Danger Zone – Intervista con Giacomo Gigantelli (2016)

Questo 2016 è stato un anno ricco di soddisfazioni per i Danger Zone: lo storico combo bolognese, fondato nei primi anni ottanta dal chitarrista Roberto Priori, ha infatti pubblicato il suo quarto album (l’eccellente “Closer To Heaven”, uscito per l’etichetta tedesca Pride & Joy poco prima della scorsa estate), esibendosi poi in una serie di date live, tra le quali ricordiamo in particolare le acclamate partecipazioni a festival come il Clusone Rock (dove hanno letteralmente surclassato gli headliner Bonfire) e l’Heavy Metal Night, in compagnia di nomi storici della NWOBHM come Holocaust e Fist.

Oggi è ospite di Longliverocknroll il cantante della band, ossia il veronese Giacomo “Giga” Gigantelli, un personaggio che ha contribuito a scrivere alcune delle migliori pagine del libro dell’hard rock/heavy metal nostrano e col quale ci siamo avventurati in una chiacchierata a 360° che, partendo proprio dai Danger Zone, ci ha dato l’opportunità di conoscere meglio diversi aspetti di un musicista che ha sempre messo parole come umiltà e professionalità in cima al suo vocabolario.

LLRNR: Ciao Giga e benvenuto a Longliverocknroll. Parliamo subito del nuovo splendido album dei Danger Zone, accolto ottimamente direi da pubblico e critica: a mio parere “Closer To Heaven” presenta sonorità più “solari” rispetto al precedente più cupo “Undying”. C’è una ragione dietro ciò? Le nuove sonorità vengono forse a riflettere uno stato d’animo differente all’interno del gruppo?

GIACOMO: Ciao Andrea e intanto grazie per questa intervista. Mah guarda, una cosa di cui siamo stati fortunati negli anni è quella che nessuno ci abbia mai imposto qualcosa e quindi abbiamo sempre scritto e suonato quello che sentivamo. “Undying” è stato l’album del ritorno e volutamente abbiamo inserito brani riarrangiati dei vecchi demotape, brani che erano rimasti a suo tempo fuori da “Line Of Fire”, canzoni scritte subito dopo la sua uscita, ma anche brani completamente nuovi. E’ stato secondo noi il giusto tributo a quello che tanti anni fa avevamo fatto, ma anche un motivo per far vedere che eravamo tornati. Forse il clima un po’ più “scuro” lo si deve anche al concept della cover ispirata al brano che dà il titolo all’album, ma noi crediamo sia un album con molte sfumature e che con il tempo verrà rivalutato. “Closer To Heaven” invece è arrivato pensando fin da subito a materiale nuovo ed il clima in quel momento era molto positivo, grazie anche all’entusiasmo per come stavano venendo fuori le nuove idee.

LLRNR: Anche per questo lavoro avete confermato come co-produttore l’americano Jody Gray: immagino che vi troviate molto bene a lavorare con lui. Cosa ha portato di suo a livello di suoni, arrangiamenti, idee?

GIACOMO: Jody è oramai parte della band e non potremmo fare a meno di lui, in particolare per il suo contributo a livello di testi. Fin dai tempi della registrazione di “Line of Fire” (1989) siamo sempre rimasti in contatto con lui e quando lo abbiamo chiamato per la lavorazione di “Undying” lui ci ha risposto entusiasta. Era rimasta in noi una sorta di “missione incompiuta” e quindi, nonostante magari oggi i suoi impegni di produzione siano rivolti più ai musical o alle colonne sonore di programmi televisivi o cartoni animati (sue molte delle musiche per esempio di “Courage the Cowardly Dog – Leone il Cane Fifone” su Cartoon Network), siamo felici di essere rimasti amici dopo tanto tempo e poter lavorare ancora con lui. L’aiuto più importante che abbiamo da lui è, come detto, sui testi, ma anche come “vocal coach” in fase di registrazione finale: avere un prodotto competitivo a livello internazionale è sempre stato il nostro scopo (poi che piaccia o non piaccia è un altro discorso) ed avere la fortuna di poter contare su un madrelingua inglese, soprattutto della sua caratura (Jody ha annoverato negli anni 80/90 produzioni di band come Onslaught, Loudness, EZO e molti altri) non ha prezzo. Per quanto mi riguarda direttamente poi, in fase di registrazione, Jody mi ha sempre spinto a dare il massimo, cercando di farmi interpretare nel miglior modo possibile i vari brani: un lavoro tra l’altro molto duro e professionale, dove solo chi ha avuto la fortuna di assistere alle mie registrazioni può davvero capire il grande lavoro di concentrazione a cui si è sottoposti, lavoro che però porta a risultati fantastici. Per quanto riguarda infine gli arrangiamenti, Jody provvede come tutti noi a dare dei consigli, ma mai ci ha imposto qualcosa a livello musicale ed il rispetto da parte sua per quello che siamo e che vogliamo ottenere è massimo.

