Europe – Vox Club, Nonantola (MO) – 26.10.2012

Ogniqualvolta dico in giro, amici o colleghi, che vado a vedere un concerto degli Europe immediatamente sento cantare allegramente il motivetto di “The Final Countdown” e poi una ironica ed irriverente risatina, e poi la classica frase: “gli Europe… ma ancora suonano?”…

Premetto che non sono stato mai un grande estimatore degli Europe sin da quella fatidica volta della loro ‘apparizione’ al Festival San Remo (l’avrò detto e scritto migliaia di volte) in cui i prestanti scandinavi con il loro capelli cotonati, i nasini all’insù e tanta dose di coraggio approdarono nella nostra bella penisola. Ma sentire determinate affermazioni mi fanno sguainare la spada e mi sento autorizzato ad autoconsacrarmi difensore della band svedese. E comincio così a perdermi in noiosissime disquisizione sulle qualità artistiche della band, su come e quanto siano migliorati con l’età, di come il loro fisico sia prestante e via dicendo… Ma poi devo tranquillizzarmi notando le facce annoiate di amici e colleghi durante la mia performance di ‘pontificatore’ e dopo poco smetto tristemente la mia difesa a spada tratta e smetto di pensare…

Ritorno a Nonantola in provincia di Modena e ritorno al Vox dove ho visto la band dal vivo due anni fa. Entusiasta all’ora, entusiasta adesso… E sì. Ancora una volta ho avuto la conferma che la band si esalta quando ha il palco tutto per sé, soffre invece in grandi manifestazioni. Niente di nuovo, capita a molte gruppi.

Pioggia incredibile durante tutto il viaggio, ma poco importa, prudenza perché vale la pena andare ad un concerto, sempre… Entro ed immediatamente mi rendo conto che c’è un po’ di gente in meno rispetto a due anni fa, ma la struttura è abbastanza piena e i fan scatenati, anzi le fan sono scatenate… Gli Europe esercitano ancora un certo fascino sulle signore e signorine di tutte le età (certa dose di invidia). Dicevo, entro nel locale ed immediatamente si abbassano le luci, quindi pronti via. Subito una doppietta dall’ultimo e apprezzato album “Bag of Bones”: “Riches to Rags” e “Not Supposed to Sing the Blues”. Dalle prime note di questi due brani mi accorgo che i cinque ex super capelloni sono in splendida forma.

Mi rilasso e comincio a gironzolare soddisfatto cercando una posizione giusta per scattare qualche foto decente. Il caldo nel locale è un po’ fastidioso e quando partono le note introduttive di “Superstitious”, la temperatura sale ancora. Il pubblico è partecipe, le ragazze e le ‘ragazze meno ragazze’ sono prese dalla musica, cantano ballano e gridano il nome di Tempest che è ovviamente compiaciuto dalla presenza femminile così entusiasta e partecipe (certa dose di invidia, seconda parte). Un tuffo nel passato con “Scream of Anger” e poi le note di “Carrie” scatenano l’uro del pubblico che si lascia trasportare dalla melodia e canta tutto d’un fiato assieme a Joey Tempest, agitando in aria i telefonini o altri giganteschi mezzi multimediali (una volta si usavano gli accendini… come passa il tempo).

Poi un brano dell’ultimo album, “Demon Head”, e speravo proprio che lo proponessero, perché a mio parere è uno dei pezzi più rappresentativi, avvolgenti ed entusiasmanti dell’ultimo lavoro del 2012 e dal vivo acquista una nuova forza e potenza.

Un momento di pausa per introdurre una graditissima sorpresa. Ci pensavo andando al concerto: “…se facessero un paio di pezzi in acustico sarebbe una grandissima figata…” John Norum ritorna sul palco da solo, imbraccia la sua chitarra acustica, si siede, aggiusta il microfono e comincia a suonare e cantare un brano scritto dai Fleetwood Mac, “The World Keep on Turning”, fantastico… un momento diverso dal solito ci voleva e avendo visto vari video in acustico della band svedese, qualche brano unplugged non mi dispiace affatto. Poi la band al completo per altri due brani in acustico:  “Drink and a Smile” e “Dreamer”. Sì un tocco diverso ci voleva proprio, la scelta mi è piaciuta molto e sono sicuro che ha colpito anche il pubblico presente.

“Bag of Bones” riapre il momento ‘elettrico’ ed ovviamente il coinvolgimento ritorna ad essere rumoroso. C’è tempo per altra musica… “Heart of Stone” è annunciato con particolare impeto da Tempest che ci ricorda che questo brano non veniva eseguito dal vivo dal 2007, allora grazie… Quando sento le note di “Rock the Night “, che segue “The Beast”, cantata a squarciagola e ballata con molta passione, capisco che siamo arrivati alla fine della performance molto convincete degli Europe.

Davvero bravi come sempre. Buona la voce di Joey Tempest e buona anche la prestanza on stage e la sua interazione (come non dover ringraziare e commuoversi quando si rivolge in italiano ai presenti dicendo: “Emilia, tieni botta…” – bravo), bravo anche John Norum ad armeggiare con le sue chitarre, forte la presenza massiccia di John Levén, sempre suggestiva l’ottima capacità orchestrale di Mic Michaeli e buona la potenza ritmica di  Ian Haugland. Insomma bravi davvero grazie allo loro capacità, grinta e sempre eterna giovinezza.

Ma prima di andare a casa c’è tempo per ascoltare “Last Look at Eden”, dall’omonimo album e la conclusiva ‘canzonetta’ immortale che li ha fatti immediatamente conoscere ed amare “The Final Countdown”…

Può bastare così… ritorno alla mia macchina, non piove più…

Setlist:

1. Riches to Rags
2. Not Supposed to Sing the Blues
3. Firebox
4. Superstitious
5. Scream of Anger
6. Carrie
7. Demon Head
8. The World Keep on Turning (acoustic)
9. Drink and a Smile (acoustic)
10. Dreamer (acoustic)
11. Bag of Bones
12. Heart of Stone
13. The Beast
14. Rock the Night

Prelude
15. Last Look at Eden
16. The Final Countdown

 

 

 

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