Lenny Kravitz nel tempio sacro della musica italiana: Arena di Verona, 16 Luglio 2018

 

Verona, 16 luglio 2018, ore 20. Una leggera e preoccupante pioggia accoglie le migliaia di persone giunte nella città scaligera per la prima tappa nazionale del tour di Lenny Kravitz. Preoccupazione perché il cielo plumbeo non preannuncia nulla di positivo per il prosieguo della serata e perché le ormai inevitabili procedure di sicurezza creano chilometriche file di persone in piazza BRA allungando i tempi di ingresso (forse sarebbe sufficiente migliorare le attrezzature e le procedure per rendere questi controlli efficaci sì, ma più rapidi).

Sul fare delle 21 riusciamo ad accedere all’ARENA. SOLD OUT. Il colpo d’occhio è come sempre bellissimo e affascinante, ma nell’osservare la composizione del pubblico il mio occhio maschile non può non notare come la maggior parte del pubblico sia composta da SIGNORE e SIGNORINE. La folta rappresentanza del gentil sesso è sicuramente accorsa per la qualità della straordinaria musica della rockstar, ma anche (come fin dall’inizio della storia del rock’n roll) per l’avvenenza e presenza scenica del personaggio Kravitz che ha attraversato gli ultimi 30 anni della storia della musica “condendo” la sua produzione musicale anche con qualche goccia di gossip legato alle sua conquiste femminili.

Lo spettacolo inizia alle 21.20 (in ritardo appunto rispetto al programma) e fin dalle prime note del brano di apertura (“Fly Away”) saltano subito all’occhio due cose: da una parte la musica coinvolgente (molti fra il pubblico fanno fatica a tener fermi i piedi) e dall’altra una certa “ingessatura” di Lenny. Tutta la band (tutti musicisti di primo piano e necessariamente bravissimi per stare al passo con il talentuoso leader) risulta, nonostante la musica, in qualche modo bloccata, anche se bastano piccole “mossettine” e “ancheggiamenti” di Kravitz per mandare in visibilio il folto pubblico femminile. Il concerto ha il taglio del “BEST OF” in cui Lenny propone i suoi più grandi successi attraversando così tutti i generi musicali (dal rock – anche duro – al funky, dal pop al soul, dal reggae al blues) oltre ad un paio di singoli (“LOW” e “IT’S ENOUGH”) del suo nuovo lavoro (“RAISE VIBRATION” di prossima uscita il 7 settembre) dal taglio decisamente funky, almeno per i due brani presentati.

Però per 50 lunghissimi minuti, un po’ per il tipo di brani proposti e forse per avere il tempo di scaldarsi, Kravitz e compagni rimangono abbastanza rigidi sul palco, comportamento che certamente non si addice ad una rockstar del suo calibro (a 54 anni è ancora in splendida forma fisica e musicale). È solo sulle note di “Always on the run” e con la successiva “Where are we running”, quindi con il ritorno alla sua vena rock (e come poteva essere altrimenti), che la band e lo stesso rocker cominciano a sciogliersi e ad essere molti più coinvolgenti nei confronti del pubblico che, già molto caldo, non aspettava altro che qualche segnale dal palco per scatenarsi, ballare e muoversi in direzione dello stage alla ricerca di un contatto più “intimo” con l’artista.

Purtroppo però il bel gioco dura poco (secondo LUI) perché, solo dopo 90 minuti di concerto, sulle note di “AGAIN” (il verso “I wonder if i’ll ever see you again” è utilizzato a proposito) finisce la parte ufficiale del concerto. TROPPO POCO per un musicista del suo calibro e con la sua produzione. Personalmente penso che, anche se siamo all’Arena di Verona, se siamo di fronte ad una grandissima rockstar, il pubblico che ha pagato cifre importanti (soprattutto quelli delle prime file) ha diritto al “RISPETTO” da parte dell’artista che, ricordiamo, è sul quel palco perché ce lo ha messo il suo pubblico.

Fortunatamente c’è ancora l’encore e su quello tutti speriamo.

Qualcosa si sblocca e durante il bis, Kravitz comincia a comportarsi da vera rockstar e a creare la magia che fa grandi questi appuntamenti. Sulle note di una INTERMINABILE “LET LOVE RULE” (“SOLO” 20 min), Lenny si concede svariati bagni di folla: in platea ma anche sulle gradinate, mandando letteralmente in estasi mistica il pubblico e nello sconcerto più profondo il proprio servizio di sicurezza. Così ci piaci! Voglio in questa parte sottolineare che per tutto il concerto l’artista ha messo l’accento sull’amore e sulla spiritualità (il ritornello di ‘Let Love Rule‘ ripetuto per tutto il bis lo sottolinea), radici alle quali tutti noi dobbiamo ritornare per rendere migliore questo mondo.

Il concerto si chiude con il botto, ovvero con il brano che ogni buon rockettaro pretende dal vivo da KRAVITZ: “ARE YOU GONNA GO MY WAY”! Una sana e adrenalinica iniezione di un fantastico mix di hard rock e funky che fa sobbalzare tutto il pubblico, molti dei quali, dopo una finta pausa a luci spente avevano già abbandonato l’arena. Pochi. minuti di una magica atmosfera che ci fa finire il concerto con un buon sapore in bocca e con una bella carica addosso.
Tutto questo è stato il concerto. Tutto questo è LENNY KRAVITZ. GENIO E SREGOLATEZZA.

 

Setlist:
Fly Away – Dig In – Bring it on – American woman (Guess who cover) – Get up stand up (bob marley) – It’s enough (funky time) – Low (love time) – It ain’t over til it’s over – Can’t get you off my mind – Believe – I belong to you – Always on the run – Where are we running? – The chamber – Again – Encore: Let love rule – Are you gonna go my way

 

 

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