LLRNR: Come sono nati i pezzi dell’album? Si è trattato di un lavoro d’equipe che si è sviluppato magari su un riff o su una linea vocale che è stata poi sviluppata, oppure le idee sono venute principalmente da te e Roberto Priori?

GIACOMO: Almeno per quanto riguarda gli ultimi due album, io e Roberto abbiamo lavorato cominciando a buttare giù tante idee in maniera separata: quando abbiamo qualcosa di sufficientemente convincente, solitamente registriamo un provino “casalingo” con l’idea principale (può trattarsi di un riff ed una melodia, oppure di un cantato accompagnato dalla sola chitarra acustica): a quel punto, se il risultato piace ad entrambi, Roberto imbastisce un primo arrangiamento con tutti gli strumenti base. Poi il tutto viene da me cantato con delle “rough vocals” e passato al vaglio di Paolo Palmieri che trova il miglior groove possibile per la batteria. Alla fine gli altri ragazzi dicono la loro sul pezzo e lo arricchiscono con le loro idee: il tutto viene poi confezionato al meglio con un demo registrato ai Pri Studio di Roberto ed inviato a Jody, che trova il miglior testo possibile elaborando e migliorando le mie idee iniziali. Poi quando tutto è pronto allora si va in studio sul serio… e li è tutta un’altra storia…

LLRNR: Parlami dei testi: quali sono i temi trattati? Puoi parlarmi in particolare di due dei miei brani preferiti quali “Go” (della quale qui potete vedere il video, ndr) e “Human Contact”?

GIACOMO: I testi principalmente cercano di trattare argomenti nei quali un po’ tutti ci possiamo riconoscere: quindi niente di particolarmente impegnativo, almeno in quest’ultimo album, ma direi invece un po’ più ragionato. Una cosa importante di cui ho sempre parlato con Jody al momento della stesura finale (sono suoi i testi definitivi), è quella di tener presente che noi siamo una band ITALIANA e con questo voglio dire che preferiamo non prendere troppo in giro i nostri ascoltatori o fans con storie improponibili o quasi surreali per il nostro modo di vivere. Voglio dire: inutile raccontare storie dove viaggiamo su autostrade a dodici corsie, accompagnati da otto ragazze a testa e raccontare di sesso, droga e rock and roll… Sì, c’è stato il “sogno americano” o quei sogni che chiunque , iniziando a suonare in una band, ha il diritto di provare a vivere, ma per noi ora è il tempo della “maturità”, diciamo cosi. La nostra musica è passata da un genere più “grezzo e diretto” ad uno un po’ più “pensato e sofisticato” e di conseguenza lo stesso è accaduto anche per i nostri testi. “Go”, la cui idea principale mi è venuta in un minuto mentre giocavo con la chitarra acustica (spesso le idee migliori sono frutto di “momenti”), ha lo scopo principale di comunicare positività per un futuro migliore: noi tutti diamo spesso il massimo per qualcuno o per qualcosa, ma poi magari non veniamo ripagati abbastanza; buttarsi giù non serve a molto, bisogna passare oltre e reagire: non appena si supera il momento umano di sconforto, bisogna cercar di pensare che c’è sempre qualcun altro, qualche altro posto, qualche altra situazione migliore che ci aspetta dietro l’angolo e non dobbiamo farcela scappare! “Human Contact” invece proviene da un’idea iniziale di Roberto ed è l’unico momento dell’intero album, a livello di testo, un po’ critico e pessimista, trattando un argomento che tocca oramai tutti: i computer ed i social network danno davvero un metro di misura per come si sta evolvendo l’umanità? Credo che ci vorrebbe più contatto vero, umano, tra tutti, ma purtroppo questo non sta avvenendo ed anzi sarà sempre peggio: per chi, come noi, ha vissuto il periodo dei “senza” (senza computer, senza telefonini, ecc.) a volte è molto triste constatare come una cosa, realisticamente molto buona, venga usata in maniera del tutto sbagliata, con la conseguenza di perdere di vista il fatto che intorno ad essa esiste un mondo “vero” che ha bisogno di noi.

