Europe – War of Kings

La scuola del grande Hard Rock riapre i battenti!

UDR Music – Marzo 2015

Ritengo che dopo quasi 30 anni (tanti ne sono passati dall’esplosione del fenomeno ‘The Final Countdown’ in Italia) sugli Europe, sia stato detto e scritto tutto al riguardo! Quindi non sarà il parere di un metallaro ‘tutto d’un pezzo’ a fomentare dibattiti o ad aggiungere un nuovo capitolo alla loro storia, a questo ci ha pensato direttamente la band, che all’inizio di marzo, si appresta a pubblicare il suo decimo album in studio, il quarto dopo la reunion del 2004. Posso provare a fare del mio meglio per cercare di descrivere in maniera soggettiva e dettagliata ‘War Of Kings’, ma oggettivamente, appena avrete ascoltato e metabolizzato questa nuova fatica degli svedesi, non potrete che convenire con quanto sto per scrivere. Dopo svariati ed attenti ascolti, devo ammettere di essere al cospetto di un lavoro fantastico! ‘War Of Kings’ è un disco sentito e fortemente voluto dalla band ed incentrato al 100% su un song-writing volutamente retrò, che nulla ha da spartire con i precedenti lavori prodotti da Joey Tempest & soci. Negarne qualità e bellezza sarebbe come negare l’evidenza! Ma andiamo per gradi:

1 – Gli Europe del 2015 non sono più gli stessi ragazzi del periodo 1986-1991 e questo è un dato di fatto indiscutibile e facilmente confermabile presso qualsiasi ufficio anagrafico di Stoccolma. È impensabile che anche musicalmente vi propongano un disco pieno di facili hit radiofoniche, anche perché, certe sonorità non appartengono più al loro DNA ne tanto meno al periodo storico in cui viviamo, noi con loro!

2 – Nel 2015 possono permettersi di scrivere quello che vogliono senza dover passare per forza dal check in delle case discografiche che ormai si accontentano di sopravvivere e anche perché, cosa fondamentale questa, si sono liberati dalle pretese delle Major, che già nel 1991, ai tempi di ‘Prisoners In Paradise’, tentarono di plagiarli cercando di farli diventare i Bon Jovi europei, invece di lasciarli agire in totale indipendenza!

3 – La pensione Joey Tempest & soci se la sono ampiamente garantita anche per i loro nipoti, quindi non c’è più l’urgenza di vendere cifre spropositate, anche perché il mercato pirata digitale (trattasi di vero mercato!) ha tagliato le gambe all’industria discografica già da almeno 10 anni! Finalmente possono lavorare senza essere messi costantemente sotto pressione!

4 – Chi (per sua disgrazia) non conosce la storia dell’hard rock degli anni settanta, difficilmente amerà questo disco. Ampi accenni di svolta c’erano già stati con i dischi precedenti: ‘Start From The Dark’, ‘Secret Society’ e ‘Last Look At Eden’ (‘Bag Of Bones’ era un disco blues-rock neppure ben riuscito!), ma mai come in questo caso la band ha l’intenzione palese di farvi salire a bordo della macchina del tempo e scaraventarvi nel bel mezzo degli anni settanta, quando: Deep Purple, Black Sabbath e Led Zeppelin la facevano da padrone. Ma anche e sopratutto il periodo immediatamente successivo, ma non meno importante: Rainbow e Whitesnake (due band completamente differenti tra loro ma uscite dall’utero Deep Purple) e sopratutto UFO! Se non conoscete la storia del rock potete sempre porvi rimedio, partendo proprio da ‘War Of Kings’.

“La scuola del grande Hard Rock riapre i battenti!”

