Electric Mountain – Dal Messico con Furore l’Esperienza Rock anni ’70

 

Come sempre la rete ha un aspetto che soddisfa la curiosità quando c’è sete e voglia di capire cosa circonda. Guardando fra tante copertine, disegni, volti, creazioni d’arte vere e proprie mi imbatto in un gruppo, Electric Mountain, la cui copertina richiama vigorosamente quei disegni e loghi tipici della fine degli anni sessanta primi anni settanta. E allora mi butto nell’ascolto, l’album mi piace, lo recensisco (clicca qui per leggere l’articolo) cerco informazioni e vengo catapultato in una grande metropoli Messico City… wow… mi metto sulle loro tracce ed eccomi a discutere brevemente via mail con i tre Electric Mountain: Gibran, Max e George

 

Ragazzi benvenuti su www.longliverocknroll.it

Prima di tutto, vorreste presentarvi ai nostri lettori? Chi siete, la vostra età… Mexico City davvero?

La band, Electric Mountain, è composta da questi tre mancini:
Gibran, voce e chitarra, 25 anni;
Max, batteria, 25 anni;
George, basso, 26 anni.
Tutti e tre di Mexico City, nati e cresciuti…

Ho letto che la band è nata nel 2013, poco più di tre anni fa. Ci dite qualcosa delle origini del gruppo e la scelta del nome: Electric Mountain?

Siamo buoni amici dal ginnasio, abbiamo sempre condiviso gli stessi gusti musicali e abbiamo iniziato a suonare insieme all’età di quindici anni. La band si può dire sia nata in quel momento, ma abbiamo iniziato a scrivere dei brani nostri dal 2014. Il nome del gruppo è nato per scherzo. Noi amiamo molto la montagna e la parola ‘electric’ esprime l’energia che mettiamo sul palco

Le vostre  influenze mi sembrano abbastanza chiare, ma perché avete deciso di gettarvi nello stoner rock? Quali sono i vostri artisti preferiti?

All’inizio del nostro progetto ci sentivamo una band di stoner rock grazie ali nostri gusti e influenze musicali, così l’idea di suonare dello stoner ed appartenere a quella scena andava bene. Onestamente non ci consideriamo una band di stoner ma piuttosto ci riteniamo più influenzati dall’heavy rock degli anni 70.

– Gibran: Black Sabbath, Grand Funk, Chicago, Deep Purple and Sasquatch, ina delle mie influenze maggiori.
– JB: Truckfighters per l’energia che mettono sul palco. Greenleaf. Mi piacciono molto i  giri di basso dei  Jamiroquai , quindi a volte cerco di un pizzico di funky nei nostri brani.
– Max: Black Sabbath, Bill Ward è il mio batterista preferito. Mi piacciono anche i Grateful Dead  e tutto l’Heavy Psych dal Giappone. Sono molto influenzato dai power trio di fine anni 60 primi anni 70.

Seconda cosa, congratulazioni per il vostro album. Mi è piaciuto molto ascoltarlo. Davvero molto potente e fresco, duro e ruvido. Molto bello per i miei gusti. Ce ne parlate? Quando è stato scritto e registrato?

Grazie, ci fa piacere che ti sia piaciuto. Ogni brano è nato da un buon riff o suonando assieme, provando e trovando delle affinità. In alcuni casi c’era già un’idea specifica che bisognava sviluppare e in altri casi tutto è nato in modo naturale. Il primo album è nato così, in modo naturale, senza pensarci troppo e divertendoci a suonare insieme. Lo abbiamo registrato nello studio personale del bassista. George è un ingegnere del suono e si è occupato anche del missagio e del mastering. L’obiettivo era quello di trovare un suono quanto più diretto e ruvido possibile, senza aggiunte o processori, un suono garage per intenderci…

Beh mi sembra che lo scopo sia stato raggiunto… E che mi dite dei testi. Da dove prendete l’ispirazione?

Gibran: I testi di solito sono sulla mia vita quotidiana e qualche volta mi invento delle storie e in altri casi i testi non vogliono significare niente. Noi vogliamo are più importanza alla musica

La so che è sempre difficile rispondere a una domanda come questa, ma quale brano vi piace di più ascoltare? Io ne ho scelti due: ‘Space Rocket’ e ‘Going Under’… wow…

Su questo abbiamo opinioni differenti, ‘Heavy Stone’ è la favorita di Girbain, a George piace suonare ‘Space Rocket’ per l’energia che ci vuole sul palco e a Max piace ‘Dune’ perché è divertente da suonare.

Ma a me piace anche ‘Into the Maelstrom’… molto differente da tutto il resto. Perché la scelta di un brano acustico e strumentale?

L’idea di un brano acustico è nata per dare un momento di pace nel bel mezzo di brani molto potenti e vigorosi. Questo brano è influenzato dalla mitologia vichinga, è come essere su di una nave che solca il mare e conduce verso qualcosa di sconosciuto. Anche il nome del pezzo vuol far apparire l’immagine di un paesaggio lontano in mezzo al mare gelido…

Adesso però sono curioso poiché noi conosciamo molto poco della situazione musicale in Messico e anche di Città del Messico. Ci sono posti dove potete suonare e ci sono molte band rock o heavy?

Non ci sono molti luoghi dove suonare ma ci sono moltissime band. Il supporto che riceviamo, e questo è un discorso che vale per tutte le band messicane, proviene dalle band stesse. Noi organizziamo i nostri concerti e ‘festival’, se così li possiamo chiamare, ma è tutta una scena underground che si sta formando e sviluppando un po’ alla volta.

Avete possibilità di esibirvi dal vivo?

Ci sono pochi posti dove poter suonare, la maggior parte sono posti piccoli, non grandi spazi e noi frequentiamo sempre gli stessi posti. Ci piacerebbe n giorno partire per un tour nella nostra terra ma anche poter andare all’estero.

E che mi dite del futuro? State scrivendo qualcosa di nuovo?

Il futuro è adesso (risate messicane…). Stiamo già lavorando al nostro secondo album e vorremmo pubblicarlo il prossimo autunno.

Ragazzi grazie mille e tenete duro… Cosa vorreste dire ai nostri lettori per concludere questa breve chiacchierata?

Grazie a voi. Siamo grati per il supporto, è bello sapere che fuori dalla nostra terra qualcuno ha ascoltato il nostro lavoro e speriamo di incontrarci dal vivo magari… Keep Rocking!!!

Gracias!!!

De nada amigos… è stato un piacere. E’ sempre bello conoscere nuovi artisti che hanno una passione così grande, una passione che accomuna tanti di noi!!! Grazie e buona fortuna!!!

 

 

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