Eldritch – Terence Holler, Intervista 2007

 

 

E’ di questi giorni l’uscita del nuovo, settimo, album in studio dei livornesi Eldritch, “Blackenday”, e di conseguenza non poteva sfuggirci l’occasione di fare una chiacchierata con uno dei protagonisti e musicisti della band italiana. Terence Holler, il cantante del gruppo toscano, che da sempre, assieme a Eugene Simone, ha tirato le fila degli Eldritch, appunto. Questo è il resoconto della nostra conversazione.

Prima di tutto, complimenti per il nuovo album, “Blackenday”. Partiamo da come nasce la scelta del titolo, oppure come nasce la scelta del titolo di un album degli Eldritch.

Di solito sono sempre io che scelgo il titolo dell’album cercando di riassumere con un gioco di parole qualcosa che possa esprimere o spiegare più o meno quello di cui parlano i testi. Sono una persona piuttosto triste, depressa e quindi in questo caso ho giocato sul significato di “Blackenday”, giorno oscurato, giorno buio, insomma un gioco di parole. I testi parlano più o meno di questa situazione…

Ma questa è la tua esperienza di vita o perchè lo scrivi di proposito?

A me piace scrivere di questi argomenti perchè sono a mio agio poichè li vivo. Diciamo che negli ultimi tre album i testi sono quasi tutti autobiografici. Solo che come nei film cambio personaggi, luoghi e altro per non essere proprio esplicito. I testi rappresentano quello che ho attraversato durante questi anni. Almeno sono sicuro di non sbagliare. Scrivere testi su altre cose non me la sento, non sono un grande cultore di fantasy, pensare al sociale o inventare storie. Parlo di me della mia vita, delle mie sensazioni.

Parliamo ora dell’album. Come lo hai sentito e come lo vivi.

Terence Holler:Si dice sempre che quello fresco, quello nuovo è sempre il migliore. Secondo me è il migliore perchè l’abbiamo vissuto tutto, uniti. Questa volta abbiamo lavorato molto uniti tutti mentre di solito eravamo sempre io e Eugene. Abbiamo lavorato insieme, un po’ tutta la band. I pezzi li ha scritti anche John, un paio di pezzi li ha scritti anche ‘Peck’. Insomma abbiamo vissuto di più come un vero gruppo piuttosto che, come capita in alcuni gruppi, un paio si occupano della stesura dei pezzi e gli altri aspettano gli eventi. E’ scivolato via abbastanza bene, un po’ faticoso, come sempre mille intoppi, ma alla fine il risultato è stato positivo.

Ci sono delle differenze rispetto ai precedenti album, a parte i testi. C’è una linea che richiama a quanto fatto in precedenza?

Rispetto agli altri album, di sicuro, il suono è migliore, abbiamo seguito le istruzioni di questo produttore tedesco, ci siamo un po’ più perfezionati con la strumentazione. Questa volta ho cantato d’istinto. Secondo me è un disco più caldo, più vero. Questi sono gli Eldritch di oggi, più istintivi; un disco fatto senza pensare troppo.

Parlando degli Eldritch, ho letto sul sito della SPV che siete considerati una band Melodic Power/Techno Thrash. Secondo te è adatta questa definizione?

Di solito si vuole sempre trovare un’etichettatura. Secondo me è difficilissimo. Siamo molto vari. Ci sono delle cose thrash, ci sono delle cose power, ci sono delle cose hard rock, c’è un po’ do tutto. Loro ci hanno dato quest’etichetta per cercare di richiamare fan ed essere più semplici possibile, hanno scritto quella definizione lì che comunque non è del tutto sbagliata. Capisco che non sia semplice catalogarci all’interno di un genere ben preciso. Diciamo che è un heavy metal moderno molto ricco e molto vario, abbastanza tecnico e raffinato.

E’ difficile conciliare la tecnica con il cuore?

Infatti. Purtroppo non è semplice. Per noi la cosa è istintiva. Io e Eugene, i due fondatori e ci conosciamo da tanto tempo ancora prima degli Eldritch, siamo sempre stati influenzati da gruppi molto tecnici e abbiamo sempre composto quasi naturalmente facendo roba sempre dispari, usando controtempi, cambi di tonalità repentini, quindi per noi è naturale. E’ un po’ faticoso in sede live se non hai una buona acustica sul palco. Per noi è naturale. Suoniamo queste cose senza snaturarci, lo facciamo col cuore però automaticamente viene molto più elaborata. Alcuni gruppi elaborano tutto a tavolino e si sforzano di essere iper tecnici e poi le canzoni non sono canzoni. Noi siamo cresciuti suonando sempre roba tecnica, non è che lo facciamo apposta.

Come sono i primi riscontri sul disco?

