodia accattivante, cori sparsi sapientemente e come sempre il fottuto rock n’ roll a farla da padrone. Il primo singolo (mi piace usare ancora questa parola anche se ormai il vero significato si è smarrito nei meandri del nulla), è “Cocaine Cowboys”, che inizialmente sempre una southern song, ma poi si trasforma in una potenziale hit alla Bon Jovi. Di sicuro non brilla di luce propria ma ha diversi elementi, soprattutto l’immediatezza, che la rendono appetibile. Il glam/hard rock dei Crashdiet non è solare e festaiolo come quello americano di metà anni 80, ma per certi aspetti risente dell’influenza del nord Europa, in particolar modo degli Hanoi Rocks. “Anarchy” si pone come brano aggressivo e dalle tinte cupe, anche se poi il refrain risulta essere di facile presa e accostabile ai primi Dokken. Anche la successiva “California”, non ha di certo la solarità che il titolo farebbe pensare, ma è accompagnata da una ritmica incessante e quasi metal, e mostra il lato più duro della band. Più leggera e cazzara “Lickin’ Dog”, una versione moderna degli Skid Row dell’omonimo primo album. Sicuramente uno dei brani con meno personalità, ma capace di coinvolgere e far muovere le chiappe. Quelli che io chiamo stacchi killer, introducono “Circus”, monolitica nel suo incedere fino al bridge, per poi sfociare in un bel ritornello, classico ma orecchiabile. “Sin City” e “Got A Reason” scivolano via senza lasciare traccia, contribuendo ad un momento di stanca del disco, ma subito ci si riprende con “Drinkin Without You”, leggera e frizzante come l’acqua minerale. Quattro minuti che volano, spensierati e rockeggianti, un brano dai tratti adolescenziali, ma che forse ci piace proprio per questo. Ogni tanto, per noi quarantenni, è bello tornare ragazzi imberbi…Più cupa e “adulta”, “Snakes In Paradise”, ricca di stop & go, e con un riff portante alla Motley Crue. Il brano è impreziosito da alcuni interventi di tastiere nel ritornello. “Damage Kid” ha qualche influenza punk che da quella marcia in più ad una songs che altrimenti non avrebbe una propria identità. Ce’ spazio per ancora due brani. “Excited”, molto melodica, a tratti vicina all’aor, con un bel ritornello e a mio avviso ottima come biglietto da visita per chi non conosce i Crashdiet, in quanto riassume le loro peculiarità, e l’ultimo tassello di “The Savage Playground”, la lunga ed articolata “Garden Of Babylon”, song che si poteva benissimo far durare la metà (ben sette i minuti…).

I Crashdiet hanno confezionato un bel dischetto, sicuramente carente di personalità, ma ben scritto e divertente.

 

BRANO TOP: Excited
BRANO FLOP: Sin City

www.crashdiet.org

 

Tracklist:
1. Change the World
2. Cocaine Cowboys
3. Anarchy
4. California
5. Lickin’ Dog
6. Circus
7. Sin City
8. Got a Reason
9. Drinkin’ Without You
10. Snakes in Paradise
11. Damaged Kid
12. Excited
13. Garden of Babylon

Band:
Simon Cruz – voce, chitarra
Martin Sweet – chitarra
Peter London – basso
Eric Young – batteria

 

 

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