Europe - Band 2015 3
Come detto ogni brano incluso in questo album vanta riferimenti fortemente voluti alla storia del grande hard rock degli anni settanta, ma non in maniera semplicistica e autoreferenziale. Il volere della band non è coverizzare o copiare canzoni e melodie già esistenti, bensì adattarle ad un songwriting ancora vitale e pulsante, rendendo quelle sonorità funzionali allo stile Europe. Chiaro! Si usano le stesse modalità, nonché le stesse armi (strumenti, soluzioni e arrangiamenti) dei grandi gruppi del passato! Mic Michaeli usa l’Hammond alla stessa maniera di Jon Lord (scelta dei suoni e degli accordi) ma senza strafare, evitando di cercare il dialogo ‘botta e risposta’ (Dream Theater docet) con la chitarra di John Norum, creando tappeti sonori efficaci su cui si adagia (o meglio esce di scena) la voce di Tempest, quando ci sono troppe strofe e/o ritornelli che appesantiscono la canzone.

War Of Kings (voto 9) Un po’ che gira in rete questa canzone, quindi credo l’abbiate ascoltata e metabolizzata a sufficienza. La title track dell’album risulta essere un brano molto incisivo, con un sapore epico, che ben si disimpegna tra rimembranze Sabbathiane (periodo ‘Eternal Idol’/’Headless Cross’) e spunti classicamente Rainbowiani. Un testo patriottico, improntato sulla saga vichinga, ben si unisce alle atmosfere arrembanti della canzone che all’altezza del ritornello non può che ricevere applausi a scena aperta!

Hole In My Pocket (voto 9) Canzone che fa intendere il grande amore che la band ha per gli Ufo! John Norum propone il classico riff ‘strozzato’ tipico del maestro tedesco Michael Schenker, per un up-tempo che si muove sinuoso tra rimandi costanti a ‘Lights Out’ e ‘Obsession’, ed anche l’assolo di chitarra (le ultime 4 note di chiusura sono prese in presto proprio da ‘I’m Gonna Make You Mine’ da ‘Built To Destroy’ – disco del 1983 del MSG) suona molto scuola inglese! (Anche se Schenker in realtà è tedesco, ciò non modifica l’attinenza geografica del sound di quel periodo)

The Second Day (voto 9.5) testo intenso di Tempest, su una minaccia imminente in arrivo o sull’aver superato il punto di non ritorno (penso si riferisca ad una situazione di auto distruzione del nostro pianeta) riflette perfettamente il mood sinistro del brano che si apre unicamente all’altezza del ritornello sorretto da accordi pieni di Norum e dalle tastiere che riecheggiano i migliori Deep Purple del capolavoro ‘Perfect Strangers’. L’assolo di Norum è solo la ciliegina sulla torta, per uno dei migliori brani che la band ha scritto da tanto tempo a questa parte!

Praise You (voto 9) Canzone dotata di uno di quei tipici riff circolari scritti in gioventù da Iommi! Cambia rapidamente pelle per assumere fattezze proprie del serpente bianco di Coverdale, forse quello meno conosciuto, ma sicuramente quello dal valore compositivo più importante e con Mikky Moody e Bernie Mardsen alle chitarre. Siamo ad alti livelli per un hard rock sporcato da venature blues che rendono sempre più britannico questo disco!

Nothing To Ya (voto 9) osasse accelerare il giusto, questa canzone sarebbe da considerarsi brano metallico a tutti gli effetti, ma le tastiere giocano ancora un ruolo determinante nel mantenere le giuste distanze tra hard rock e heavy metal. John Norum cambia chitarra e mette a tracolla la Gibson SG ‘diavoletto’ di Iommi, il cui songwriting è facilmente identificabile nel breve ma intenso assolo. Il riff circolare iniziale è bollente come le fiamme dell’inferno! Sublimi stacchi vocali dettati dalle tastiere tornano nuovamente per chiudere un altro episodio di grande rock.

California 405 (voto 9.5) Brano magnifico che non avrebbe affatto sfigurato sul capolavoro ‘Perfect Stangers’ dei Deep Purple (anno di grazia 1984) e ho detto tutto! Assolo esaltante in piena rapsodia Blackmoriana! Magnifico, tutto perfetto! Sin qui il disco ci ha presentato una band in forma smagliante, che si rifà al sound del passato ma è molto abile nel raccoglierne meritatamente il testimone! California 405 è un pezzo che gli Europe (concettualmente) non avrebbero mai potuto scrivere in quegli ‘anni la’…l’esperienza che solo i grandi musicisti possiedono e tanta consapevolezza sono racchiuse nelle note di questo brano!

