Intervista a Mark Jansen e Isaac Delahaye: le chitarre degli Epica

 

 

E’ sempre interessante incontrare dal vivo dei bravi e talentuosi musicisti, persone alla mano che svolgono un lavoro davvero divertente ed entusiasmante. Nella fattispecie sto parlando di Mark Jansen e Isaac Delahaye , chitarristi degli Epica, formazione olandese, che incontro in un albergo di Milano durante la promozione del nuovo lavoro ‘The Holographic Principle’. Certo, per i due la giornata è stata e ancora sarà molto dura, sempre a ripetere probabilmente più o meno le stesse cose e impegnati sin dalla mattina con una serie di interviste telefoniche e nel pomeriggio con le interviste ‘face to face’.

Mark: a dire il vero preferiamo fare interviste face to face. Ci piace confrontarci e conoscere nuove persone.

Spiego loro che non ho molto tempo a disposizione per interviste face to face e a volte le faccio via mail o anche al telefono, ma  spesso mi chiedo se chi mi sta rispondendo sia davvero la persona che dovrei intervistare o magari il manager o il fattorino dell’etichetta o qualcuno per strada… (ridiamo…)

Ho di fronte due chiacchieroni simpaticissimi, massima professionalità, con i quali mi trattengo molto a lungo, chiacchierone anche io.

La nostra conversazione tocca una serie di punti e più che rivolgere loro una serie di domande prestabilite, si parte da un punto e poi, come una sorta di flusso di coscienza – spero che la mia odiata Virginia Wolf non si rivolti nella tomba,  si procede in maniera molto spontanea tra sobrie risate e aneddoti divertenti.

Quando incontro Isaac ci stringiamo la mano e gli confesso che pensavo di trovarmi di fronte a una proiezione olografica e invece ho modo di constatare che lui è presente in carne e ossa… e in questo modo iniziamo a parlare dei nostri gusti musicali e mi chiede…

Isaac: ‘Sei un musicista? Suoni qualche strumento?’…  – e io: ‘vuoi scherzare? Suonare è una parola grossa… ho studiato pianoforte quando ero ragazzo ma poi è arrivato Elvis nella mia vita… e ciao studi classici’… Isaac: ‘Ma suoni ancora?’ – Io… ‘figurati non riesco proprio e non sono bravo, ecco perché faccio le interviste’ ridiamo ancora

Isaac: ‘Hai ascoltato l’album?’ – ‘Certo che l’ho ascoltato… pieno di dettagli… hei, ferma un’attimo!!! qui le domande le faccio io!!!’ e riprendiamo a ridere…

E’ bello sentirsi a proprio agio con delle persone così spontanee e di conseguenza tutto scorre via liscio e davanti a tale gentilezza e gioiosità tutto è più naturale. Come dicevo in precedenza sono qui per sapere del nuovo album ‘The Holographic Principle’ e iniziamo a chiacchierare quando mostra loro la foto della copertina e poiché molto particolare e di ovvia matrice futuristica chiedo loro di descrivermi ciò che vedono…

Isaac: mi piace molto… è stata realizzata dallo stesso autore delle copertine precedenti (Stefan Heilemann, ndr) e come al solito è un lavoro combinato nel senso che la copertina nasce dall’ascolto dell’album e dopo una serie di percorsi che l’autore ci ha mostrato abbiamo scelto questa poiché sembra andare di pari passo con i testi e il senso del titolo dell’album ‘The Holographic Principle’. Poi ognuno può vedere qualsiasi cosa oppure essere attratto da qualsiasi dettaglio.

Ho immaginato questi pezzi che nella copertina si distaccano dalla testa, qui a destra, come parti della mente che viaggiano nello spazio e nel tempo…

Isaac: Esatto, ognuno può immaginare ciò che vuole e interpretare i colori come crede…

Mi sembra un po’ dark…

Isaac: Ma non solo, se guardi attentamente ci sono dei richiami luminosi…

Quindi c’è sempre un gioco sotto fatto di chiaroscuro e di cambiamenti…

Isaac: Esattamente, ma ognuno può interpretare come meglio crede

Mark: vedi ci sono anche un sacco di richiami ad elementi naturali ad esempio foglie che si trasformano in elementi meccanici. C’è il codice binario come una spirale… Guarda i piccoli dettagli che rendono lo spazio tutt’intorno. In alcuni momenti potrebbero raffigurare qualcosa di piatto però allo stesso tempo potrebbero rappresentare la profondità dal movimento che si crea in prospettiva… come le teorie che vedono ancora credere che la terra sia piatta…

I tuoi studi di psicologia, dì la verità…

Sì, anche… (ride)

E perché proprio la teoria olografica…

Mark: La teoria olografica che concettualizza l’idea del mondo come una proiezione olografica del tutto, come in vari film da Matrix a Truman Show, 13th Floor…

Ma possiamo parlare di concept album, e se è così come avviene la creazione di un lavoro del genere?