LLRNR: E’ indubitabile che l’affiatamento tra te e gli altri due membri storici della band (Roberto Priori alla chitarra e Paolo Palmieri alla batteria) sia oramai più che consolidato. Ma adesso intorno a voi tre, come abbiamo avuto modo di appurare in sede live, sembra esserci una vera e propria band grazie agli innesti dell’ex Perfect View Pier Mazzini alle tastiere, del bassista Matteo Minghetti e del secondo chitarrista Danilo Faggiolino. Sentite di aver finalmente sistemato ogni tassello al posto giusto?

GIACOMO: Si, ora davvero possiamo dire di sentirci veramente al top come band. Già con “Undying” e l’innesto di Danilo in formazione eravamo molto soddisfatti, ma per come è poi uscito “Closer To Heaven” abbiamo sentito il bisogno di evolverci anche in sede live. Sai, fare un album è una cosa, ma dal vivo riuscire a ricreare quello che hai fatto in studio non è per niente facile. Quindi ci è venuto naturale chiedere a Pier di entrare in formazione dopo l’ottimo lavoro fatto sull’album (sue le tastiere in sei brani, mentre altri cinque li ha registrati Michele Luppi). Sentiamo ora di avere la miglior formazione di sempre e credo che tutto il nostro entusiasmo lo abbia percepito anche chi ci è venuto a vedere ultimamente.

LLRNR: Assolutamente! Parlami della copertina dell’album, a mio modesto parere bellissima: in un’epoca in cui con i cd le dimensioni del booklet non consentono disegni molto elaborati, siete riusciti ad avere una cover davvero d’impatto e incisiva. C’è un particolare significato che si cela dietro di essa?

GIACOMO: Dopo aver scelto il titolo dell’album, avevamo delle idee molto immaginarie e, a dire il vero, anche un po’ vaghe di come il tutto potesse tramutarsi in una cover convincente. Avendo visto i lavori fatti da questo ragazzo francese Stan-W Decker, abbiamo pensato di contattarlo e provare a spiegargli il concept e lui, dopo pochi giorni, ci ha risposto inviandoci un provino incredibile. Era esattamente quello che cercavamo, qualcosa che desse colore allo spirito delle canzoni presente sul nuovo album, qualcosa che facesse sognare o immaginare di avere il coraggio di andare sempre avanti, anche lontani, lontanissimi, pensando magari di “rinascere” in un mondo che ci rappresenti veramente.

LLRNR: Alla registrazione dell’album hanno preso parte due grandi nomi della scena musicale italiana come il vostro bassista storico Roberto Galli e come l’immenso Michele Luppi: puoi dirci qualcosa a proposito della loro partecipazione?

GIACOMO: Roberto faceva parte della formazione di “Undying”, ma purtroppo i suoi innumerevoli impegni come musicista straordinario ed insegnante non gli avrebbero consentito di dedicarsi al 100% ai Danger Zone: ci teniamo sempre comunque in contatto ed stato un enorme piacere averlo tra i superguest dell’album. Michele, beh sapete tutto su di lui. Posso solo dirti che il modo in cui è riuscito ad inserire le tastiere nella nostra musica ha sicuramente in parte influenzato un po’ tutto il lavoro successivo e quindi in un certo senso dobbiamo anche a lui il “nuovo” sound Danger Zone 2016: un altro grande musicista ed amico che siamo felici di aver avuto ospite su “Closer to Heaven”.

LLRNR: Dopo tanti anni di attività, siete giustamente considerati una delle band storiche del panorama hard’n’heavy nazionale: provate una particolare soddisfazione per questa cosa? E quali altri gruppi, secondo te, avrebbero meritato maggior fortuna?

GIACOMO: Sicuramente fa piacere, è una cosa che ci riempie di orgoglio ma devo dire anche che, a parte i nostri fan più “vecchi” che ci hanno sempre supportati, quello che ci fa ancora più piacere è vedere tantissime nuove persone che ci stanno conoscendo solo ora, in Italia ma anche all’estero! Merito, crediamo, del duro lavoro che abbiamo fatto negli ultimi anni per rimetterci in carreggiata e tutto questo ci dà molta forza per continuare a scrivere canzoni e calcare i palchi il più possibile. Il grande salto “forse”, e dico “forse”, non lo faremo mai più, però abbiamo ancora voglia di toglierci qualche soddisfazione, continuando con grande passione e professionalità. Gruppi ce ne sono stati tanti che avrebbero meritato, ma farò solo un nome, uno solo che sicuramente non scontenterà nessuno: Strana Officina. Hanno sempre fatto tantissimo per il metal italiano, ma li avrei voluti vedere molto più in alto di dove sono ora, magari in un tour mondiale sventolando il tricolore!

