Frontiers Rock Festival III @ Live Club Trezzo d’Adda DAY TWO – 24 Aprile 2016

Ed eccoci alla seconda e ultima giornata della kermesse musicale più attesa da noi amanti del rock’n’roll più melodico, le gambe ancora doloranti per le lunghissime ore trascorse in piedi e le corde vocali provate dal bisogno irrinunciabile di cantare a squarcia gola. Oggi niente pioggia per noi, solo cielo terso e sole splendente, e il Live club ancora una volta pronto a riempirsi di musica, amici e momenti da ricordare.

Il menù del giorno al Frontiers Rock Festival promette bene, a cominciare dalla presenza di alcuni nomi noti del nostro straordinario vivaio musicale che calcheranno il palco del Live Club per accompagnare un ospite internazionale. Eccoci quindi pronti per lasciarci spettinare dal Frontiers Festival DAY TWO, a voi il resoconto dell’atto finale.

FRONTIERS ROCK FESTIVAL – DAY 2: TALISMAN + TRIXTER + GRAHAM BONNET BAND + THE DEFIANTS + TERRY BROCK + INGLOROUS + BLOOD RED SAINT live @ Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi) – domenica 24 aprile 2016 –

Si comincia in perfetto orario.

1448011582blood_red_saints_internoPete Godfrey è un vocalist che molti ricorderanno negli In Faith verso la fine del 2014. Qualche tempo fa, complice l’incontro con Rob Naylor, bassista degli Angel Or Kings, ha dato i natali ad una nuova band con Lee Revill alla chitarra e Pete Newdeck alla batteria. Il primo album “Speedway”, in pieno stile AOR, è intriso di energia e forti echi Bonjoviani, caratteristiche queste che anche live non si fatica a percepire. Brani energici anche se non particolarmente accattivanti, e una cover di “Wanted Dead Or Alive” dei Bon Jovi che non tutti hanno trovato colossale.

 

Setist:

Kicking Up Dust – Mercy – Best Of Me – Dangerous – Wanted Dead Or Alive (Bon Jovi cover) – Unbreakable – Staring At The Sun – Better Days

Band:
Pete Godfrey – Vocals
Lee Revill – Guitar
Rob Naylor – Bass
Pete Newdeck – Drums

inglorious-logoEd eccoci alla band che più di tutte rimarrà nella storia di questa edizione. Già passati dall’Italia in veste di supporto ai Winery Dogs, questi britannici dal graffio accattivante sembrano aver mescolato tutti gli ingredienti necessari per tenerci incollati al palco dall’inizio alla fine dell’esibizione. Hard Rock potente e dagli evidenti rimandi 70s, un sound striato di blues e una qualità musicale davvero esagerata hanno fatto si che gran parte dei presenti si chiedesse come mai non gli avessero assegnato maggior spazio e una collocazione più “importante” sul programma della giornata.  Natham James è quanto di più vicino a ciò che mi piacerebbe vedere in ogni singolo frontman di una rock band: una voce carismatica, potente, struggente, graffiante, piena di carattere e con una padronanza e una consapevolezza che sanno di grande esperienza. Forte presenza scenica ma nessuna presunzione, una somiglianza con Thor davvero imbarazzante (con un po’ di palestra lo proporrei come controfigura) un bellissimo pathos e una capacità di coinvolgere il pubblico che ha reso il tutto ancora più speciale. Il momento indelebile dell’esibizione rimane il siparietto di un affascinato Jeff Scott Soto che durante l’esecuzione di “Holy Water” sale sul palco con un vassoio di shots per la band quasi fosse il cameriere. Detto tra noi, lo abbiamo anche visto trattenersi a lato del palco a godersi fino in fondo tutto il resto dell’esibizione. Davvero pazzesca la band, con un carisma unico e che fa ben sperare, Andreas Eriksson e Wil Taylor (chitarre) personalizzano in modo affascinante “I Surrender” dei Rainbow e “Girl Goodbye” dei Toto. Fenomenali e consigliatissimi insomma, saranno anche tra le band della Monsters of Rock 2017, per chi volesse gradire.

