Home Festival – Il report del primo giorno, dai Duran Duran a Frank Carter

Foto di Anna Bechis

Foto a cura di Anna Bechis

Report a cura di Nicolò Cavallaro.

Giovedì 31 Agosto si è svolta a Treviso la prima giornata di Home Festival, l’abbiamo vissuta per voi.

Terzo anno di fila in cui prendo parte all’Home Festival: premetto dicendo che non sono fan dei superfestival ma, nel caso specifico, non solo gli organizzatori hanno ampiamente dimostrato di essere estremamente competenti; hanno anche saputo mettere assieme una combo di nomi per cui, in un modo o nell’altro, l’interesse di una grande varietà di pubblico poteva essere coinvolto.

Arrivati in orario, facciamo un giro per il festival. Un po’ si palesa una riduzione degli stand al suo interno rispetto ai due anni precedenti (a me mancano le distro con i dischi, lo ammetto) a fronte però di un’organizzazione spazi/palchi sempre migliore.

 

Alle ore 20:30 ci dirigiamo verso il palco centrale e alle 21, con estrema puntualità parte quello che (almeno per me) è il main event: Duran Duran! Il quintetto non ha perso nulla dagli anni d’oro ed ha fatto solo tesoro delle esperienze: suoni da disco, ben piazzati sul palco, design e luci ad hoc per ogni singolo pezzo e un Simon Le Bon in perfetta forma. La scaletta è tutta ben bilanciata, pur puntualizzando che dopo aver suonato Wild Boys come secondo pezzo, il resto era in discesa. La conclusione con la combo Save a Prayer/Rio è stata poi il colpo decisivo per decretarsi padroni della serata. Insomma una band che ha fatto e tutt’ora è LA storia.

Finito lo spettacolo dei Duran Duran ci dirigiamo verso il Circus Stage per assistere a Frank Carter & the Rattlesnakes. Non sono un fan di quest’ultimo, ma ammetto che dal vivo lo stupore non è stato poco. In primis nello scoprire che Frank Carter è un frontman molto competente, ma anche un ottimo cantante. I 4 suonano molto compatti, lo show è molto energetico,  con un bel muro sonoro, compatto e denso. Il pubblico non è troppo ma è tutto entusiasta della performance, portando il leitmotiv di uno show ad una gran bella festa.

Ritorniamo sul palco centrale, questa volta sulla terrazza Aperol (a cui avevamo accesso) in attesa dello show dei The Bloody Beetroots Live. 2 anni fa li avevo persi e, questo giro, volevo prendermi del tempo per capire come fosse un loro show.

La partenza di Sir Bob Cornelius Rifo e soci ha delle sonorità prettamente rock’n’roll, con cantato in falsetto e chitarre enormi. Proseguono ininterrotti per un ora e 30 con un mash up di pezzi loro e remix (sul “remix” dei Refused ho avuto un sussulto). Le luci sono davvero incredibili, i cambi strumenti repentini e il movimento no stop creato dallo stesso Cornelius che quando non è ai synth salta, corre, scende dal palco, tutto senza mai una sosta. Una band che dal vivo lascia davvero il segno, come scena, come potenza e coniuga alla perfezione la violenza del sound con la capacità di far ballare il pubblico.

Terminati i Beetroots ci dirigiamo veloci verso la macchina, considerato che stava iniziando a piovere, sfortunatamente. Un’ultima cosa da dire su questo Home: Quest’anno davvero grandi nomi e grandi palchi per il festival, che ha saputo tenere altissima la stanghetta della qualità come non proprio tanti altri in Italia. Aspetto con ansia la mia quarta volta.

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