Elvenking – Zender, Intervista 2010

 

Uscito da poco il nuovo “Red Silent Tides” è il momento di parlare dell’album con gli Elvenking, in particolare con il drummer della band Zender. Le domande ruotano, ovviamente, intorno all’ultimo lavoro della band, ma non solo…

Long Live Rock’n’Roll:
E’ da poco uscito il vostro ultimo album dal titolo “Red Silent Tides”. Ci dite qualcosa a proposito del songwriting?

Zender:
Direi che anche questa volta abbiamo voluto stupire un po’ tutti cambiando nettamente ,forse ancora di più che in passato, le carte in tavola. Dopo un disco molto heavy e oscuro come “The Scythe” e la parentesi acustica di “Two Tragedy Poets…” abbiamo voluto concentrarci maggiormente sull’aspetto melodico. Naturalmente, non è stata una scelta mirata, solamente abbiamo voluto fare qualcosa che potesse emozionare veramente l,ascoltatore. Negli ultimi tempi abbiamo sempre dovuto far fronte a una marea di discorsi sul fatto che non suoniamo più questo o quel genere e la cosa ci è sembrata un po’ ingenerosa soprattutto guardando alla cura con cui realizziamo sempre i nostri album. Questa volta abbiamo voluto semplicemente fare qualcosa che venisse direttamente dal cuore, rispolverando anche le nostre influenze più “nascoste”. Non è un caso che “Red Silent Tides” suoni molto vario e disomogeneo in alcuni punti, ci sono brani duri e veloci, momenti più in linea con il nostro stile e qualche sperimentazione più vicina all’ hard rock melodico. Come ho detto in precedenza, l’unico aspetto che volevamo fosse presente per tutto l’arco del disco è quello melodico.emozionale.

Long Live Rock’n’Roll:
“Red Silent Tides” è il vostro sesto full-lenght, che cosa è cambiato da “Heathenreel”? È sicuramente avvenuta un’evoluzione musicale e non solo, c’è qualcosa che credete sia maturato particolarmente di più negli Elvenking?

Zender:
L’evoluzione musicale, è una cosa che si può constatare chiaramente ascoltando i nostri dischi, ma la cosa più importante credo sia il fatto di aver costruito,col tempo, un nostro stile compositivo. Ognuno di noi sa come approcciare una canzone, sappiamo subito quello che va o non va, ogni linea vocale, ogni solo di chitarra, ogni passaggio di batteria, per non parlare degli arrangiamenti finali, vengono discussi e scelti accuratamente in modo da rendere sempre ogni canzone particolare e originale. Col tempo, siamo riusciti a canalizzare meglio le nostre idee, mettendoci sempre al servizio della canzone ,imparando a valorizzarla anche con cose semplici ma efficaci e questo credo sia diventato una sorta di marchio di fabbrica per noi.

Long Live Rock’n’Roll:
Qual ‘è il grado di soddisfazione personale a proposito di questo nuovo lavoro… Di solito l’ultimo è sempre quello migliore… Vale anche per voi questa affermazione?

Zender:
Ovviamente l’ultimo disco è quello in cui ci si identifica di più, a maggior ragione per una band come noi abituata a cambiare pelle ad ogni realizzazione. Che sia il migliore, questo si potrà dire fra qualche anno, solitamente, col tempo e a mente fredda emergono sempre sensazioni diverse,errori o semplicemente cambiamenti di gusti…

Long Live Rock’n’Roll:
Potreste svelarci qualche segreto o aneddoto legato a “Red Silent Tides”.

Zender:
Grandi cose o segreti non cene sono, tutta la lavorazione si è svolta più o meno come al solito. Potrei accennarti a riguardo del concept visivo che abbiamo legato a “Red Silent Tides”. Il colore rosso a cui si riferisce il titolo è stato scelto una sera in cui eravamo riuniti e ci stavamo domandando quale colore potesse esprimere l’atmosfera delle canzoni che stavamo componendo. Tutti siamo convenuti che fosse quello il colore che rappresentasse un’atmosfera così romantica e passionale e di seguito, oltre al titolo abbiamo voluto farci ruotare attorno tutta l’immagine di presentazione (copertina, foto ecc) del disco.

Long Live Rock’n’Roll:
Quale tra le tracce del nuovo full-leght rappresenta di più il nuovo lavoro?

