Infrared – Intervista 2016

Assieme ai Never Trust i milanesi Infrared sono uno dei gruppi di punta del movimento rock alternativo italiano. Con il loro primo omonimo mini album, la band ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per molti.

Intanto gustiamoci questa interessante intervista con i ragazzi.

Ciao ragazzi, volete presentare la band ai lettori di Long Live Rock’N’Roll?

Ciao a tutti, siamo Tania (voce), Giovanni (basso), Fabio (batteria) e Marco (chitarra).

Arrivate dall’area milanese. Siete in contatto o amici con qualche band di Milano? Non so se conoscete i Never Trust anche loro provenienti da Milano. Vi vedrei molto bene assieme per condividere delle date.

Si, arrivando dall’area di Milano, e frequentando i locali cittadini e limitrofi, sia in qualità di musicisti che di avventori, siamo in contatto con molte band tra le quali anche quella che hai citato. Finora abbiamo sempre condiviso delle date con queste band poiché riteniamo si debba lavorare tutti insieme per dar voce ad una scena cittadina che storicamente è stata sempre molto valida e importante a livello nazionale. Per fortuna vediamo un ritorno di band molto interessanti che propongono repertori di brani inediti e a nostro avviso è proprio in questa direzione che dobbiamo puntare. Tutti insieme.

Recentemente avete aperto per i Jane’s Addiction a Milano. Volete parlarci di questa, immagino fantastica esperienza?

Esatto abbiamo aperto ai Jane’s Addiction ed è stata un’esperienza veramente irripetibile. Un po’ di timore all’inizio visto che dovevamo aprire il live di una band che è stata una delle colonne portanti del rock alternativo negli anni ’90 ma un’enorme emozione e soddisfazione. Il pubblico ha apprezzato e siamo stati sommersi da complimenti… Ci teniamo a ringraziare Truck Me Hard e Live Nation per averci dato questa splendida opportunità.

Avete avuto modo di conoscere la band di Perry Farrel oppure è stato solo un fugace incontro?

Malgrado le ferree regole della sicurezza siamo riusciti ad avere qualche contatto con la band e a rubare qualche scatto. Tania è riuscita ad immortalare l’inavvicinabile Dave Navarro in un bellissimo selfie che ha scatenato l’ira delle sue fan su Twitter…

Parlateci di come è nato questo vostro mini album.

Innanzitutto ci fa piacere che tu lo definisca un mini-album e non un semplice EP, poiché era proprio ciò che intendevamo fare, non una semplice raccolta di cinque brani ma un progetto più strutturato, e se ci siamo riusciti siamo felici di aver ottenuto un buon risultato. In realtà il mini album è nato molto velocemente, una volta formata la band, circa un anno fa, ci siamo trovati in breve tempo con molte idee e brani già strutturati e la cosa più difficile è stata appunto quella di fare una selezione in modo da realizzare un prodotto che seguisse un’idea e una linea più generale. Fatto questo il resto è avvenuto in modo molto veloce e naturale, due giorni per la registrazione delle parti strumentali e poi via con le voci e la postproduzione. Per far questo ci siamo avvalsi delle capacità e dell’esperienza nonché del “gusto” di Michele Violante che ci ha dato una grossa mano anche in fase di crescita artistica e che, cogliendo l’occasione, ringraziamo.

Cosa avete provato quando avete avuto tra le mani il prodotto finito? Immagino l’emozione e la soddisfazione nel vedere premiati gli sforzi fatti per realizzare questo primo cd.

Parlare oggi di prodotto finito, in termini di un oggetto materiale che si ha tra le mani, non è più come qualche anno fa. Ora prevale l’idea di un oggetto immateriale poiché un album finisce prima sulle piattaforme digitali che sui CD. Comunque vedere il nostro album su Spotify o su Apple Music per noi è stata un’intensa emozione, un sogno nato ed esaudito in pochissimo tempo, ben consapevoli che questo non sarebbe stato un punto di arrivo ma una semplice quanto importante partenza. Poi ovvio che quando ci è arrivato tra le mani il booklet con il progetto grafico e le nostre foto, ci siamo sentiti come bambini ai quali avevano regalato il pallone nuovo, probabilmente una bambola nel caso di Tania. Siamo molto soddisfatti del lavoro e di esserci avvalsi delle persone giuste, quali ad esempio il fotografo Massimo Scavazzini per quel che riguarda il progetto grafico.

In fase di recensione ho espresso la mia ammirazione per la voce di Tania, lontano dagli stereotipi delle classiche voci femminili italiane e non solo. Penso sia un valore aggiunto al vostro già personale sound.

Ti ringraziamo per le belle parole nei confronti di Tania. Si, purtroppo esiste una tendenza ad imitare o a ricorrere a degli stereotipi che per un periodo di tempo “funzionano”. Ma bisogna ricordare che questi provengono da un qualche artista che si è inventato qualcosa di personale e di nuovo, nel senso che a sua volta o non ha seguito nessun stereotipo oppure proviene da una formazione musicale che gli ha consentito di realizzare qualcosa di artisticamente personale. Crediamo che sia gratificante nonché utile, per un artista e anche per chi lo ascolta, il tentativo di esprimersi in maniera del tutto personale, ovviamente senza escludere un background alle spalle che può essere sia di studio che di ascolto. La cosa bella è che, in un certo senso, siamo tutti unici e ognuno di noi ha delle doti e delle potenzialità che sono uniche al mondo. Dovremmo essere incentivati fin da piccoli a puntare e a lavorare su ciò che abbiamo di unico, sia in ambito artistico che nei più disparati ambiti della vita. Noi, nel nostro piccolo, è questo che cerchiamo di fare, sia a livello personale che come band.

