Crypt – Stick To Your Guts

 

 

Deadmeat – 1987

Questo quartetto, proveniente dalla periferia di Montreal, Crypt, si rese artefice, ai tempi, di un album che sarebbe diventato, quasi parallelamente alla sua sortita nei negozi un vero must dell’underground canadese. Nonostante l’autoproduzione ed il numero esiguo delle copie stampate (500?) è decisamente “famoso” ed autorevole, quantomeno tra i die-hard fans del metal ottantiano come il sottoscritto. Perchè tanta fama per un gruppo che, resosi autore di quest’unico lavoro, sarebbe di li a poco scomparso nel nulla? Scopriamo se questa “fama” è meritata.

Appoggiata la puntina sul nero disco ci imbattiamo subito in “Metallust Fever”. Due cose balzano immediatamente alle orecchie: la registrazione del basso alla Maiden (ma forse ancora più “secco” ed esasperato) ed il cantato molto vario, personale ed interpretativo.

Proprio il singer affascina riuscendo a passare da partiture vocali basse e grezzamente rock ad acuti credibili e mai fuori registro o tediosi in quanto usati con sapienza, ottenendo l’effetto di non esasperare l’ascoltatore. Il brano è un convincente esempio di power americano. La seguente “Castaways” è molto più lenta e meno efficace. Basta poco però che si odano le prime note di “Wings of Omen”, una strumentale, con una prima parte sorretta dal basso, in netta prevaricazione sugli altri strumenti, molto, ma molto, e mi ripeto, alla Steve Harris. Pezzo piacevole che sembra però uscito da “Killers” anche se un pelino più duro nella partitura delle chitarre. “Darker than Hell” è una strana song, un inizio un po banale sembra non lasciare spazio alla fantasia (suona un pò Nwobhm). Ma è con il coro, e soprattutto grazie alle doti vocali di Rob Malnati (ex Exciter) che lo si riesce ad apprezzare nella sua totalità. Girato il platter “Die Sister Die” ci conferma le buone doti della band nella composizione, ritmo spezzato, sempre con un iperbasso in prima linea, che tiene banco più della chitarra… (a proposito il mago delle quattro corde è David Ledden, anch’esso ex Exciter). “Reich Master” è un gran pezzo, assolutamente metal old school. Oscuro e tenebroso con l’ugola che presenzia ed incide, nuovamente, sulla bontà del brano che, a circa metà ha un impennata, a causa della quale, finalmente, anche al batterista spetta l’onere di sudare un pochino. “March Of the Living Dead” è una semi ballad che ho trovato abbastanza inutile e discretamente dannosa perchè, stranamente, sembra mettere alle corde il, sino ad ora, ottimo lavoro di Rob. Piacevole si rivela, invero, l’assolo e l’ipervitaminica cavalcata che termina le bellicosità. Un grande riff ed un curioso assolo di batteria (circondato da un silenzio assordante) danno lo start alla title track “Stick to Your Guts”. Uno dei pezzi più evocativi e rappresentativi di questa gemma del passato. Cambi di tempo frequenti ed un egregio lavoro del chitarrista la rendono onorevolmente interessante anche se non indimenticabile, come mi sarei atteso.

Che aggiungere se non le note collezionistiche. Il vinile è abbastanza difficile da scovare, ma non certo impossibile. Il solo prezzo si rivelerà un problema, non è carissimo ma non certo economico. Mi sembra esista una ristampa illegale su cd. Fate Vobis, il disco, a mio avviso, è molto meglio di decine di altre presunte gemme o presunte tali.

Quotazione: Crypt – Stick To Your Guts: 150/180 euro

Tracklist:
Side A
1. Metallust Fever
2. Castaways
3. Wings of Omen
4. Darker Than Hell
Side B
5. Die Sister Die
6. Reich Master
7. March of the Living Dead
8. Stick to Your Guts

Band:
Rob Malnati – voce
David Ledden – basso
Dennis Maio – batteria
Marc Andrews – chitarra

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