Zender:
Non credo che ci sia una traccia che spicca in particolare, come ho detto in precedenza, il lavoro è molto vario, non c’è uno stile preciso a cui fare riferimento e quindi nemmeno una canzone che possa rappresentarlo. Potrei darti una risposta scontata e dirti “The Cabal”di cui abbiamo girato anche un video e che abbiamo utilizzato come brano di presentazione prima dell’uscita del disco. E’ un brano che incorpora sia gli elementi più classici del nostro sound ma anche le nuove aperture melodiche del nostro nuovo corso.

Long Live Rock’n’Roll:
La Line up mi sembra che si sia stabilizzata… siete riusciti ad ottenere anche in studio ciò che desideravate?

Zender:
Certamente. L’ingresso di una seconda chitarra è stato fondamentale per il nostro sound, non solo per quanto riguarda l’aspetto live, dove possiamo proporre un impatto sonoro molto più consistente, ma anche in fase compositiva dove possiamo utilizzare molte più idee e varianti. Benché questo sia il suo primo disco, Rafahel è già da tre anni che suona con noi, quindi è perfettamente inserito nel mood della band. Il suo contributo è stato notevole, soprattutto in fase solista, credo che fosse da un po’ che non ci fossero così tanti soli di chitarra in un nostro disco.

Long Live Rock’n’Roll:
Da dieci anni ormai siete nelle fila di AFM Records, direi proprio che vi siete accasati per bene… Che giudizio dai all’operato dell’etichetta tedesca?

Zender:
Direi che non ci possiamo lamentare, abbiamo rinnovato più volte con loro, credo con reciproca soddisfazione. Naturalmente, di questi tempi non si possono pretendere grandi investimenti e noi siamo consapevoli del nostro potenziale e della posizione che abbiamo nel panorama europeo. In ogni caso,con loro siamo sempre riusciti a realizzare ciò che ci eravamo prefissati ed anche a livello di distribuzione e promozione non ci hanno mai fatto mancare nulla.

Long Live Rock’n’Roll:
Tre anni fa abbiamo parlato con Aydan, tra l’altro, della situazione musicale italiana… Da allora è cambiato qualcosa o continuano a persistere gli stessi problemi di allora?

Zender:
Guarda, per quel che mi riguarda il problema principale è che i gruppi italiani non hanno un pubblico realmente consistente, tutto il resto è subordinato. Su questo argomento sono stati fatti un’infinità di discorsi, ma alla fine è il pubblico che fa muovere tutto il resto, i locali e le strutture possono investire solamente se c’è un riscontro, e se dico questo, vuol dire che certe situazioni le abbiamo vissute in prima persona. I gruppi dal canto loro hanno comunque intrapreso una crescita professionale, non è un caso che molti, oltre a noi comincino a varcare costantemente i nostri confini.

Long Live Rock’n’Roll:
Avete da poco terminato una serie di concerti in Italia, Germani e Austria, la maggior parte di questi con i Primal Fear. Come sono andate le date e che mi dite di questa ulteriore esperienza?

Zender:
Il tour, appena concluso, è stata un’esperienza altamente utile e formativa, oltre che divertente. Certo, non è stato tutto facile, quando sei la terza band della lista sei sempre un po’ soggetto a problemi tecnici o logistici, devi sempre fare da cuscinetto ai contrattempi degli altri. In ogni caso, tutti eravamo consapevoli a quello a cui saremmo andati incontro quindi, siamo comunque andati avanti senza problemi cercando di divertirci e dare tutto ogni sera. Alla fine però è stata una grande esperienza, abbiamo legato con tutti ed in particolare con i ragazzi dei Kissin’ Dynamite ,l’altro gruppo di supporto…

Long Live Rock’n’Roll:
Ci sono altre date previste in Italia e all’estero per gli Elvenking?

Zender:
Certamente, al momento stiamo discutendo con i nostri agenti tutte le varie offerte è ci sono gia alcune date confermate tra cui la presentazione di “Red Silent Tides” a fine Novembre nella nostra città, Pordenone. Avendo appena calcato in gran parte il suolo tedesco, cercheremo di concentrarci su paesi che abbiamo visitato poco o addirittura mai visitato.

Long Live Rock’n’Roll:
Ti ringraziamo per la vostra/ tua solita disponibilità… Lasciate un messaggio a proposito di “Red Silent Tides” per i lettori di www.longliverocknroll.it…

Zender:
Grazie a voi per lo spazio e un saluto a tutti i lettori. “Red Silent Tides” è sicuramente un disco che spiazzerà molti ascoltatori ma speriamo che venga capito e apprezzato per la sua spontaneità a la cura con cui è stato realizzato, senza essere per forza liquidato perché non rientra in questo o quel genere musicale… ciao a tutti!

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