A proposito, avete già del materiale nuovo in cantiere e per quanto riguarda il vostro stile pensate di aver già trovato la giusta dimensione o dobbiamo aspettarci delle sorprese per il futuro?

Si, di materiale nuovo ne abbiamo parecchio, e quando verrà il momento di incidere il prossimo album ci ritroveremo a dover fare una selezione in base a ciò che ci ispirerà in quel momento. Per quanto riguarda “lo stile” siamo curiosi anche noi di capire cosa potrà saltare fuori poiché, anche per il nostro primo mini-album, non ci siamo seduti a tavolino per decidere quale stile dovesse avere. Come ti dicevo in precedenza è stato un processo molto naturale, ognuno ha portato “sé stesso” nella band e ciò che ne è venuto fuori è stato qualcosa che a volte è risultato inaspettato anche a noi. Una bella sorpresa insomma. C’è da dire che dal primo Ep ad ora, anche se non è passato molto tempo, abbiamo avuto modo di farci esperienza sia insieme in ambito live, sia in sede di composizione dei brani, quindi c’è stato un percorso che si è avviato ma che nessuno di noi sa di preciso dove potrà portarci. Quindi, fatta questa considerazione, siamo noi stessi i primi ad aspettarci delle sorprese.

Quali sono le vostre principali influenze musicali?

Pop, rock, funky, noise, musica elettronica e un pizzico di metal per far felice il batterista.

Vorrei un vostro parere sulla scena musicale odierna ed in particolar modo di quella italiana.

Siamo arrivati alla domanda delle domande. La scena musicale odierna esiste, e questa è già una buona notizia. Purtroppo per avere idea di ciò che c’è di buono, e io assicuro sempre a tutti che c’è molto di buono, bisogna andare a cercare oltre a quello che viene proposto dai maggiori canali di diffusione. Ciò vuol dire andare nei locali a sentire i concerti, leggere recensioni nei siti di settore o usare piattaforme quali ad esempio Spotify o Youtube per andare ad ascoltare cose nuove. Insomma se si è interessati e si ha passione per la musica, ritengo che mai come oggi ci sia l’opportunità di scoprire veri talenti (e sottolineo veri…) di cui la scena italiana abbonda, così come sempre è stato. Anche per le band non è più come una decina o una ventina di anni fa, dove farsi sentire era davvero difficile, oggi è cambiato tutto. L’unico pericolo reale è quello della sovraesposizione, dal momento che chiunque con qualche soldo può registrare un brano, farci un video e metterlo su Youtube, capita che c’è troppa roba in giro e ciò che vale rischia di essere soffocato da ciò che non ne ha. L’altro pericolo è quello di avere questo diavolo di mouse sempre a portata di mano e di pigiare un qualsiasi tasto di skip dopo i primi 10 secondi di un brano. Purtroppo essendoci troppo materiale da ascoltare, spesso artisticamente poco esaltante, abbiamo perso l’abitudine di soffermarci sulle cose, guardarle ed ascoltare sotto ogni punto di vista, soppesarle, passarci del tempo insieme. Questo purtroppo è attualmente la parte meno attraente della nostra evoluzione tecnologica. Il consiglio è quello di usare le proprie orecchie e di non perdere tempo con ciò che non ci convince appieno e, quando si sente qualcosa di interessante, di prenderci del tempo, così come si fa con un buon libro. Non perdiamoci il piacere della scoperta e non facciamoci influenzare troppo, diamo retta ai nostri gusti e tempo e valore a ciò che ci piace.

Durante i concerti cosa riuscite a dare di più rispetto al disco?

Siamo prima di tutto una band live, non siamo giovanissimi e la nostra passione ci ha fortunatamente portato a suonare per molto tempo sui palchi, da quelli più belli a quelli che quando hai finito di suonare ti ritrovi con i lividi sulle braccia perché lo spazio era poco e stavi suonando attaccato ai piatti della batteria. Insomma con i live ci si fa le ossa e ci si diverte un mondo, molto di più che in uno studio di registrazione. Per questo motivo ciò che esce nei live è molto diverso da ciò che è presente nel disco, poiché nei live prediligiamo dare “la botta” e suonare “con tiro”, mentre su disco diamo attenzione ad altri particolari. Tra l’altro, n merito a questo fatto, abbiamo avuto delle interessanti discussioni tra di noi e, contrariamente alle preoccupazioni di molte band di riportare in live il suono dei dischi, siamo arrivati invece alla conclusione di ritenere molto stimolante avere quasi sempre due versioni dei nostri pezzi, una in studio e una live. E’ una sorpresa anche per chi ha ascoltato il nostro Ep e poi viene a sentirci, e tutto ciò è molto divertente.

Come mai la scelta di registrare un mini album e non un disco full?

Avevamo formato la band da pochi mesi e l’esigenza era quella di far uscire nel più breve tempo possibile un prodotto discografico al fine di presentarci e di intraprendere l’attività live. Da qui la scelta di registrare un numero limitato di pezzi ma che ben rappresentassero le caratteristiche della band e del nostro repertorio.

Cosa rappresenta per voi la musica?

Tante cose, ma per capirci nessuno di noi potrebbe farne a meno.

Vi ringrazio per la disponibilità. Volete lasciare un messaggio ai lettori di Long Live Rock ‘N’ Roll?

Si, uscite di casa e andate nei locali ad ascoltare i concerti. Ascoltare i musicisti che suonano dal vivo è una delle esperienze più belle che vi possa capitare poiché tutto avviene in quel preciso momento e ciò che ne viene fuori è sempre il risultato di una interazione tra musicisti e pubblico che ogni sera regala qualcosa di straordinariamente diverso.A presto e sempre Long Live Rock ‘N’ Roll!

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