LLRNR: Nella lunga storia dei Danger Zone ci sono più motivi d’orgoglio o più rimpianti per essere nati forse nel paese sbagliato?

GIACOMO: Abbiamo sempre fatto tutto quello che abbiamo potuto e quindi rimpianti assolutamente no. Poi si sa che bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto: siamo andati molto vicini a fare il grande salto e purtroppo è andata come è andata, ma se guardo tutto nel complesso c’è anche molta gente che avrebbe pagato per vivere la nostra esperienza in quel determinato momento storico. Che ti posso dire? Forse, se fossimo nati in America o Inghilterra, sarebbe andata diversamente… Chi può dirlo? Magari invece sarebbe andata molto peggio, ahahaha.

LLRNR: Hai qualche aneddoto particolare da raccontarci sulla vostra esperienza del 1989 a Los Angeles, ricordata tra l’altro nell’intro del brano “Hard Rock Paradise” che chiude l’album e che è un vero e proprio omaggio a quel periodo fantastico rappresentato dagli anni 80 per questo genere di musica?

GIACOMO: Esatto Andrea! Quel periodo e la nostra esperienza personale sono perfettamente descritti in quella canzone. “Hard Rock Paradise” ricorda in particolare la prima volta che siamo stati a Los Angeles nel 1988: arrivare sullo strip il venerdi/sabato sera fu una cosa scioccante per noi italiani in cerca di avventura; se avete visto il film musicale “Rock Of Ages”, potete immaginare anche noi inseriti in quel contesto, perché il film è praticamente fedele all’atmosfera di quello che fu quel periodo. Immaginate poi la nostra reazione quando ci dissero che, se volevamo, potevamo suonare al Whisky a Go Go: nel 1988 eravamo lì solo per proporre i nostri demo alle case discografiche presentandoci direttamente ai loro uffici e quindi non avevamo gli strumenti con noi; ma dopo la proposta del Whisky ci siamo precipitati in vari negozi di strumenti a comprare quello che ci serviva, dando fondo ai pochi risparmi che avevamo: quando mai si sarebbe poi ripresentata un occasione cosi? E invece nel 1992 ci abbiamo poi risuonato altre due volte. Nell’intro di “Hard Rock Paradise” si sente la voce di una presentatrice prima di un nostro concerto al FM Station di North Hollywood, locale molto in voga in quel periodo: conserviamo gelosamente una registrazione su cassetta di quel concerto e qualche video di quella serata gira anche in internet (qui potete trovare il video di “Love Dies Hard”, ndr).

LLRNR: Sappiamo che tu sei legato personalmente alle band storiche del genere (KISS e Iron Maiden su tutte): tra le nuove band emerse negli ultimi anni nel panorama mondiale ce n’è qualcuna che ti ha colpito in maniera particolare?

GIACOMO: Si, KISS e Iron Maiden sono sicuramente le due band che mi hanno stregato quando ero un ragazzino e che mi hanno portato a diventare un musicista rock. Devo dirti che io continuo ad ascoltare principalmente band “storiche” e non tantissime band recenti: comunque una band nuova che mi piace molto sono gli Halestorm; non amo particolarmente, pur rispettandole, le voci femminili nel metal/rock ma Lzzy la trovo stratosferica per qualità e attitudine e mi piace molto il songwriting e la produzione dei loro album.

LLRNR: E fra le band italiane, quali sono invece oggi le tue preferite?

GIACOMO: Oltre ai già citati Strana Officina, mi piacciono molto Revenge, Crying Steel, Skanners, Rain, HungryHeart e Wheels Of Fire. Ma siamo pieni di roba buona in Italia, vedi per esempio l’ultima compilation “We Still Rock” di MelodicRock.it edita da Tanzan Music, che è piena di band favolose! Poi, sai, ognuno ha i suoi gusti: per esempio io non sono molto amante del genere Power ed in Italia sappiamo avere ottime band anche in quel filone, ma purtroppo non riesco proprio a farmelo piacere.

LLRNR: Una mia curiosità personale. Sei forse uno dei più grandi e competenti fan italiani dei KISS: cosa ne pensi della formazione attuale con Eric e Tommy al posto di Peter e Ace? Hai avuto modo di vederli dal vivo recentemente? Cosa hai provato?

