King Diamond: Storie dal profondo…delle tenebre – Pt.1

 

Il filo conduttore che lega l’horror alla musica heavy metal non è poi tanto sottile. Un binomio che ha saputo generare autentiche opere d’arte, a partire dal cinema per arrivare alla musica.
King Diamond è uno dei personaggi di maggior spessore e carisma che ha legato indissolubilmente il proprio nome alle atmosfere horrorifiche e oscure, alle tenebre che avvolgono il mondo. E’ un universo affascinante e per nulla facile quello creato dal cantante danese, fatto di storie, di trame complesse e di musica che ha lasciato il segno e che ancora oggi è un punto di riferimento per molti. King Diamond, il re che ci ha trascinato per anni nell’incubo dei suoi racconti dell’orrore.

Sediamoci davanti al camino, illuminati solo dalla fiamma del fuoco e ascoltiamo una storia che inizia molti anni fa…

La nascita dei Mercyful Fate

Bisogna partire dai primi anni settanta per conoscere meglio l’artista King Diamond.
Nato a Hvidovre nella regione di Hovedstaden, in Danimarca, Kim Bendix Petersen inizia la sua attività musicale come chitarrista per poi passare alla voce, unica nel suo genere.
Verso la fine degli anni settanta nasce uno dei gruppi culto del panorama heavy metal, i Mercyful Fate.
Non sono molte le band che hanno influenzato le diverse correnti e diramazioni della musica heavy metal in modo così marcato. I Mercyful Fate fanno parte di questa elitè.
Peccato che la loro carriera sia durata lo spazio di due album, poi una pausa di quasi dieci anni e altri cinque lavori post reunion.

Melissa’ del 1983 e ‘Don’t Break The Oath’ sono gioielli che ogni metallaro dovrebbe avere.
I Mercyful Fate ottengono così un meritato successo, anche se rimangono un gruppo ostico per via della propria immagine e dei testi. Il personaggio chiave è King Diamond, demone luciferino che con il suo falsetto inquietante e la sua teatralità esasperata dona al sound della band l’elemento chiave per differenziarsi dalla massa.

Per quanto riguarda il lato puramente strumentale, il re diamante può contare su una coppia di chitarristi come Hank Shermann e Michael Denner, due assi nel loro strumento al pari di Tipton/Downing o Smith/Murray. E’ il destino dei grandi cantanti quello di incontrare grandi musicisti e viceversa. La magia dura poco però, gli inevitabili contrasti hanno il sopravvento e i Mercyful Fate si sciolgono.

Fatal Portrait e il primo grande concept: ‘Abigail’

King Diamond continua il suo viaggio nelle tenebre e diventa un creatore di storie horror e di trame elaborate assieme ai fidati Denner e Hansen. Altri grandi musicisti entrano a far parte di questo affascinante progetto solista. Il chitarrista Andy LaRoque e il batterista Mikkey Dee completano la formazione, una delle migliori sulla piazza.
Fatal Portrait’, con canzoni scritte per un ipotetico nuovo album dei Mercyful Fate, è il primo sigillo della nuova carriera di King Diamond. Un concept che lega solamente quattro brani e che parla di un incantesimo compiuto da un uomo misterioso, per liberare lo spirito di Molly (una bambina) che è rimasto imprigionato in un ritratto della mamma, considerata una strega.

Un anno dopo il primo capolavoro, ‘Abigail’ del 1987. Musica e letteratura horror si fondono in un connubio perfetto, a oggi uno dei migliori concept album della storia del metal. Per me, appassionato lettore, cultore di film horror e adoratore dell’heavy metal, il massimo.

La storia di Abigail è intensamente affascinante. Come nelle migliori tradizioni horror, la casa è uno degli elementi principali attorno al quale ruota buona parte della vicenda.
Un’antica dimora del settecento, teatro di un orribile omicidio perpetrato ai danni di una bambina nata morta il 7 luglio del 1777, Abigail. Il conte LeFay pervaso da una accecante gelosia, uccide la moglie (che porta in grembo la bambina, frutto di un tradimento) gettandola dalle scale.
Quasi settant’anni dopo, la casa è abitata da un antenato del conte LeFay, Jonathan, e dalla sua giovanissima moglie, Miriam.
Una sera al calare delle tenebre, si avvicina alla dimora una carrozza con sette cavalieri i quali ammoniscono Jonathan di abbandonare la casa perchè il suo malvagio potere si sta risvegliando. Il conte li manda via e assieme alla moglie si reca nella camera da letto per riposare. Ma il loro sonno dura poco, infatti compare l’antico conte LeFay antenato di Jonathan che lo porta nella cripta della casa, è tempo che si sappia la verità.

