Glen Matlock – A tu per tu con l’ex bassista dei Sex Pistols

Anarchia significa essere semplicemente determinati e fare quello che vuoi fare nella vita...

 

Il seguente articolo e la relativa intervista a Glen Matlock saranno anche pubblicati sulla rivista on line www.umanitanova.org che ringraziamo  assieme all’autore, Giovanni Canzoneri, per averci concesso il privilegio di condividere.

 

I Believe in Anarchy di Giovanni Canzoneri

Un insolito avvenimento, nasceva a metà degli anni ‘70, assalendo la borghesia, scagliandosi contro una società consumistica e un sistema corrotto. Un gesto di disubbidienza, un atto di provocazione, che come un’esplosione muta cultura, moda e soprattutto la musica. Un urlo di ribellione che persiste, insiste e resiste sino ai giorni nostri. Una reazione, un atteggiamento di protesta chiamato PUNK.

Non ho vergogna di essere punk, non mi importa niente e non mi importa quello che dici perché credo nell’anarchia

 (Exploited, I Believe in Anarchy, 1981)

Sorto dalle viscere del garage/hard/glam rock o semplicemente Proto-punk (di cui facevan parte Television, Blondie, Patty Smith, Iggy Pop, The Stooges, New York Dolls…) il punk, si manifestò per la prima volta nel 1974 a Forest Hill, nel Queens (New York), col nome “RAMONES”.

Joey, Dee Dee, Johnny, e Tommy, quattro ragazzacci che, indossando jeans aderenti, t-shirt e giubbini di pelle nera, miscelavano garage, surf e pop britannico, il tutto mantecato con una forte dose di rock & roll, suonando, grezzamente, i propri brani, prettamente ironici, a volte autobiografici e lontani da qualsiasi forma politica.

Dopo i Ramones, negli States, sorsero altri gruppi come Black Flag, Misfits, Offspring, Bad Religion, in seguito, Rancid, Scream, Suicidal Tendencies, Agnostic Front, Dropkick Murphys…

Un anno più tardi, il punk, migra nel Regno Unito grazie all’ex manager dei New York Dolls, Malcom Mclaren. Dopo esser tornato in patria e aver collaborato con la moglie, la stilista Vivienne Westwood, all’apertura del “Sex” (un negozio di articoli sadomaso e abbigliamento fortemente in contrapposizione alla tendenza) ebbe la brillante idea di raggruppare alcuni ragazzi, dopo un’accurata cernita tra commessi, conoscenti e clienti abituali del Sex, e formare un nuovo gruppo musicale dalle caratteristiche rozze e provocatorie, creato al solo scopo di scandalizzare e sovvertire, cambiando del tutto l’immagine del punk, divenendo così sinonimo di caos, disordine, demolitore di ogni valore tradizionale. Creando uno dei più influenti gruppi punk inglesi della storia.

Johnny Rotten, Glen Matlock, Steve Jones, Paul Cook, meglio conosciuti come i Sex Pistols.

Nello stesso periodo, in Inghilterra erompono i Clash, una band che riusciva a mischiare reggae, rockabilly, ska e altri generi, con semplice naturalezza. Più tardi, giunsero i Buzzcocks, Siouxsie and the Banshees, i Damned, gli Exploited …

Il movimento punk, emerge anche in Italia sfornando gruppi come gli Skiantos, le Kandeggina gang (leader della band una giovane Giovanna Coletti meglio conosciuta come Jo Squillo), i Decibel (con un ossigenato Enrico Ruggeri) e i Gaznevada con la loro “Mamma dammi la benza” considerata la prima vera canzone punk italiana.

Appresso ci furono i Bloody Riot, i Nabat e i Total Caos. Piu avanti i Negazione (con un Neffa scatenato alla batteria) e i CCCP-Fedeli alla linea.