Mark: E’ un processo naturale. Si comincia a scrivere la musica, poi si collegano i testi e si vede se c’è un filo conduttore… è un lavoro di cooperazione. Si mettono in mezzo le proposte e nasce spontaneamente una ricerca, un ping pong di idee e opzioni diverse. Ognuno di noi interviene con la propria personalità e il proprio stile.

Parlavo prima con Issac a proposito dei molti dettagli che ho scoperto ascoltando l’album. Molto ricco e vario, pieno di colori, con momenti molto cupi e allo stesso tempo delle aperture e delle belle armonie ampie. Anche un album molto complicato.

Isaac: il lavoro di produzione è stato davvero magnifico su tutti i fronti. Una produzione molto aperta a tutte le possibilità. Questa volta abbiamo utilizzato degli strumenti reali. Ci sembra che tutto sia più reale ed organico e da parte nostra chiaramente abbiamo messo tanto lavoro e tanta energia…

Ma avete tempo per realizzare comporre… siete sempre in tour…

Isaac: Dai non esagerare… sempre non, diciamo spesso… Ci vuole molto tempo per comporre e registrare e spesso , durante queste fasi siamo in tour e dobbiamo pensare anche a tutto ciò che riguarda l’eventuale composizione e registrazione. Magari a volte finiamo di fare il sound check e dobbiamo ritornare a fare quello che stavamo facendo prima, magari a controllare i fraseggi e i passaggi dei nuovi brani…

E poi le interviste e gli incontri con i fan…

Mark: certo anche quello…

Bèh, anche oggi è stata una bella giornata stressante per voi… telefoniche stamattina e face to face nel pomeriggio. Che dura vita la promozione…

Un nuovo album è sempre una nuova sfida, un qualcosa di nuovo per la vostra vita e carriera o un qualcosa che bisogna fare poiché professionista, perché dietro c’è un’etichetta che spinge, soldi…

Mark: No, no. E’ la passione. Quando senti un album ti rendi conto dello sforzo e della passione che noi mettiamo dentro questo lavoro, e anche dopo sette album si sente la passione e l’energia che ci spinge e ci muove tutti. Non è che metti il pilota automatico e crei sette album e poi ancora. Forse qualche band dà l’impressione di muoversi solo perché costretta, ma noi lo facciamo con la solita rabbia e la solita cattiveria,  con la voglia di reinventarsi ogni volta e lasciando sempre a tutti la possibilità di vedere tutto da una prospettiva diversa. Questo è il nostro obiettivo e se al pubblico piace vuol dire che abbiamo fatto centro. Tutto ciò che ci interessa fare è creare ogni volta un qualcosa che sia migliore di ciò che abbiamo fatto in precedenza. E’ sempre un duro lavoro è un processo spesso molto complicato…

Eppure ho visto un video sul vostro sito in cui siete seduti su una specie di veranda, tu Mark hai la chitarra in mano e insieme provate così, molto serenamente e rilassati, seduti su dei divani all’aperto… se è sempre così la prossima volta vengo anche io… dove vi trovavate esattamente…

Isaac: Nello studio in Olanda, a Rijen, vicino a Breda. Quando esci dallo studio e guardi fuori vedi solo foresta per oltre un chilometro. Bellissimo, anche rilassante…

Mark: certo non è sempre relax… il nostro produttore (Joost van den Broek, ex After Forever, ndr) è molto esigente e vuole ottenere sempre il massimo e a volte vorremmo strozzarlo…

Per questo motivo voi non siete i produttori di voi stessi… proprio per evitare di essere strangolati dagli altri componenti del gruppo… e com’è vivere all’interno di uno studio?