Abigail è rinchiusa in un sarcofago, ma ora il suo spirito è in Miriam e per riuscire a fermarla Jonathan deve uccidere la moglie, ormai posseduta e prossima a partorire, ma non ce la fa. Esiste un solo modo per uccidere Abigail/Miriam, ed è ripetere le gesta del conte LeFay.
Jonathan porta la moglie nella cripta ma succede l’impensabile, viene distratto e gettato dalle scale con la conseguente morte sua e di Miriam che poco prima di morire da alla luce la creatura.
Nello stesso drammatico istante, si sente il nitrire dei cavalli che preannunciano l’arrivo di sette cavalieri (servi del primo LeFay) i quali prendono il corpo della bambina appena nata e lo portano in una cappella nel bosco dove l’attende una bara (verrà inchiodata con sette chiodi d’argento) e una cerimonia funebre che dovrebbe porre fine alla sua miserabile e breve vita.

Abigail’ è un album che ancora oggi non risente affatto del tempo passato, suonando attuale e mantenendo quel fascino che solo le grandi trame horror hanno. E’ anche il primo di una lunga serie di concept album che hanno segnato la carriera di King Diamond.

L’inquietante storia di King e della sua cara nonnina…”

Infatti nel 1988 esce ‘Them’ altro strepitoso lavoro, una storia che inizia con questo album e termina con il successivo ‘Conspiracy’ del 1989.
La trama è ancora una volta degna delle migliori sceneggiature horror e vede protagonisti il giovane ragazzino King e sua nonna, un’inquietante vecchina che ritorna a casa dopo essere stata ricoverata per motivi mentali in un manicomio. Sin da subito, strani avvenimenti iniziano ad accadere. La donna, anche se uscita dalla clinica, non è guarita dai problemi mentali che l’affliggono, infatti nella sua casa parla in continuazione con delle presenze invisibili che la tengono sotto le proprie redini.
Ogni sera, al calar delle tenebre, la vecchia prepara loro del tè, con l’aggiunta di un ingrediente segreto: il sangue di King e di sua mamma.
King ha una sorella, Missy, la quale ben presto si accorge della macabra cerimonia e nel tentativo di fermare la nonna e tutta quella follia viene uccisa proprio dalla vecchia che posseduta dagli spiriti pone fine alla vita della tanto “amata” nipotina.
King a questo punto, venuto a conoscenza della malvagità della nonna, fugge di casa e si reca dalla polizia che in breve tempo lo affida al dottor Landau.
Il bambino racconta tutta la storia allo psicologo che però non gli crede pensando che sia pazzo e così decide di ricoverarlo nello stesso sanatorio nel quale era stata rinchiusa la nonna.

Nove anni dopo, King esce dalla clinica, privato di buona parte dei suoi ricordi, ma giorno dopo giorno inizia ad avere delle visioni che fanno riemergere la triste vicenda. Passano ancora nove anni e King riceve una telefonata, da una persona che non avrebbe mai più voluto sentire e che credeva morta: la nonna. Decide così di tornare a casa Amon dove tutto è iniziato e dove tutto deve finire…

King Diamond lascia tutti con il fiato sospeso, ma basterà aspettare un solo anno per conoscere la fine della storia.
Conspiracy’ esce nel 1989, è uno degli album più attesi dai fans dell’heavy metal desiderosi di sapere come finirà la vicenda di King e della terribile nonna, ma anche di ascoltare nuova musica partorita dall’immensa creatività di Diamond e Andy LaRoque.
Sono passati diciotto anni e King può tornare a casa Amon per mettere fine a tutto quell’orrore e iniziare una nuova vita. Tanti i dubbi che assalgono il protagonista, la morte della sorella Missy, il rapporto tra la madre e il dottor Landau. Le voci degli spiriti tormentano il povero King, che precipita ancora nell’incubo che credeva oramai finito, e che pur di rivedere l’amata sorella, è disposto a cedere alle presenze invisibili che infestano la casa il controllo dell’abitazione. Finalmente Missy appare a King per dirgli di stare attento, c’è in atto un piano ordito da Landau, che intende sposare la madre per impadronirsi della casa, non prima di aver ucciso King.

