HIM – Il freddo addio al pubblico italiano @ Alcatraz, Milano – 7 Dicembre 2017

 

Correva l’anno 2000, avevo 17 anni e andavo alle superiori. Un anno prima usciva “Razorblade Romance”, l’album che ha decretato la nascita del fenomeno HIM in Europa e anche in Italia. La prima volta che ascoltai la voce di Valo me ne innamorai subito e da lì è iniziato tutto.

Marzo 2017, gli HIM annunciano lo scioglimento e il tour d’addio che tocca l’Italia per un’unica data, il giorno in cui si festeggia Sant’Ambrogio. Non ci vuole molto perché la data diventi sold-out, tantissimi sono i fan che vogliono salutare per l’ultima volta la band finlandese, uno dei pochi gruppi che negli anni 2000 ha portato una ventata di novità col suo “love metal”, una fusione di amore e morte alla Romeo e Giulietta che ha fatto da colonna sonora per molti amori sbocciati e celebrati con le sue canzoni. E non sono sicuramente l’unica ad essersi presa una cotta per l’istrionico leader, dal carattere non proprio facile e che anche ieri sera non ha mostrato particolare calore verso il pubblico adorante.

Pessimi volumi, soprattutto per la voce, Valo si lamenta diverse volte verso il fonico e l’interazione col pubblico è praticamente nulla. Ma penso che chi come la sottoscritta abbia visto diverse volte i live degli HIM, non potesse aspettarsi nulla di diverso. Valo è così, sale sul palco, si esibisce, si muove leggermente a ritmo di musica, parla poco e quel poco che dice pare lo dica a se stesso, ogni tanto sorride ma il resto del lavoro è la band a farlo. Nulla da dire sulla setlist, si parte con l’energia di “Buried Alive by Love” e si prosegue con un vero e proprio greatest hits live che ripercorre tutti i più grandi successi del quintetto finlandese, tra cui “Your Sweet 666”, “Wicked Game”, “Poison Girl”, “Join Me in Death” per citarne solo alcune, la sorpresa di una “The Sacrament” che aspettavo da anni di sentire live, un tuffo nei primi anni ‘90 con “Stigmata Diaboli” fino alle più recenti “The Kiss of Dawn”, “Heartkiller” e “Tears On Tape”. C’è armonia tra i musicisti, che si esibiscono praticamente in penombra, la scena dominata da un gigantesco Heartagram che però non resta illuminato per tutta la durata dello show, la voce di Valo che in alcuni punti è praticamente assente. Si chiude con la cover di “Rebel Yell” di Billy Idol e l’energia che si percepisce durante questo pezzo è quella che avremmo voluto percepire durante tutta l’ora e mezza di concerto. Peccato per l’uscita di scena senza nemmeno un saluto o un grazie…

Ma quello che ha rappresentato questo live per me (e credo molti dei presenti) è stato un vero viaggio malinconico nel passato, un affiorare di ricordi legati alla giovinezza, un periodo della vita che non tornerà più e la cui colonna sonora è rappresentata proprio da queste canzoni. Perciò grazie HIM e grazie Ville, per le emozioni che ci avete regalato, per aver costituito parte integrante di un periodo significativo della vita, per aver composto dei piccoli capolavori, per avermi fatto piangere e sognare con le vostre canzoni e la pelle d’oca che mi ha accompagnato durante tutto il set ieri sera. Goodbye.

Nota di merito per la opening band, i Biters, provenienti da Atlanta, con all’attivo due album, di cui l’ultimo di recente uscita, che hanno saputo intrattenere con il loro rock‘n’roll di stampo classico, brani facili all’ascolto e un look prettamente anni ‘70.

 

Setlist:
Buried Alive by Love – Heartache Every Moment – Your Sweet 666 – The Kiss of Dawn – The Sacrament – Tears on Tape – Rip Out the Wings of a Butterfly – Gone With the Sin – Soul on Fire – Wicked Game (Chris Isaak cover) – Killing Loneliness – Poison Girl – Bleed Well – Heartkiller – Join Me in Death – Stigmata Diaboli – In Joy and Sorrow – Right Here in My Arms – The Funeral of Hearts – Encore: Rebel Yell (Billy Idol cover)

 

Articoli Correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com