Aujord’hui, gruppi come i Persiana Jones, Punkreas, Prozac+, TARM (Tre Allegri Ragazzi Morti)…

Nel pieno fermento del punk, Glen Matlock, bassista dei Sex Pistols, decide di lasciare il gruppo, formando, subito dopo The Rich Kids. Successivamente diventerà membro degli Ultravox, collaborerà con Sid Vicius, Iggy Pop e Johnny Thunder. Pubblica la sua autobiografia e con ex membri dei PIL (Public Image Ltd) forma The Role Models. Di seguito pubblica un album con i Philistines e un altro da solista.

Nel ’96 fa una reunion con gli altri membri dei Sex Pistols (non sarà l’unica) e tour in Europa, America, Austria e Giappone… sino ad approdare, da solista, il 12 marzo del 2017 al Catomes Tot di Reggio Emilia.

 

Quattro chiacchiere con Glen Matlock di Giovanni Canzoneri

 

Buonasera Glen e grazie per la possibilità che mi dai questa sera di chiacchierare con te. Vorrei iniziare questa intervista parlando di una band nata nel 1972, gli Strand… Vorresti parlarmene

Gli Strand, era il nome della banda di Steve Jones e Paul Cook e di un altro tizio di nome Wally, Wally Nightingale, avevano 2 nomi separati, Strand come la canzone dei Roxy Music ‘Do the Strand’, ricordi? E poi c’erano anche gli Swankers che era anche un altro dei loro nomi, ma nessuno di due lo rimase a lungo.

 So che è una domanda banale, ma qual è l’importanza dei Sex Pistols nella nascita e nella crescita di ciò che noi chiamiamo oggi come punk?

Beh, penso che in Inghilterra siamo stati la prima band conosciuta per essere una punk band, e a dire il vero non ci piaceva molto essere chiamati punk (trad. teppisti, ndr), ma così  siamo stati definiti ed etichettati fin da subito. Noi eravamo e volevamo solo essere i Sex Pistols. Probabilmente a quel tempo siamo stata la prima punk band ad aver fatto parlare di sé, prima anche dei Clash e altre band del genere, o prima dei Damned (anche se questi ultimi hanno inciso il loro primo singolo e primo album rispettivamente prima di quelli dei Pistols, ndr). Noi eravamo già operativi , eravamo già conosciuti. Le band punk rock erano poche, e solo successivamente ne sono arrivate altre, come gli Stranglers, e hanno iniziato a definirsi punk rock band.

E poi anche i Jam… noi siamo stati la prima punk rock band inglese, è certo.

… e cosa è il punk per Glen Matlock?

Cosa è il punk… fare quello che vuoi senza che la gente possa dirti che non potrai mai trovare un modo per riuscire in qualcosa… Non so come farmi capire…  punk è molto diverso ed è molto di più di quello che era solo far parte di una band, come dicevo prima punk vuol dire fare ciò che vuoi senza dover per forza riuscire in qualcosa. E’ un senso molto differente da quello che i ragazzi vogliono provare oggi, facendo parte di una punk band. E’ essere liberi… Io sono sempre stato molto interessato alla parte musicale, mi piaceva andare a vedere i concerti nei club, i concerti  dei Kinks o i Kingsmen o i primi Stooges. Mi piace la musica e mi piace scrivere la musica, mi piaceva e mi piace e mi sento un compositore.

Il 26 Novembre 1976 veniva pubblicato ‘Anarchy in the UK’ e da allora ancora oggi rimane un pugno in faccia a qualsiasi tipo di conformismo. Per Glen Matlock, cos’è l’anarchia?

Anarchia significa essere semplicemente determinati e fare quello che vuoi fare nella vita, diverse cose possono influenzarti in diversi modi e alcune cose diventano più importanti di altre.  Non siamo mai stati un movimento politico all’epoca, volevamo solo dire la nostra e le persone hanno cominciato a prendere tutto molto sul serio, in modo politico, ma  eravamo in realtà così apolitici che le persone a un certo punto lo ritenettero poetico. Ci divertivamo a mischiare le carte in tavola.