Setlist:

Until I Die – Breakaway – I Surrender (Rainbow cover) – High Flying Gypsy – Warning – Holy Water – Girl – Goodbye (Toto cover) – Girl Got a Gun – Unaware

Band:
Nathan James – Vocals
Wil Taylor – Guitar
Andreas Eriksson – Lead Guitar
Colin Parkinson – Bass
Phil Beaver – Drums
Gab Soulavy – Keyboards

 

1447405366terry_brock_internoDecisamente un’altra atmosfera quella che si respira quando sul palco sale Terry Brock, celebre, oltre che per la carriera solista, per essere il cantante degli Strangeways e dal 2009 dei Giant. A giudicare dalla quantità di presenze sotto al palco, anche l’entusiasmo sembra essere scemato. Siamo tutti qui per i nostri campioni, una band tutta italiana che vede il nostro orgoglio nazionale Mr Alessandro del Vecchio, la stratosferica Anna Portalupi al basso e Edoardo Sala e Francesco Marras a completare la formazione.  Mr Brock, con tanto di cappello da cowboy e soprabito che fa tanto sceriffo texano, appare affaticato fin da subito e non sempre perfettamente intonato, ci duole constatare… La setlist ha pochi spunti davvero potenti, forse il suo posizionamento in scaletta lo ha penalizzato dopo la mitragliata degli Inglorious; penso che chiunque avrebbe risentito dell’atmosfera incandescente che hanno lasciato. Ottima, va detto, la prestazione della band, caldamente supportata dal pubblico, e apprezzata l’esecuzione di alcune cover – tra cui quella di Prince in memoria della sua recente scomparsa- ma davvero pochi brividi per questa esibizione.

Setlist:

Face In The Crowd – Another Chance – The Rain – No More Mr. Nice Guy – Promised Land (Giant cover acoustic) – Jaded (Slamer cover) – Where Are They Now (Strangeways cover) – Only A Fool (Strangeways cover) / Purple Rain (Prince cover) – Where Do We Go From Here (Strangeways cover) – Love Lies Dying (Strangeways cover)

Band:
Terry Brock – Vocals, Acoustic Guitar
Alessandro Del Vecchio – Keyboards
Anna Portalupi – Bass
Edoardo Sala – Drums
Francesco Marras – Guitars

1455025432the_defiants_internoEd eccoci a sbaragliare ogni traccia di calma apparente coi The Defiants, il nuovo progetto di Bruno Ravel con Rob Marcello e Paul Laine, vecchi compagni di band con gli amatissimi Danger Danger e il batterista Micke Dahlen. Un team assolutamente irresistibile, portatori sani di quell’hard rock melodico che ci ha pettinato i timpani e forgiato i gusti a colpi di ritornelli ammiccanti e ballad stracciacuore. Freschi di pubblicazione del loro primissomo album aprono con “Love And Bullets”, e proseguono facendoci cantare a squarciagola insieme ad un Paul Laine carico e solare che illumina a giorno le prime file. Gli assoli di Rob Marcello sono davvero irrsistibili, sembra di vedere dei ragazzini al primo disco felici di immaginare una carriera stellare e dopo ogni canzone un’ovazione senza fine. Non mancano all’appello diversi pezzi dei Danger Danger e un’inaspettata e forse superflua cover di “Paradise City” dei Guns n’ Roses. L’album è davvero fenomenale, potete leggere sul nostro sito un’entusiastica recensione, un concerto da dieci e lode, niente da dire.

Setlist:

Love And Bullets – Grind (Danger Danger cover) – We Are The Young (Paul Laine song) – Take Me Back – Dead Drunk & Wasted (Danger Danger cover) – Waiting On A Heartbreak – Dorianna (Paul Laine song) – Goin’ Goin’ Gone (Danger Danger cover) – Underneath The Stars / God Of Thunder (Kiss cover) – Beat The Bullet (Danger Danger cover) – Paradise City (Guns n’ Roses cover)

Band:
Bruno Ravel – Bass
Rob Marcello – Guitar
Paul Laine – Vocals, Guitar
Micke Dahlen – Drums

1448012121graham_bonnet_band_internoQuando sul palco sale l’ex-voce di alcune delle band che hanno lastricato la strada del rock come Rainbow, Michael Schenker, Impellitteri e scopri che la scaletta è un susseguirsi di perle come “All Night Long” e  “Eyes Of The World” sembra di assistere ad un documentario di storia. Graham ha 69 anni signore e signori, e a questa età non ci sentiamo davvero di obiettare sulla sua esibizione che ha molto da insegnare e tanto da contemplare. Il pubblico ha apprezzato, e giustamente tributato con scroscianti applausi una lezione piena di grazia di sapiente e carattere da ricordare.