Isaac: Non mi piace la vita nello studio. Voglio dire che mi diverto molto a scrivere i brani, a comporli. Mi piace molto essere in sala prove e mettere insieme le canzoni, studiarle e sentirle . Ma quando arriva il momento di incidere e stare dieci ore lì seduto a ripetere eripeter…  per un lungo periodo e continuare a registrare diventa faticoso. A me piace esibirmi dal vivo…

Ma quando avete iniziato questa avventura musicale immaginavate che sarebbe andata così la vostra carriera? All’inizio credo che tutto fosse una novità, la vita in studio, quella on the road… ora vi sarete di certo abituati…

Mark: Sai tutto sembra comunque nuovo. Un nuovo album, un nuovo tour, le sensazioni cambiano anche a seconda dei momenti…

E come vi sentite quando dal palco vedete il pubblico che vi segue in maniera così appassionata?

Issac : Bèh, è tutto strano. Le visite su YouTube, i ‘like’ su face book, le visite quando postiamo dei nuovi brani, è tutto così strano pensando a quando abbiamo iniziato e che è tutto iniziato dopo aver messo  una chitarra a tracollo, sapendo che da un hobby è nato tutto.

Con tutto il rispetto, ma meglio fare il musicista che lavorare in fabbrica forse…

Mark: Direi… Per rispondere a ciò di cui parlavi tu in precedenza, è bello vedere la gioia dei fan quando sono ai nostri concerti. In un certo senso chi lavora in fabbrica produce un qualcosa per la gente ma spesso non vede la reazione o la felicità delle persone, noi invece riusciamo a cogliere questo aspetto.

Lo so che è una domanda da poco, ma come è avvenuta la realizzazione di questo album che è anche complesso sia dal punto di vista compositivo che realizzativo, tra dettagli e arrangiamenti…

Mark: Tutto come una serie di strati…

Issac: come una Lasagna… (ridiamo…) lo so che tu preferisci la lasagna vera… devi prima preparare il giusto sugo e poi pian pianino senza fretta e molto lavoro. Mi sembra il giusto segreto…

Perfetto… ma il vostro cd non è commestibile…

Mark: …quello che volevo dire è che bisogna essere sicuri che ogni fase, ogni strato sia giusto e combaci alla perfezione con gli altri si inizia dal basso con gli elementi fondamentali, chitarra, basso e batteria, e poi si aggiungono lentamente gli altri strumenti e i giusti arrangiamenti affinchè questi possano combaciare nel giusto modo. Poi si aggiungono i vari dettagli in modo da render tutto molto più interessante…

Pur non essendo un fan accanito degli Epica devo dirvi che l’album mi è piaciuto a livello strutturale e per delle ottime idee presenti che lo rendono piacevole…

Mark: Grazie, ci piace ha sempre fatto piacere ricevere i compimenti da appassionati che ascoltano altri generi di metal. Pensa che alcuni fan di death metal ascoltando i nostri ultimi lavori li  hanno apprezzati…

Issac: Sai una volta ci definivano una band di ‘date’ (‘appuntamento’) metal, giocando con il death metal poiché i nostri brani riportavano a uno stile più calmo e di atmosfera, ma col tempo alcuni fan di metal un po’ più estremo hanno apprezzato la nostra musica…

Mark: Una volta un giornalista canadese ha definito gli Epica non solo una band adatta alla vostra fidanzata… con tanto di reazione di un gruppo di femminste…

Ma secondo voi, grazie a questa realtà virtuale, o per colpa di questa realtà virtuale i sogni, gli incubi, le speranze e le paure possono diventare reali?

Issac: Sì.

Mark: Dipende da come si guardano le cose. Abbiamo un brano di quest’album, ‘The Cosmic Algorithm’ che parla di questo, una sorta di maschera che una volta indossata ti trasporta in un altro mondo in cui non hai bisogno di nulla. Magari fra vent’anni verrà perfezionata e funzionerà così per tutti…

Bah fra 20 anni ne avrò un bel po’ di anni e mi vedo su di una bella sdraio ad ascoltare musica bevendo un bel bicchiere di vino…

Issac: …o magari sarai seduto a fare le cose che dici indossando la maschera e pensando di esser più giovane… (ridiamo…)

Seee… altro che realtà virtuale quella… ma sai anni fa, prima di internet, e i conseguenti YouTube e facebook il mondo di oggi sarebbe stato visto come pura fantascienza. Adesso tutto è più facile, siamo in contatto col mondo in un attimo. Il nostro download di un tempo era fatto di gran copiate di album sulle audio cassette.. ma almeno, mentre copiavamo i dischi li ascoltavamo anche…

Mark: …ma sai che agli inizi quando provavamo anche noi usavamo le cassette su cui registravamo dei brani che poi sono diventati realmente dei brani degli Epica. Tante idee stupende che poi abbiamo utilizzato di seguito, anche molto tempo dopo…

E ovviamente un tuffo nella vostra adolescenza di musicisti. Cosa ascoltavate, che musica e quali band vi piacevano quando eravate ragazzi, prima degli Epica.