Ho capito, bastava che si parlasse di voi, quindi…

Noi volevamo solo essere in una rock band e volevamo essere anche un po’ diversi, particolari.  Johnny Rotten era di sicuro un tipo diverso ed era anche molto divertente, di estrazione Irlandese e viveva a Londra, la sua famiglia era Irlandese. All’epoca molti Inglesi si ritenevano superiori agli Irlandesi, e questo potrebbe aver contribuito a formare il suo carattere così particolare… credo che un motivo del genere possa determinare un carattere vero?

Certo,  perché no…

Johnny aveva molte cose da dire e voleva che queste cose fossero sentite dagli altri attraverso la sua  musica e le sue parole. John è stato il principale songwriter, scusami meglio dire lyricwriter (scrittore di testi), perchè sono tante le canzoni che ad esempio ho anche scritto io, Pretty Vacant è una di queste, la suonerò stasera… L’ho scritta quando a metà anni settanta guardavo Londra e pensavo che fosse brutta e mi sentivo privo di speranza, vuoto (vacant) e non sapevo cosa fare… ed ecco questo senso di urlo primitivo che contiene il brano…

Pensi che anche oggi ci sia spazio per un urlo primitivo? Ne hai sentiti di recente?

Sono sicuro che un sacco di persone li facciano, sono più vecchio e comunque non so nulla di te, né di me, quindi non lo so. Non so nulla di molte cose, non posso dire che non provi interessi per determinati argomenti… diciamo preferisco pensare a ciò che voglio, mi occupo volentieri di ciò che mi piace. Mi piace un po’ di tutto… ad esempio quando rientrerò in Inghilterra dovrò lavorare su disco di classici brani punk, voglio fare i miei spettacoli, provo a scrivere dei brani, scrivo canzoni sulle cose che vedo e scrivo ancora canzoni su cose come trovare le donne giuste, sì, tutto questo fa sempre parte del gioco oggi come allora.

Abbiamo fatto un salto nel passato e siamo tornati ai giorni nostri, chi è Glen Matlock oggi?

È un tipo che ogni tanto si fa vivo con una canzone carina e  vuole che più gente possibile la senta. Mi piace suonare con i gruppi, da solo… insomma mi piace suonare. Suono con band in Inghilterra, suono con della gente in Giappone, suono con della gente in Sud America, e faccio concerti solisti e li faccio e basta. Sembra che io voglia fare tante cose diverse ma se noti mi diverto solo a fare musica e a suonare le mie canzoni sia quelle di un tempo che quelle nuove. Mi piace suonare e mi diverto a farlo in qualsiasi modo. In alcuni casi è più conveniente suonare con gente del luogo perché se mi portassi la band costerebbe troppo, e a me non interessa proprio. Io non sono un pezzo grosso che si può esibire con il proprio gruppo, a me interessa solo far ascoltare e conoscere la mia musica e se sono come questa sera poco mi importa.

 Ti sei tolto quella determinazione di cui parlavamo prima…

Sì, tanto tempo fa.

Allora parlaci di ‘Sexy Beast’ il tuo nuovo lavoro….

  ‘Sexy Beast’ è una canzone divertente, è sempre un urlo primitivo ma forse ha più un risvolto sessuale, e ti può convincere in qualche modo e fare uscire la tua bestia interiore (…ridiamo…). A dire il vero è un brano dedicato a una ragazza, ma non una canzone con le solite cose rivolte a una donna del tipo ‘io ti amo, ti prego amami’, c’è qualcosa di più intricato e torbido… diciamo insolito.

E a te che te ne pare di ‘Sexy Beast’ ?

Mi sembra aver molte influenze rockabilly…

Hai perfettamente ragione… sai alla batteria c’è Slim Jim Phantom degli Stray Cats. E’ un mio amico e ci conosciamo da tempo ormai. Sai ogni tanto a me piace cambiare a livello musicale. Il rockabilly ha quel tocco swing che non mi dispiace affatto. Mi stanco di ripetere sempre le stesse cose, accordi ritmo veloce tirato, mi ripeto,  mi piace cambiare. Il chitarrista in ‘Sexy Beast’  è Earl Slick (noto principalmente per le sue collaborazioni con David Bowie, John Lennon, Yōko Ono e Robert Smith fra i tanti, ndr), un grande chitarrista… Voglio aggiungere un’ultima cosa, questo brano non è un brano alla Sex Pistols e non voglio e non deve suonare come un brano dei Sex Pistols. E’ passato tanto tempo… è tutta un’altra cosa…

Un’ultima domanda e poi ti lascio andare…  abbiamo parlato del passato e del presente, ora parliamo del futuro, cosa farai quando sarai grande?

