L’Addio ai Fan Italiani di Ozzy Osbourne chiude il Firenze Rocks! 17 Giugno 2018

 

Il grande Ozzy Osbourne conclude la kermesse musicale di quattro giorni nella splendida location fiorentina dell’ippodromo di Visarno. Un evento che ha trascinato e incantato più di 200.000 persone coinvolte e assorbite dalla tempesta di musica che si è abbattuta sul capoluogo toscano. Un uragano di suoni che ha soddisfatto i gusti più disparati di tutti i coraggiosi che hanno voluto partecipare con la solita passione e il solito immenso amore per il rock’n’roll e la sua storia.

Al grande Ozzy Osbourne, all’immenso Ozzy Osbourne, al discusso Ozzy Osbourne, al maltrattato Ozzy Osbourne tocca l’arduo compito di serrare la porta del Firenze Rocks, perfettamente organizzato.

Alle 17:30 i Judas Priest, con un caldo impressionante Rob Halford e i suoi metallici cambi di abiti, incantano il pubblico che non può fare altro che ammirare ancora una volta gli immortali DEI del metal di tutti i tempi. Certo la formazione è stata costretta a subire degli stravolgimenti anche forzati in alcuni casi, ma il risultato non cambia. Halford è sempre un grande domatore di palcoscenico, e la breve, purtroppo troppo breve, performance lo dimostra ancora una volta. Domanda: ‘ma perchè i Judas hanno dovuto suonare così presto?’

Prima della grande voce dei Black Sabbath tocca agli Avenged Sevenfold. Metal di stile moderno per i gusti dei più giovani e degli amanti di sonorità più recenti e giovanili. Quasi venti anni di carriera alle spalle, con una ottima caratteristica metal e uno spigliato senso di riff ed aperture melodiche nei refrain duri ma molto accattivanti.

Poi LUI. l’unico e solo Ozzy Osbourne. Il mito, la leggenda vivente, il principe delle tenebre, l’uomo pipistrello, la storia del metal, il metal in persona, con una carriera alle spalle iniziata a fine anni sessanta quando dagli Earth si è passato ai Black Sabbath. Un uomo che ha composto le pagine della storia del rock e del metal (con la sua vita, la sua musica, il suo sangue, i suoi infiniti eccessi) che quotidianamente leggiamo e ascoltiamo.

L’immortale Ozzy Osbourne è in tour per salutare i fan sparsi nel mondo. E’ l’ultimo tour da solista, l’ultimo della sua carriera da solista. Nel 2016 già con i Sabbath ha salutato i suoi devoti seguaci, adesso tocca alla voce carismatica dire addio a tutti. Tra gioia e tristezza, si abbassano le luci e vengono proiettate le varie immagini che vedono Ozzy come giusto protagonista. E poi è tempo di inziare!!! Un’esplosione di colori, suoni, urla e OZZY. In forma strepitosa, e sottolineo strepitosa. Mai un calo, un tentennamento, anzi… eccezionale, inaspettato, voluto! Da ‘Bark at the Moon‘ inizia un viaggio lungo quasi 50 anni, un apoteosi di musica, ricordi, sensazioni ed emozioni uniche. Chiudendo gli occhi e rivivendo la scaletta il viaggio emozionale del concerto è davvero sensazionale. Chi ha vissuto di Black Sabbath e Ozzy Osbourne può immaginare di cosa parlo, può comprendere la pelle d’oca, può intuire il brivido costante, può capire gli occhi inumiditi. ‘Mr. Crowley‘, che il pubblico inizia da solo a cantare dopo l’intro di organo, è sempre uno straordinario capolavoro di diabolica bellezza, la bellissima ‘No More Tears‘, che Ozzy confessa di non aver spesso riproposto dal vivo, ‘I don’t Know‘ e la sconvolgente ‘Suicide Solution‘ e l’imponente ‘Crazy Train‘ sono dei brani davvero speciali che in sede live hanno sempre un impatto impressionante.

Dietro la batteria campeggia una croce gigantesca con due schermi al suo lato. La croce cambia di colore ad ogni brano e ogni brano è uno spettacolo di colori ed immagini. I duetti di Ozzy con il pubblico sono fantastici. La gente è lì che grida il suo nome e scandisce il coro che lo chiama e richiama mille volte dopo ogni pezzo e dopo ogni saluto. Affetto, stima, rispetto reciproco! E che dire della band? Ozzy presenta subito i suoi compagni di avventura: Adam Wakeman alle tastiere, Rob “Blasko” Nicholson al basso, grande martellatore, Tommy Clufetos dietro le pelli già con Ozzy e negli ultimi momenti dei Black Sabbath, e poi l’immenso Zakk Wylde alla chitarra, quest’ultimo ad incarnare il perfetto chitarrista per Ozzy da Randy Rhoads in poi, non me ne vogliano gli altri axemen. Zakk Wylde in kilt ci fa impazzire durante tutta la performance ma in particolare durante il finale di ‘War Pigs‘ in cui scende nello spazio usato di solito dai fotografi per immortalare gli artisti sul palco, e da lì iniziare un assolo infinito con il pubblico delle prime file a pochi centimetri dalla suo chitarra a riprendere con i telefoni un momento unico. Un solo di chitarra davvero esagerato e impressionante!!! e con la chitarra sulle spalle percorre tutto il pit dei fotografi per recarsi dalla parte opposta e continuare la sua parte infinita!!! ZAKK WYLDE è unico.

Come dicevo ‘War Pigs’ dei Black Sabbath, ma anche ‘Fairies Wear Boots‘ e ‘Paranoid‘ che conclude la serata ed il festival!!! Una serata perfetta con Ozzy in grande spolvero, preciso, perfetto, sensazionale, unico… perchè di Ozzy ce n’è e ce ne sarà uno solo!

Musica dei grandi, per grandi!!!

Vorrei concludere non con un addio, ma arrivederci OZZY!!! arrivederci grande padre del metal e grande pietra miliare del rock’n’roll!!!

 

Ozzy setlist:
Bark at the Moon – Mr. Crowley – I Don’t Know – Fairies Wear Boots (Black Sabbath song) – Suicide Solution – No More Tears – Road to Nowhere – War Pigs (Black Sabbath song) – Miracle Man / Crazy Babies / Desire / Perry Mason (Instrumental medley + Zakk Wylde guitar solo) – Drum Solo – I Don’t Want to Change the World – Shot in the Dark – Crazy Train

Encore:
Mama, I’m Coming Home – Paranoid

 

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