Issac: Laura Pausini… Vasco… Nek… (ridiamo…) Ascoltavo un po’ di tutto, dai Guns n’Roses ai Rage Against the Machine, Sepultura, Machein Head, Pantera. Volevo suonare la batteria ma avevo iniziato studi classici con la chitarra. Studiavo poco e  il mio maestro mi diceva che avevo talento ma mi applicavo poco. Poi la chitarra elettrica mi ha attratto di più e ho iniziato ad ascoltare tutti quei musicisti  e band ‘guitar oriented’…

Mark: Ho iniziato ad ascoltare heavy rock perché mio padre ascoltava le band degli anni 70. Quando andavo a scuola avevo una borsa e normalmente sugli zaini di scuola i ragazzi scrivono i nomi di gruppi o cantanti famosi, vero… nel mio caso era mio padre ascriver i nomi della band sulla borsa… ricordo su tutti Grateful Dead che non conoscevo nemmeno e dovevo andare in giro con quel nome sulla borsa… e poi ho cominciato a conoscere quei nomi che ascoltavo da mio padre… Pink Floyd… e poi i Guns e altre band della mia adolescenza…

Ci raccontate un episodio divertente capitatovi sul palco? Qualcosa di inusuale che vi è successo…

Issac: Ti racconto un incubo… ma reale.. non ricordo se mi è successo in Italia o Spagna, non fa niente… Poco prima del concerto Simone ci ha detto di avere problemi alla gola e di non sentirsela di cantare poiché stava davvero male. Allora non potevamo annullare il concerto perché non avevamo tempo di comunicarlo al pubblico e abbiamo così deciso di suonare lo stesso, modificando la scaletta e cantando noi alcune parti. Un concerto strano davvero, inusuale. Ricordo però che durante lo show, tra una canzone e l’altra e senza fare nulla in particolare mi si stacca la chitarra dalla tracolla e, crash, cade per terra. Io rimango sbigottito e mi giro per guardare il tecnico con l’espressione… che giornata da schifo…

Mark: Capitano di queste cose, purtroppo ad alcuni capitano più di frequenti. Ricordo che nella band in cui suonavo prima degli Epica c’era un ragazzo molto sfortunato…

…per questo hai lasciato il gruppo…

Mark: …veramente sono stato cacciato…

Issac: …perché rideva troppo…

Mark: ..durante il soundcheck prima di un concerto ci siamo accorti di un buco sul palco e abbiamo avvertito il tipo di cui parlavo prima della presenza del buco e lui ci ha detto bruscamente di aver capito. Durante il concerto lui è sparito, pura magia. Quando non l’abbiamo visto più abbiamo capito e al termine del brano abbiamo spiato nel buco e c’era lui all’interno che non era in grado di uscire e l’abbiamo tirato su. Ma la cosa più divertente è stata quella di aver finito prima la canzone e dopo l’abbiamo aiutato…

Però aspetta. Sempre lui il tipo del buco era un ottimo pittore. Un giorno ci chiamò a casa sua per farci vedere come aveva rifinito la sua chitarra con uno splendido disegno. Un lavoro davvero fantastico. Bellissimo. Allora imbraccia la chitarra e quando va per mostrare il retro… il disegno era stato fatto al contrario e lui non se n’era accorto…

Doveva suonare la chitarra come in mancini per poi poter mostrare il disegno dalla parte corretta…

Devo dire la verità. Mi sono molto divertito a chiacchierare con Mark Jansen e Isaac Delahaye . Due ragazzi molto professionali e molto simpatici. E belle vedere queste due qualità camminare di pari passo. E dopo aver mostrato loro le nostre foto dei loro concerti italiani lascio a loro i saluti del caso… Grazie ragazzi e a presto in Italia…

 

 

 

 

 

 

 

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