Days Of Rock’n’Roll (voto 9.5) Pagina 48 del libro del rock: capitolo dedicato a Rainbow ‘Rising’. Leggere attentamente e prendere appunti! Il giro di John Norum pare una danza popolare ma l’incedere tra sezione ritmica e voce non può non far tornare alla memoria l’incredibile periodo di Ronnie James Dio al servizio dell’arcobaleno più famoso della storia del rock! Standing ovation….

Children Of The Mind (voto 9.5) Scegliete voi se optare per ‘Heaven & Hell’ o ‘Mob Rules’ tanto non cambia, visto che la differenza qualitativa tra i due dischi è pari allo 0,45 %! Con Dio alla voce questo brano ritmicamente ‘pesante’ sarebbe stato uno dei migliori se posto tra ‘Lady Evil’ e ‘Die Young’. Tempest non fa rimpiangere il piccolo elfo dalla grande voce e sciorina l’ennesima prestazione ineccepibile.

Rainbow’s Bridge (voto 10) Ancora i Rainbow (anche nel titolo finalmente!) protagonisti assoluti con tutta la band catturata da atmosfere vagamente orientaleggianti! Assolo magnifico di Norum, estasi titanica! Capolavoro del disco! Una delle più belle canzoni che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni. Da insegnare nell’ora di musica a scuola: nota per nota, vocalizzo per vocalizzo! Top!

Angels (with Broken Hearts) (voto 9.5) E’ una ballata intimista e delicata, una specie di ‘Aint No Love In The Heart Of The City’ dei Whitesnake rivisitata nel 2015. Norum nuovamente protagonista e alle prese con la Fender Stratocaster di Blackmore, mentre Tempest si traveste da novello Coverdale, sospiri inclusi. Nota dopo nota risulta ineccepibile il lavoro di ‘taglio e cucito’ di Norum, vicino alla perfezione assoluta Splendidi gli stacchi in levare voce/tastiera/batteria!

Light Me Up (voto 9.5) È una canzone Zeppeliniana e Hendrixiana fino al midollo! Suona più settantiana della stessa guerra del Vietnam! Nel rallentamento da brividi centrale Norum bilancia nuovamente l’assetto della sua chitarra in modalità Schenker e non ce n’è davvero per nessuno.

Vasastaan’ (voto 9) Struggente strumentale dove nuovamente John Norum rende ancora una volta omaggio ai suoi maestri Schenker/Blackmore/Gary Moore ….facendo letteralmente ‘piangere’ la sua chitarra.

Luca Bosio

www.europetheband.com

Tracklist:
1. War of Kings
2. Hole in My Pocket
3. Second Day
4. Praise You
5. Nothin’ to Ya
6. California 405
7. Days of Rock N Roll
8. Children of the Mind
9. Rainbow Bridge
10. Angels (With Broken Hearts)
11. Light It Up

Band:
Joey Tempest – voce
John Norum – chitarra
John Levén – basso
Mic Michaeli – tastiere
Ian Haugland – batteria

Europe - Band 2015

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4 Commenti su Europe – War of Kings

  1. Finalmente una recensione degna di questa band! E che sa riprendere le radici nel passato senza fossilizzarsi nei soliti luoghi comuni che ogni volta tornano fuori quando si parla di EUROPE. Posso solo consigliare a tutti di andare a vederli dal vivo e capirete tante cose! 😀

  2. Congratulazioni per la recensione, che non posso che condividere sotto ogni aspetto! Fa ancora più piacere leggere toni così entusiastici da parte di qualcuno che non è sempre stato un fan degli Europe… ma è che è stato conquistato da questo loro lavoro! Grazie Luca!

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