Five Finger Death Punch / In Flames / Of Mice And Men – Il report del concerto di Padova

Fantastica serata metal al Gran Teatro Geox di Padova.

Foto di Anna Bechis

Report a cura di Marco Paltanin.

Foto a cura di Anna Bechis.

Il concerto si è svolto giovedì 30 Novembre al Gran Teatro Geox di Padova.

La gallery completa della serata la potete vedere qui.

 

Dopo aver già macinato una decina di concerti tra Svezia, Germania, Repubblica Ceca e Svizzera, l’european leg del tour da co-headliner dei Five Finger Death Punch e In Flames è finalmente approdata in Italia per un’unica data.

Accoppiata peculiare e davvero interessante, soprattutto se si considera la modalità del co-headlining, che evoca la possibilità di un’alternanza tra le due band a seconda del paese visitato. In tal senso correvano già voci (pur mai suffragate da dati certi, va detto) che potessero essere gli In Flames a chiudere la serata italiana, visto che la band svedese ha sempre goduto di un certo successo dalle nostre parti. Tuttavia le speculazioni si sono rivelate solo tali, con Of Mice & Men ad aprire il concerto alle 19:00, In Flames alle 20:00 e Five Finger Death Punch, con piccolo ritardo, alle 21:50.

 

Of Mice And Men: la band americana capitanata dal bassista Aaron Pauley, ora anche voce principale dopo l’abbandono per motivi di salute dello storico cantante Austin Carlile (ex Attack Attack), non sarà guest fisso per tutte le date del tour, ma aprirà solo in alcune occasioni, tra le quali si conta la venue italiana.

Il gruppo sale sul palco alle 19:00 spaccate ma, a causa di qualche intoppo, la coda all’ingresso del teatro non riesce a smaltirsi con la necessaria celerità e così li si vede suonare davanti a, forse, un centinaio di persone. Nonostante ciò il quartetto non dà l’impressione di tirare i remi in barca, pur senza  strafare sul palco. Per quel che posso dire la loro è una performance precisa e senza sbavature di rilievo ma qui finiscono le belle notizie. La nota dolente sta proprio nel non essere in grado di ipotizzare più di questo, complici dei suoni veramente pessimi (che, per i motivi che vedremo successivamente, dubito siano da imputare a scelte della band): batteria che risulta ben poco frontale, eccezion fatta per la cassa; basso assassino che fagocita completamente le chitarre, le cui parti risultano indistinguibili per l’intera esibizione; voce, già di base senza grosso mordente, affogata nel marasma.

Certo, la sala quasi vuota ha una grossa responsabilità, ma la scelta di una scaletta tutta tirata e senza dinamica non paga, risultando piuttosto monocorde. Peccato, se si pensa che la loro discografia avrebbe garantito qualche cartuccia da sparare per tirar giù il ritmo, di tanto in tanto.

Foto di Anna Bechis

 

 

In Flames: questa è una delle band con cui sono cresciuto e a cui sono più affezionato eppure, per una ragione o per un’altra, non ero mai riuscito a vederli live. Personalmente non ho sempre amato le  evoluzioni stilistiche successive a quel capolavoro di “Reroute to Remain”, che ormai festeggia quindici anni. Ho sempre però apprezzato la curiosità e il coraggio con cui hanno cercato di non cristallizzarsi, di mettersi in gioco e stravolgersi, anziché riproporre all’infinito quel Gotheborg style di cui sono padri. Il loro ultimo LP “Battles” (Nuclear Blast 2016) mi era sembrato pieno di potenziale, soprattutto in live e devo dire che non ha affatto deluso.

Gli svedesi cominciano di fronte a una sala ancora ben lungi dal riempirsi. L’apertura con “Drained”, su un palco completamente riallestito, è notevole nonostante i suoni ancora abbastanza problematici, quantomeno dal centro della platea (per amore di verità va detto che, parlando a posteriori con chi si trovava in tribuna, mi è stato riferito di un risultato acustico migliore): perdere completamente il riferimento tonale su pezzi che ormai si conoscono a memoria, faticare talvolta a riconoscerne le sezioni, è una sensazione abbastanza straniante.