GIACOMO: L’ultimo “mio” concerto dei KISS è stato quello all’Arena di Verona per il 35° anniversario. Che ti posso dire… mi è piaciuto lo spettacolo, la festa e l’atmosfera che sempre si crea tra loro e i fan ogni volta che suonano, ma i KISS che vidi io nel 1980 al Vigorelli erano un’altra cosa, se pur già lì c’era Eric Carr alla batteria; come del resto mi piacquero parecchio anche senza trucco nel 1988 al Ritz di New York con Bruce Kulick e Eric Carr. Ma per me i KISS veri saranno sempre gli “originali”: più grezzi, più rozzi, con costumi meno elaborati ed il sudore che toglieva via un po’ il trucco come sulla cover di “Alive II”. A livello di energia primordiale e personalità credibili ben distinte non li poteva battere nessuno. Ora sinceramente, a malincuore, devo dirti che mi hanno un po’ stancato e gli ultimi album in studio li trovo deludenti, mentre apprezzo di più i lavori solisti di Paul Stanley per esempio: il tempo passa per tutti e bisogna rassegnarsi al fatto che prima o poi la “magia” finisca. Poi dopo, indipendentemente da tutto , puoi rimanere fan per tutta la vita, ma questo è un altro discorso.

LLRNR: Per chiudere ti chiederei di fare il punto sui tuoi altri progetti personali: i Juliet Kiss (una delle più famose tribute band italiane dei KISS, ndr) sono stati messi definitivamente in soffitta oppure prima o poi torneranno? So che continui a tributare comunque i tuoi idoli coi Two Timer insieme a Gionata Bellei: è una sfida intrigante quella di provare a presentare i KISS in acustico, spogliati del trucco, dei costumi e dello show? E per gli storici Spitfire bolle qualcosa in pentola?

GIACOMO: Con i Juliet Kiss ho avuto tantissime soddisfazioni in dodici anni di attività e credo che addirittura abbiamo ricevuto anche di più di quello che speravamo: purtroppo ad un certo punto non riuscivo più a gestire la mia vita privata e l’impegnativo lavoro con i Danger Zone e quindi ho deciso di lasciare. Credo che se gli altri ragazzi avessero voluto avrebbero potuto continuare anche senza di me, visto il nome che oramai era una garanzia: purtroppo non ti so dire di più, se non che per me rimane un bellissimo ricordo che porto nel cuore. I Two Timer mi occupano invece pochissimo tempo, visto che praticamente non proviamo mai, ed oltre a Gionata Bellei degli Electric Circus suona con noi oramai da tempo anche Riccardo Bertacco, batterista dei Lies tributo padovano ai Guns n’ Roses e quando capita, in certe occasioni, invitiamo altri ospiti come per esempio Frank Paulis, bassista dei Perfect View. Suonare in acustico mi diverte molto e mi permette anche di sperimentare e di tenermi allenato con la voce, oltre a far conoscere un aspetto dei KISS che non molti ancora conoscono e cioè che di belle canzoni ne hanno scritte parecchie! Infatti capita spesso che a fine serata le persone ci avvicinino e ci dicano che non pensavano che i KISS avessero scritto canzoni cosi: senza trucco e costumi ci si concentra molto di più sulla musica e non ti nascondo che mi piacerebbe che lo facessero anche i veri KISS per chiudere la loro storica carriera, ma comunque sarà, tanto alla fine avranno vinto sempre loro! (ride, ndr). Gli Spitfire, per chiudere, sono la parte più metal del mio modo di essere musicista, oltre che essere la mia prima band: anche se ci siamo esibiti pochissimo dal vivo, abbiamo ottenuto sempre buonissimi riscontri, soprattutto dopo l’album del 2010 “Time And Eternity”: c’è sempre stato un certo interesse da parte di quelli che amano le band di culto, o di nicchia se vuoi, e quindi non ci siamo mai sciolti ufficialmente. Tra pochissimo, a novembre, uscirà per la neonata Pharagon Records, il vinile di “Heroes In The Storm”, uscito qualche anno fa in cd per Andromeda Relics: un album che, oltre ai due brani del 45 giri “Blade Runner/A Quiet Man” del 1984, raccoglie il meglio delle registrazioni demo dei primi anni ’80; sarà una tiratura limitata a 300 copie, quindi chi fosse interessato si affretti a prenotarla!

LLRNR: Grazie Giga per la bella chiacchierata! Ti lascio la parola per i saluti finali.

GIACOMO: Ti ringrazio tantissimo per l’intervista e invito tutti i lettori di Longliverocknroll a rimanere sintonizzati sui nostri canali ufficiali www.dangerzoneweb.com e https://www.facebook.com/dangerzoneweb: novità in arrivo a brevissimo!

imageq

Articoli Correlati

About Andrea Donati 66 Articoli
All you need to know about me is that I was born and raised on Rock 'n' Roll. We'd better let the music do the talking, as Joe Perry used to say...
Contact: Facebook

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*