Ma io già lo sono già grande (…ridiamo…) continuerò a fare sempre la stessa cosa, scrivere canzoni, suonare con la gente, viaggiare per il mondo e incontrare brava gente, persone interessanti. Continuo a fare cose e ad avere interessi e mi sento fortunato per tutto quello che ho fatto perché son stato nei Sex Pistols e ho suonato con gente come Iggy Pop e i Primal Scream e conosco amici come Rat Scabies dei Damned. Se vado in America ho tanti amici,  conosco Clem Burk (batterista dei Blondie, ndr) e ci divertiamo a suonare insieme, e ho tanti amici con i quali divertirmi. Da ragazzo, da quattordicenne mi divertivo ad imitare i Faces (Ron Wood, chitarra e Rod Stewart, voce, ndr), la mia band preferita,  guardandomi allo specchio, adoravo imitare Ronny Wood che adesso è nei Rolling Stones ed è anche il mio chitarrista preferito di sempre. Un grande chitarrista davvero, capace di suonare blues, funky, soul, capace di fare degli assolo fantastici…

Quando eri nei Pistols non pensavate di poter cambiare la musica, ma comunque l’avete fatto … ma secondo te adesso c’è qualcuno in grado di poter cambiare la musica?

Sì non volevamo… Adesso non so… probabilmente ci sono delle nuove band, magari i miei figli che hanno appena pubblicato un album che a me piace…

 Pensi che i giovani, oggi, suonino come si suonava all’epoca?

 Intendi col cuore?

Si, intendevo questo.

Sì credo che ce lo mettano il cuore, poi ci sono fattori esterni…

Nel mio caso dopo quarant’anni credo che sia giusto essere diverso dai Pistols visto che ho fatto molte cose e ho accumulato esperienza.

Non voglio fare il sapientone ma ci siamo tutti trovati in questo mondo quasi per caso e per chissà quale speciale motivo, sai, pensa ai Ramones in America, si sono trovati al momento giusto nel posto giusto, le persone avevano bisogno del cambiamento e il momento era perfetto per quel tipo di cambiamento.

Ora non penso che tutte le band vogliano davvero cambiare, magari vogliono solo vendere dischi.

Fammi pensare a qualcosa che mi sembrava diverso, c’è qualcosina che conosco che mi è sembrato molto diversa ma comunque comprensibile e ben fatta secondo me, magari dalla scena RNB, a me non piace molto l’RNB,mi piace ‘Hey Ja’, degli Outkast, mi piace ‘Happy’ di Pharrel Williams, quando l’ho sentita sono rimasto colpito.

È davvero diversa e innovativa… per fortuna c’è sempre qualcosa del genere che prima o poi esce, anche se non è Rock va bene lo stesso…

Glen… grazie per questa chance… è stato davvero un piacere conoscerti e chiacchierare con te questa sera…

 

 “Terminata l’intervista, l’Ex Pistols, riafferma quel senso, forse meglio dire dissenso, verso ogni forma politica…non vuole esser preso in alcun modo per un politicante, lui, vuole essere soltanto un musicista”.

 *Dedico questa intervista a chi mi ha “iniziato” al mondo punk e a tutti i miei friends, di Bagheria e dintorni, che con me hanno condiviso quei “magic punk moments”, in particolar modo ad Andrea Aiosa, Franco Faraci, Alex Taylor, Matteo Puleo e Davide Scuderi.

 *Special thanks a Marco Menozzi, Daniele Sghedoni e Francesco Amato.

 

 

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