Il basso gargantuesco che divora le chitarre, la batteria un po’ soffocata, la voce sommersa… caratteri troppo simili all’esibizione del gruppo che li ha preceduti per essere casuali. Dopo qualche brano però, per fortuna, il tutto sembra aggiustarsi e finalmente mi posso godere una band in forma, con una fantastica tenuta di palco e un sound davvero massiccio. Il pubblico reagisce con continui, impressionanti circle pits, cantando appassionatamente con Fridén tanto i classici quanto i nuovi pezzi (e ogni tanto dandogli una concreta mano, quando non sembra aver tanta benzina).

Non un mistero l’accoglienza riservata a brani come “Only for the Weak” o “Take this Life” ma notevole la partecipazione anche su perle come “Moonshield” o “Trigger”. Devastante la chiusura con “The End” dall’ultimo disco, a dimostrazione che saranno pure degli “old guys”, per usare le parole dello stesso Anders, ma hanno ancora parecchio da dire.

SETLIST: 

DrainedBefore I FallEverything’s GoneTake This LifeTriggerOnly for the WeakDead AloneDarker TimesDrifterMoonshieldThe Jester’s DanceSave MeAliasHere Until ForeverThe TruthDeliver UsThe Mirror’s TruthThe Quiet PlaceThe End

 

Foto di Anna Bechis

 

Five Finger Death Punch: alle 21.50 sale sul palco la band di Las Vegas. I nostri sono stati in Italia da poco, per la precisione il 6 giungo scorso all’Alcatraz.

Ciò che ci si può aspettare è una scaletta pressoché identica alla precedente, inutile però dire che non sarà questo il fulcro dell’attenzione: chiunque li segua sarà certamente al corrente delle recenti turbolenze del frontman Ivan Moody, culminate il 12 giugno scorso in un disastroso meltdown sul palco di Tilburg (Olanda) con l’abbandono del palco da parte del chitarrista Jason Hook, prima, e poi di tutti gli altri membri.

Poiché i video di quella serata sono facilmente reperibili su Youtube, non mi soffermerò sull’accaduto; sia sufficiente riportare che la band ha poi ritenuto di recuperare la data pochi giorni dopo, gratuitamente e con l’amico Tommy Vext alla voce (ex Divine Heresy, ex Snot) e portare a termine il tour con quella line-up, mentre per Moody cominciava la riabilitazione. 

Per molto tempo non c’era nemmeno certezza che questo tour europeo lo rivedesse come cantante, prima che lo stesso Ivan, attraverso un annuncio sulla pagina ufficiale del gruppo, confermasse di essere pronto a riprendere il suo ruolo.

Inevitabile quindi che la curiosità fosse tutta su di lui.

Si apre con “Lift Me Up” e qui i suoni ci sono eccome, forse un poco più teneri rispetto agli In Flames ma senza per questo perdere in impatto, anzi guadagnando moltissimo in definizione. È insomma evidente fin dai primi minuti che i Five Finger Death Punch sono impeccabili ma è un piacere ritrovare un Ivan Moody in tale stato di grazia: nell’intera serata sbaglia davvero poco, è perfettamente in controllo della propria voce e non esita a usarla senza risparmio. La setlist è in linea con quella che ci si poteva aspettare e generalmente proposta altrove in questo tour, ma l’assenza di sorprese non modifica il godimento per uno spettacolo perfetto dall’inizio alla fine, in un tripudio di luci e laser sfarfallanti installati persino sulle chitarre.

Non mancano i circle pits già visti per gli In Flames ma molto ben accolta anche la selezione acustica proposta, come di consuetudine, a metà concerto: il trittico “I Apologize-Wrong Side of Heaven-Remember everything”, introdotto dalle scuse del cantante proprio in riferimento allo show di Tilburg, fa accendere accendini come nella migliore tradizione del rock di largo consumo.

Non sono mancati anche momenti spassosi, come la lezione di pronuncia di Ivan sul proprio nome, spesso storpiato, o l’invito a salire sul palco per tutti quelli che avessero una mano rossa dipinta in viso (da sempre make-up del frontman): una piccola folla letteralmente in delirio sotto le note della sempre brutale “Burn MF”.

Uno show di un’ora e venti circa che non ha scontentato nessuno e che ha comprovato ancora una volta l’altissimo livello di questa formazione.

 

Setlist: 

Lift Me UpNever EnoughWash It All AwayGot Your SixAin’t My Last DanceBad CompanyBurn MFI ApologizeWrong Side of HeavenRemember EverythingComing DownJekyll and HydeUnder and Over ItThe BleedingThe House of the Rising Sun

Foto di Anna Bechis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articoli Correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*