Setlist:

Eyes Of The World (Rainbow cover) – All Night Long (Rainbow cover) – S.o.s. – Stand In Line (Impellitteri cover) – God Blessed Video (Alcatrazz cover) – Will You Be Home Tonight (Alcatrazz cover) – Jet To Jet (Alcatrazz cover) – Night Games (Alcatrazz cover) – Suffer Me (Alcatrazz cover) – Dancer (M.S.G. cover) – Love’s No Friend (Rainbow cover) – Desert Song (M.S.G. cover) – Island In The Sun (Acatrazz cover) – Since You Been Gone (Russ Ballard cover) – Assault Attack (M.S.G. cover) – Lost In Hollywood (Rainbow cover)

Band:
Graham Bonnet – Vocals
Beth-Ami Heavenstone – Bass
Conrado Pesinato – Guitar
Mark Zonder – Drums

trixterPer la prima volta in Europa e in Italia il pubblico del Frontiers Festival si gode i Trixter, gli americani capitanati da Pete Loran con il super carismatico Steve Brown alla sei corde. Freschi, simpatici e travolgenti, abbiamo davvero avuto la fortuna di goderceli insieme a due leggende come Ravel e Marcello che cantavano e ballavano dietro le quinte durante tutta l’esibizione. Bellissima scaletta e un’energia positiva che ha illuminato i nostri sorrisi in vista dell’epilogo di una giornata da ricordare.

Setlist:

Rockin’ To The Edge Of The Night – Heart Of Steel – Tattoos & Misery – Play Rough – Road Of A Thousand Dreams – One In A Million – Not Like All The Rest – Machine – Surrender – Rockin’ Horse – Human Era – Line Of Fire – Give It To Me Good

Band:
Pete Loran – Vocals
Steve Brown – Guitar
J. Farley – Bass
Mark “Gus” Scott – Drums

talismanEd eccoci finalmente ai Talisman, la portata principale. Gli headliner della seconda serata sono qui per noi, con una reunion speciale che lo stesso Sotto tiene a dedicarci con tutto il cuore. Non ci sono abbastanza aggettivi per descrivere quella che si rivela fin dal primo istante LA performance assoluta di questo Frontiers Festival, trovatemi qualcuno che non l’abbia pensato o lo possa contestare. Come non esaltarsi con una partenza come “Break your Chains”? Su “Colour My XTC” il pubblico impazzisce: Soto è talmente intenso e travolgente da impedirci di andare a riempirci i bicchieri. “Mysterious (This Time It’s Serious) e  “Just Between Us” fanno inevitabilmente decollare gli ormoni al pubblico femminile, complici i bicipiti sudati con tanto di sobri bracciali cinghiati e la chioma selvaggia che schiocca ripetutamente sorridendo sornione.
Dopo “Tainted Pages” ci godiamo Pontus Norgren accompagnato alla tastiere da Soto, con l’esecuzione mozzafiato del celebre “Adagio” di Albinoni dedicato al padre. Segue un siparietto simpatico in cui Soto ci invita a fare a Pontus gli auguri di compleanno, e quando attacca “I’ll Be Waiting” è davvero difficile non cominciare a saltare. Siamo tutti talmente presi dai sorrisi e dai ritornelli, che perdiamo di vista Jeff per qualche secondo….ed eccolo duettare con Nathan James degli Inglorious nel pit per poi ricomparire alle nostre spalle, oltre le ultime file, a sbracciarsi chiamando la band. Soto attraversa il pubblico sorridendo, circondandosi dei fans in delirio a cui porge il microfono a turno per lasciarli cantare una frase ciascuno in un abbraccio totale. Il finale è pirotecnico. Inutile uscire di scena, li rivogliamo indietro e subito, chiamiamoli a gran voce! Ed ecco che le luci si riaccendono e parte “Standin’ On Fire”. Quando pensi che possa essere finita nel migliore dei modi, la magia accade: le luci si fanno soffuse e si diffonde una specie di nebbia viola che avvolge silenziosamente il palco e noi tutti in una commozione speciale. Non ho mai ascoltato una versione più struggente, sentita, piena di cuore di “Purple Rain” prima di questa sera. Sarà che la morte di Prince aveva appena rimbombato sulla stampa e sui social networks globali, sarà che la sensazione di veder scorrere i titoli di coda di un weekend pieno di emozioni rendeva il tutto più emozionale…ci siamo ritrovati a piangere e ad abbracciarci, senza riuscire a cantare per via del fiato roto dalla commozione.