Quando la madre torna a casa con lo psicoterapeuta, King prova a parlare alla madre ma il medico lo seda e nel frattempo convince un prete, il reverendo Sammael, che l’assassino della vecchia sia King in persona. L’uomo di chiesa si convince e credendo il ragazzo posseduto da Satana, prepara un rogo, l’estremo rimedio per estirpare il male oscuro.
Viene allestita la pira e King, mentre grida disperato tutta la sua innocenza, viene bruciato per mano della madre e di Landau, ma prima di esalare l’ultimo respiro, alzando il braccio al cielo, promette ai due che tornerà per perseguitarli e torturarli per il resto della loro vita. La vicenda pare così conclusa, qualche spiraglio viene lasciato aperto, anche se ad oggi non c’è stata una prosecuzione della storia sotto forma di album.

‘The Eye’: tra finzione e realtà la storia continua

Il prolifico King Diamond, lascia passare ancora un solo anno, prima di registrare un nuovo disco. ‘The Eye’ viene pubblicato nel 1990, ormai la fama del re ha raggiunto il suo apice, per cui ogni sua uscita è aspettata con trepidazione e aspettative molto alte.
The Eye’ vede l’ingresso in formazione del batterista Snowy Shaw al posto di Mikkey Dee che approda alla corte di Don Dokken e poi a quella di Lemmy e soci.

Questa volta King Diamond utilizza una formula un po’ diversa per raccontare gli orrori quotidiani e gli incubi più reconditi. Gli avvenimenti raccontati sono realmente accaduti e i nomi dei protagonisti sono quelli dei veri personaggi.
La vicenda inizia nel 1450, in Francia periodo dell’inquisizione Cristiana. Una giovane donna di nome Jeanne Dibasson, viene accusata di stregoneria da Nicholas De La Reymie, investigatore capo di Parigi, e condannata al rogo. Mentre sta bruciando, la donna “perde” il suo medaglione a forma di occhio (da qui il titolo dell’album) con incastonato nel mezzo proprio l’organo della povera ragazza.

Passano alcuni anni e un bel giorno due ragazzine mentre stanno giocando, si ritrovano nella radura dove era stata bruciata anni prima la donna. Improvvisamente una delle due trova il magico amuleto per terra e rimane uccisa solo per averlo guardato.

Arriviamo al 1625, siamo nel convento di Louviers luogo religioso dove il malefico amuleto è finito.
La giovane novizia Madeleine Bavent lo trova. Una sera durante un incontro non propriamente amoroso con il cappellano padre Pierre David, quest’ultimo lo vede al collo della ragazza e rimane sconvolto nell’osservare quel gioiello.
Il giorno dopo Pierre David muore in circostanze misteriose. Passano altri tre anni, siamo nel 1628 e nel convento arriva un nuovo cappellano padre Mathurin Picard che sotto l’influsso negativo del medaglione trasforma il convento in un luogo malvagio e peccaminoso, dove vengono organizzate messe sataniche assieme alle suore, drogate con alcune pozioni, e ormai ai suoi ordini.
Durante una di queste messe oscure, assieme a Madeleine, rapiscono un povero bambino e lo mettono in croce.

Nel 1642 finalmente le atrocità commesse e i macabri rituali vengono scoperti. Le suore vengono messe in carcere assieme a padre Picard che morirà un anno dopo. Madeleine anch’essa in prigione, troverà (forse) la pace interiore morendo cinque anni dopo.
Siamo all’epilogo, un sinistro e inquietante avvertimento ci accompagna alla fine della storia: il medaglione è vivo, vede e sente, e prima o poi ritornerà con le sue maledizioni portando morte e dolore, dovunque.

Il camino si sta spegnendo, è ora di andare a letto e quando ci corichiamo, non vediamo l’ora che sia giorno e che arrivi la luce. Il buio ci mette a disagio, ci fa sentire rumori e sussurri, meglio non guardarsi dietro le spalle, il male potrebbe essere proprio vicino a noi.

Si conclude così questa prima parte di racconti, ma la storia non è affatto finita…

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