Ne parlavo proprio oggi con Eugene. C’è una cosa che mi è successa andando a leggere sui vari siti le varie recensioni che hanno fatto su “Blackenday”. Sono incazzato nero!!! Ho trovato una recensione dove ci hanno letteralmente massacrato, addirittura offeso! Il nostro discografico ci gira le varie recensioni dei siti e giornali stranieri e tutti ci hanno dato dal buono all’ottimo. Anche sul Metal Hammer tedesco ci hanno fatto un’ottima recensione. Poi arrivi qua e vieni maltrattato. Non faccio il nome, ovviamente, ma la recensione è stata chiusa con …”se non fossero gli Eldritch gli darei un 10, siccome sono gli Eldrtich meriterebbero zero, quindi gli diamo un 5…”. La mia voce è fastidiosa, infamate musicalmente e vocalmente, il disco è deprimente. Se uno deve offendere è meglio non fare la recensione se non piace il gruppo. A me non sembra cos brutto. All’estero siamo più conosciuti, siamo molto più rispettati. Mi dispiace, perchè comunque siamo italiani. Quando la critica è giusta va bene. Se un disco è brutto sono il primo ad ammetterlo che è brutto. Un disco può anche essere obbiettivamente brutto e questo, secondo me non lo è. Secondo me il nostro “Portrait of the Abyss Within” era un disco con molti difetti e, che nonostante le buone recensioni, meritava meno. I giornalisti all’estero sono obiettivi…

Sono cose che capitano… Tornando a “Blackeneday”. Cosa ricorderai di questa esperienza. C’e un brano che senti più tuo?

Mi sento in tutti. Quello che mi ha fatto girare i co****ni è che mentre scrivevo i testi di questo disco stavo abbastanza bene. Quando stavo per ultimare le parti cantate mi sono successe due o tre cose che mi hanno veramente buttato giù, una serie di sfighe pazzesche e riascoltando i brani, nel mio momento più brutto, mi ci riconosco in pieno. E’ questa situazione strana che mi fa stare bene e male allo stesso tempo. Come se quando ho scritto i testi sapevo di andare incontro a quello che realmente mi Š successo dopo. Comunque sono cose che capitano a tutti e tanta gente può immdesimarsi in quello che ho scritto.

Dicevi prima che tu e Eugene siete i due costanti della formazione. Perchè tutti questi cambiamenti nella line up?

Purtroppo, come spesso capita in Italia, non è facile fare il musicista per lavoro e di conseguenza bisogna fare delle scelte specialmente agli inizi. Non abbiamo mai avuto grossi problemi con i componenti che hanno suonato negli Eldritch nel passato, eccetto in un caso e non faccio nomi. Non abbiamo mai cacciato qualcuno. Hanno dovuto smettere per problemi o familiari, o do lavoro, o per scelte di vita. Quelli più convinti siamo sempre stati io e Eugene che abbiamo sempre scritto dal primo album o abbiamo partecipato alla stesura dei brani. Nel passato qualcosa è stata scritta da Oleg Smirnoff o Martin Kyhn, uno o due pezzi su dodici.

E questa attuale line up, che va avanti dal precedente album, cosa ha portato di interessante agli Eldritch?

L’entusiasmo si è rinnovato. La perdita più dolorosa è stata quella di Adriano Dal Canto, il nostro primo batterista, che ha dovuto lasciare per problemi fisici. Dolorosissima anche la partenza di Martin Kyhn perchè siamo cresciuti insieme. I nuovi membri ci hanno dato un’altra carica, sono ragazzi molto in gamba, già fan degli Eldritch, molto bravi tecnicamente, molto in sintonia anche a livello di idee. Questa è la formazione migliore di tutti i tempi.

Ho visto, almeno negli ultimi album, che utilizzate delle edizione limitate con altri brani e un video clip… perchè questa scelta e com’è il vostro rapporto con i video clip?

Girare video clip è molto faticoso anche se ci divertiamo molto. Alla fine èuna cosa che ci avvicina ancora di più ai fan e ai gruppi di livello più alto, quindi bisogna adeguarsi. Oggi come oggi i video clip li fanno praticamente tutti. L’edizione limitata, oltre al video clip, ha altre tre canzoni, tra l’altro sono le migliori dell’album, il discografico ha voluto metterle come bonus, non le ha capite perchè sono un pochino più moderne… L’edizione limitata la consiglierei anche, a parte il video clip che è molto professionale. Facciamo queste edizioni limitate anche per i fan, il booklet è più ricco, ci sono foto e commento extra…

Visto che è la prima volta che ci incontriamo, anche se telefonicamente, mi parli della cover (“From Out Of Nowhere”, dei Faith No More, ndr) inserita nel precedente “Neighbourhell”?

E’ un pezzo che avevamo utilizzato in sala prove per divertirci un po’, come riscaldamento prima di iniziare le prove. Quando eravamo in studio l’abbiamo registrata e buonanotte e poi alla fine è venuta bene. Fatta velocemente, l’ho cantata alla prima, senza stare a fare molte correzioni. E’ stata una cosa simpatica. Da vivo l’abbiamo fatta qualche volta, ora sarà difficile con così tanti brani da fare. Forse la faremo allo Sweden Rock in Svezia…

Concludi tu con qualcosa per i nostri lettori…

Ai vostri lettori dico di non guardare la carta d’identità di un gruppo, ma di ascoltare e basta. Non guardare se un gruppo viene da Perugia, da Prato, da Napoli, da Firenze, da Tokyo o da Istanbul. Basta ascoltare e poi potranno dire mi piace o non mi piace. Se tutti i ragazzi facessero così anche in Italia, e ci sono una decina di gruppi a livello internazionale, forse, dico forse, qualcuno potrebbe portare a casa la pagnotta.

E dopo questa lunga chiacchierata, lascio Terence con la promessa di incontrarci dopo la loro performance al Gods per bere un paio di birre e festeggiare il nuovo album insieme…

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