Eclipse – Monumentum

Frontiers Records – Marzo 2017

A due anni di distanza dall’acclamato “Armageddonize” (qui la recensione), uno dei migliori lavori in campo melodic hard rock usciti negli ultimi tempi, tornano alla ribalta con un nuovo album gli svedesi Eclipse, come sempre guidati dal fenomenale Erik Mårtensson, uno dei musicisti/songwriter più prolifici della scena, accompagnato dal devoto Magnus Henriksson alla chitarra, dall’affidabile bassista Magnus Ulfstedt e dal nuovo pirotecnico drummer Philip Crusner, subentrato lo scorso anno al defezionario Robban Båck (ora nei connazionali Mustasch).

In questi ultimi due anni i nostri sono stati impegnati in un’intensa attività live a supporto dell’ultimo album, per una serie di concerti che li hanno portati a calcare i palchi di Europa, Stati Uniti, Giappone ed Australia, e che hanno cementato in maniera evidente l’affiatamento della band, divenuta una vera e propria macchina da guerra anche dal vivo, come testimoniato dalla loro ultima esibizione da headliner al prestigioso HEAT Festival in terra tedesca lo scorso novembre (qui potete leggerne il live report). La partecipazione al Melodifestivalen sulla televisione nazionale svedese, seguito da tre milioni e mezzo di spettatori, ha poi contribuito a far conoscere il nome della band anche al di fuori dei canonici ambiti della musica rock.

Con questi presupposti, lo scorso autunno gli Eclipse sono entrati nel nuovo studio di Erik, nel mezzo della campagna svedese, per registrare un lavoro che sicuramente viene a rappresentare un momento decisivo per la loro carriera. Battezzato con l’impegnativo titolo di “Monumentum”, questo nuovo album si colloca a livello di sound sulla scia dei più recenti “Armageddonize” e “Bleed And Scream”, nei quali la band si è distaccata dal melodic rock più tradizionale degli inizi per abbracciare un sound maggiormente guitar oriented e dagli arrangiamenti più duri, pur mantenendo il trademark caratteristico delle linee vocali cesellate sempre con il giusto tocco melodico di Mr. Mårtensson.

Questo è subito evidente nell’iniziale “Vertigo” che sembra un’ideale “continuum” di quanto avevamo ascoltato su “Armageddonize”: la classica formula Eclipse è ben presente e il fil-rouge è ben rappresentato dal riff incisivo dell’ottimo Magnus Henriksson che conduce il brano a un ritornello però un po’ troppo manieristico per convincere fino in fondo. Le cose migliorano decisamente nella successiva “Never Look Back” (primo singolo e video dell’album) che pare destinata a diventare un nuovo classico della band, vista la velocità con cui vi ritroverete a canticchiarne il ritornello dopo solo un paio di ascolti: se, come ha detto recentemente Erik, lo scopo della band è quello di scrivere canzoni che ti mettano voglia di cantare agitando il tuo pugno in aria in mezzo alla folla, beh qui gli Eclipse ci sono riusciti in pieno.

Non c’è un attimo di sosta, perché pure la successiva “Killing Me” sembra fatta apposta per conquistare orecchie e cuori, grazie soprattutto al caratteristico flavour scandinavo malinconico della strofa che va ad incastrarsi alla perfezione con un altro riuscitissimo ritornello hard rock di facile presa. Sicuramente uno dei pezzi di punta dell’album.

Siamo solo al terzo brano e ci troviamo già di fronte a due nuove potenziali hit. Ma gli svedesotti continuano a sorprendere: “The Downfall Of Eden” è uno dei pezzi più ricercati dell’album. La malinconia già presente nella canzone precedente (attenzione: non stiamo parlando di brani tristi, tutt’altro) pervade anche le linee melodiche di questa traccia, nella quale si ritrovano addirittura le atmosfere celtiche ed epicheggianti tanto care ai Thin Lizzy (nell’edizione giapponese dell’album il brano viene proposto anche in un’eccellente versione acustica come bonus track). Pollice decisamente verso l’alto anche in questo caso.

Hurt” è un’appassionante ballad dall’incedere maestoso, meravigliosamente interpretata dalla voce di Erik e con un breve ma incisivo assolo di Magnus che vi strapperà l’anima. La più “americana” e sbarazzina “Jaded” e, soprattutto, la successiva “Born To Lead” (nella quale, oltre ad un altro ottimo guitar solo, emergono prepotenti i riferimenti agli Scorpions più levigati degli anni ’80-’90) vedono aumentare nuovamente il ritmo, evidenziando l’ottimo lavoro della sezione ritmica del roccioso bassista Magnus Ulfstedt e dello scatenato batterista Philip Crusner.

For Better Or For Worse” non ha niente a che vedere con l’omonimo brano dei Brother Firetribe, ma è un altro episodio riuscito, dal coro assolutamente trascinante e contagioso, destinato a non far prigionieri una volta presentato dal vivo. Con “No Way Back” si torna sui territori cari alla band di Klaus Meine e Rudolf Schenker per un pezzo dalle melodie davvero frizzanti e ariose, mentre in “Night Comes Crawling” l’atmosfera si fa decisamente più inquietante grazie all’ottima prova al microfono di un Mårtensson nuovamente sugli scudi per quello che può essere sicuramente considerato l’ album della sua maturità dal punto di vista dell’interpretazione vocale.

L’avvincente brano posto in chiusura dell’album, “Black Rain”, prosegue sulla stessa falsariga drammatica della traccia precedente con in più un’epicità heavy che ci riporta alla mente addirittura i Black Sabbath del periodo con Ronnie James Dio. Lo strepitoso solo di Magnus Henriksson sembra mettere il suggello finale non solo sul pezzo, ma sull’intero disco.

Non era facile mantenere gli alti standard dell’album precedente, ma Erik e soci ci sono riusciti. Avvicinatevi a questo “Monumentum” dell’hard rock melodico di matrice europea e ammiratene tutte le sfaccettature: resterete definitivamente conquistati dagli Eclipse.

http://www.eclipsemania.com

https://www.facebook.com/EclipseSweden/

 

Tracklist:

  1. Vertigo
  2. Never Look Back
  3. Killing Me
  4. The Downfall Of Eden
  5. Hurt
  6. Jaded
  7. Born To Lead
  8. For Better Or For Worse
  9. No Way Back
  10. Night Comes Crawling
  11. Black Rain

Band:

Erik Mårtensson – voce, chitarra

Magnus Henriksson – chitarra

Philip Crusner – batteria

Magnus Ulfstedt – basso

 

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