Setlist:

Break Your Chains – Colour My XTC – Fabricated War – Mysterious (This Time It’s Serious) – Tears In The Sky – Just Between Us – I’ll B There 4 U – Tainted Pages / Pontus Norgren solo (Albinoni Adagio) – If U Would Only Be My Friend – Frozen (Madonna cover) / Crazy (Seal cover) – Sorry – Dangerous – I’ll Be Waiting – Standin’ On Fire – Purple Rain (Prince cover)

Band:
Jeff Scott Soto – Vocals
Pontus Norgren – Guitar
BJ – Keyboards, Guitar
Johan Niemann – Bass
Jamie Borger – Drums

E adesso sì, che tiriamo le somme signore e signori. Io vorrei cominciare col far riflettere sul fatto che, piaccia o meno, organizzare queste manifestazioni costa tempo, fatica e denaro, e che riunire artisti internazionali su un unico palco per due giorni di puro divertimento alla portata di tutti è un lavoro che riesce bene solo quando esiste la passione. Ne ho vista moltissima in Primo Bonali, scatenatissimo artefice delle meraviglie di ogni edizione (nonché ballerino indiavolato e onnipresente controllore sempre attento che tutto filasse via nel modo migliore). Ne ho vista altrettanta in tutti i fans che sono accorsi dalle più remote regioni, dall’estero, magari spendendosi uno stipendio per pagarsi viaggio e hotel, come fanno i veri patiti del rocknroll, poco importa se poi mangiamo patatine e formaggio per il resto del mese. Ne ho vista a dismisura nei ragazzi delle web radio come Radio city Trieste, la famiglia di ROCK ON e quella di ROCK of Ages, che al pari della famiglia Angela sono considerati dal loro pubblico i migliori divulgatori scientifico/musicali del web e dei grandissimi mattacchioni. Ne ho vista di bruciante in tutti i giornalisti (Spaziorock.it, Melodicrock.it e Rockrebelmagazine.it solo per citarne alcuni con cui ho avuto il piacere di chiacchierare) che fanno questo lavoro con amore incondizionato e dedizione, prendendo appunti, ascoltando bene, scambiandosi opinioni e sognando la prossima recensione, scrivendo la mattina alle 6 prima di andare in ufficio o a notte fonda pur di non lasciar sfumare l’emozione e portarvela intatta, solo parole e cuore. Già, la passione. Ne brillava tanta negli occhi di tutti i musicisti che ho salutato durante il weekend, per citarne alcuni Michele Luppi (Whitesnake, Secret Sphere), Andy Buratto ( Secret Sphere, Hell in the Club), Stefano Scola (Hungryheart, RPG), Giulio Garghentini, Pierpaolo “Zorro” Monti e Gianluca Firmo (Room Experience), e ancora membri di Zaneta e DGM e chi come Alessandro del Vecchio e Anna Portalupi si è esibito sul palco e poi ci ha raccontato tutta la sua emozione.

Insomma avere la possibilità di sentire dal vivo mostri sacri del rock senza prendere aerei, auto a noleggio o campeggiare nel fango della provincia tedesca è decisamente un bel vivere per noi Milanesi, soprattutto per chi nel resto dell’anno vive di chilometri e trasferte, nottate insonni e file sotto al sole. Beh vi dirò che ne vale sempre la pena. Il Frontiers Rock Festival è diventato un ritrovo, un anniversario, una ricorrenza da festeggiare, nel nome della musica, del rock’n’roll e dell’amicizia che non ci stancheremo mai di celebrare.

 

 

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