Kadavar – Rough Times

 

Nuclear Blast – Settembre 2017

Ricordo i Kadavar sul palco dell’Alcatraz lo scorso anno a supporto dei Blues Pills e ne ero rimasto affascinato. Dal vivo sono una grande band che non si risparmia in energia e da qual giorno milanese mi ero ripromesso di seguirli con un pizzico di attenzione in più perchè le sonorità (che già avevo ascoltato precedentemente mi avevano molto colpito) dal vivo mi avevano affascinato ancor di più. Ed ecco dopo circa un anno da quell’incontro mi trovo a parlare del nuovo album della band di Berlino, con molto piacere.

Da quando il gusto retrò è tornato alla ribalta, finalmente sonorità seventies sono state riproposte in modo più moderno e fresco; il gusto per una certa fascia musicale ‘datata’ si è fatto davvero interessante grazie alla capacità di ripercorrere territori conosciuti con nuove convinzioni ed efficace fervore. Il trio tedesco fonde stili rock che quaranta anni fa erano pura sperimentazione e ricerca e che sono diventati, nel corso della storia della musica, determinanti nella creazione di percorsi musicali e sonori, di forma ed espressione. Un concetto di musica molto attuale perchè il rock’n’roll è sempre attuale e poi quando è ben suonate e soprattutto anche ricercato allora vale la pena di essere ascoltato. Hard rock, o retro rock che dir si voglia, con quella venatura soul e quel pizzico di tristezza sono degli elmbenti che i Kadavar riescono a mescolare insieme in modo concreto e particolare.

‘Rough Times’ è il quarto album dei tre ‘Lupus’, ‘Tiger’ e ‘Dragon’. Un lavoro molto intenso, cupo, ma molto gradevole, folle e spietato. Durissimo perchè suonato con forza e granitica potenza, ma distorto al punto giusto. Un viaggio che lascia fluttuare la mente e la lancia libera tra visioni e incubi di momenti da vivere nell’esperienza di ciascuno di noi. Splendidi brani e splendide atmosfere compongono il lavoro dei tedeschi. ‘Into The Wormehole’ e ‘Vampires’ sono due song che metto al top della mia lista di brani preferiti perchè l’effetto malinconico viene mitigato da ritornelli inquieti senza che l’umor nero si rinchiuda troppo in se stesso. Ecco, sono proprio le linee melodiche della voce che mitigano il senso oppressivo e afflitto della parte musicale. La voce sembra provenire dal profondo grazie all’effetto che le viene associato, uno splendido ricordo. Che dire di una magnifica ‘You Found The Best in Me’ che mi ricorda tanto, nella scrittura e nella trasposizione, due geni della musica degli anni sessanta. Mi emoziona sapere che in giro ci sono nuovi musicisti in grado di saper creare determinate atmosfere. Tutti i ritmi sono pressanti e potenti; la batteria del gigantesco Christoph ‘Tiger’ Bartelt è un doloroso metronomo e le pressanti note del ‘Dragon’ francese Simon Bouteloup si fondono alla perfezione con i tempi della tigre dietro i tamburi. Splendida la chitarra sia ritmica che solista molto presente, tagliente, con delle ottime sonorità e riff, mai sovra incisa quasi a sottolineare la volontà di rimanere principalmente una live band e la bravura di Christoph ‘Lupus’ Lindemann si completa alla voce con le incursioni malinconiche ricche di passione e trasporto. ‘A L’Ombre Du Temps’, il brano finale… è tutto da scoprire.

Bravi…

www.kadavar.com

Tracklist:
1. Rough Times
2. Into The Wormehole
3. Skeleton Blues
4. Die Baby Die
5. Vampires
6. Tribulation Nation
7. Words Of Evil
8. The Lost Child
9. You Found The Best in Me
10. A L’Ombre Du Temps

Band:
Christoph ‘Lupus’ Lindemann – voce, chitarra
Christoph ‘Tiger’ Bartelt – batteria
Simon ‘Dragon’ Bouteloup – basso

 

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