Labÿrinth – Architecture of a God

 

Frontiers Records – Aprile 2017

La band che vi presentiamo oggi è tutta nostrana. Direttamente dalla Toscana ecco a voi i Labÿrinth con il loro “Architecture of a God”. Scherzi a parte, un nome come questo non ha davvero bisogno di presentazioni. I maestri del Power targato Italia tornano a far tremare i nostri stereo casalinghi dopo 7 lunghi anni con un lavoro che non può che mettere d’accordo davvero tutti. Qualche cambio di line-up avvenuto nella fase di stesura dei brani non ha sicuramente intaccato la qualità propositiva di Olaf e soci. Naturalmente la triade delle meraviglie, Olaf&Roberto&Andrea, è sempre al proprio posto, pochi dubbi su di loro, tanta qualità e una miriade di idee da proporre al pubblico.

Poche cacchiere, tasto play e si viaggia ad altissima velocità.

Bullets, Still Alive, Take on my Legacy.

Accompagnati da una produzione di infinito livello, il che non guasta mai soprattutto per i fan di questo genere tra i più pretenziosi al mondo, i brani vengono via uno dopo l’altro. L’ascoltatore è letteralmente travolto dalle ritmiche, certo vi sono anche gli attimi di respiro in cui l’atmosfera leggermente più pacata la fa da padrona; quello che è sicuro è che ci troviamo difronte a un disco che è dichiaratamente una macchina da guerra. A questo punto mi vien da dire che il titolo non sia casuale.

A new Dream, Someone Says, Random Logic.

La combinazione di arpeggi acustici e ritmiche degne del miglior heavy anni ’80 ci accompagnano in una fase del disco che fa emergere il vero stile Labÿrinth, anzi, quello probabilmente più riconoscibile anche da chi non è un affezionato ascoltatore. Oleg Smirnoff e Olaf Thorsen  non si risparmiano di prendere in mano la situazione e ispirarsi a vicenda tra un assolo e l’altro. E’ da sottolineare, a mio parere, che la scelta dei suoni esalta le abilità del sestetto. Menzione d’onore per le tastiere, spesso oggetto di discussione per eccessiva presenza nel mix o per suoni troppo fuori dal coro. Del resto, da un esperto come Oleg (ex Vision Divine) non ci poteva mica aspettare uno studio superficiale dei suoni. La seconda triade di brani si conclude con un breve intermezzo voce e piano, quasi a voler dire: “Preparatevi, con la prossima daremo davvero tutto”.

Architecture of a God, Children, Those Days.

Detto, fatto. La title track è la vera padrona di questo disco. Prendete ogni possibile elemento o sezione da poter inserire in un brano, immaginate di poter creare incastri perfetti, ritornelli, cori e quant’altro. Ecco, questa è Architecture of a God. Se giunti a questo punto qualcuno aveva ancora dei dubbi, beh da ora in poi ci sarebbe solo da alzarsi e applaudire. Con la cover Children, le corde vocali di Tiranti hanno l’occasione di rifiatare, anche se probabilmente non ce n’è affatto bisogno. Those Days è dolce, completa e posizionata al posto giusto nel disco.

We Belong to Yesterday, Stardust and Ashes, Diamond.

Ultima tripletta di brani che si discosta di poco rispetto a quanto ascoltato fino ad ora. Bisogna ammettere che pur pretendendo di voler costruire brani con strutture poco semplici e pieni di particolari, non si ha mai il tempo di poter criticare qualche scelta stilistica o di composizione. Sarà il mio orecchio, abituato ormai ad ascoltare musica di nuovissima generazione, ma questi Labyrinth non si risparmiano di lasciarsi contaminare da influenze anche più moderne. Dopo il fade out finale di Stardust and Ashes, il disco giunge alla sua conclusione con Diamond, un brano? No, un vero e proprio outro, una conclusione secondo me attesa, non si poteva concludere con un “altro” brano. Bisognava chiudere questo racconto in modo elegante e con l’auspicio di lasciare intravedere all’ascoltatore un nuovo lavoro che verrà e una nuova magia targata Labÿrinth.

La Frontiers ci avrà visto lungo nel 2016 quando ha deciso di ingaggiare questa band. Non so dire, ora come ora, se questo disco è più bello di questo o quell’altro lavoro. ‘Architecture of a God’ è un lavoro di sostanza, la qualità è un elemento costante. L’apporto dei nuovi membri è stato notevole, non ha creato alcun rimpianto. Punto di forza assoluta è stato il non voler esagerare, la durata dei brani è esemplare, i bpm non salgono mai troppo. Menzione d’onore a Roberto Tiranti che, in linea con gli altri componenti, ha dato veramente tutto e lo ha fatto veramente bene. E’ sempre più facile ormai andare in studio e giocare, di pari passo con abili produttori, con produzioni plastiche e assolutamente finte. Meno facile è invece concepire e registrare questo disco, la band sarà certamente consapevole di aver dato il meglio e di averlo fatto senza dover ringraziare quel plug in piuttosto che quel software.

A voi affezionati dei Labÿrinth l’ardua sentenza di giudicare questa opera. Noi ci limitiamo a valutarlo come un 9/10. Perché non 10/10? Perché non passerà molto tempo che ne vorremo ancora da Olaf e compagni, e lo pretenderemo ancora migliore di questo!

Arrivederci on the road, Labÿrinth!

www.labyrinthband.it

Tracklist:
1. Bullets  
2. Still Alive
3. Take On My Legacy  
4. A New Dream
5. Someone Says  
6. Random Logic
7. Architecture of a God
8. Children (Robert Miles cover)
9. Those Days
10. We Belong to Yesterday
11. Stardust and Ashes
12. Diamond

Band:
Roberto Tiranti – voce
Andrea Cantarelli – chitarra
Olaf Thörsen – chitarra
Nik Mazzucconi – basso
Oleg Smirnoff – tastiere
John Macaluso – batteria

 

Articoli Correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*