Lynyrd Skynyrd – Milano, Palasharp – 3 Giugno 2009

(from the web)

 

Attesissimo il concerto di stasera al Palasharp dei Lynyrd  Skynyrd, latitanti dal nostro paese da 12 anni. Mentre aspetto che salgano sul palco, penso: com’è triste il destino di questa grandissima Southern Rock band, forse la più grande, entrata nella leggenda per farne la differenza, ma a quale pezzo? La storia dei Lynyrd è costellata di lutti e tragedie, da quel lontano 20 ottobre 1977, a soli 3 giorni dopo l’uscita di “Street Survivors” (prima di una serie di macabre coincidenze legate agli Skynyrd), in cui la band perse il cantante Ronny Van Zant, il chitarrista Steve Gaines e la corista Cassie Gaines; fino a due mesi fa, con la perdita del tastierista, Billy Powell, che condanna Gary Rossington a unico superstite degli originali di Jacksonville.

Stasera il Palasharp è pienissimo: gente di ogni età, proveniente da ogni angolo d’Italia, sventola bandiere degli stati confederati in attesa dei loro beniamini.

Ed eccoli salire sul palco: l’incipit è tutto d’un fiato: si parte con “Workin For The MCA”, “I Ain’t the One” e “Saturday Night Special”. La band è affiatata ed energica, Johnny Van Zant sventola l’asta del microfono con appesa la classica bandiera sudista, e oscillando da un lato all’altro del palco, interagisce scherzosamente coi suoi colleghi, incitandoli con pacche sulle spalle.

Il pubblico è galvanizzato e la cosa viene  evidenziata anche dalla band. Il chitarrista invita costantemente i suoi fan a divertirsi e Johnny si riserva più volte durante il concerto di  ringraziare per la sfrenata partecipazione. What’s Your Name offre alla band l’occasione di ricordare Billy Powell, a cui viene fatto un lungo applauso. Simple man, uno dei momenti più attesi del concerto, placa gli animi: intorno a me, vedo persone emozionarsi, stringersi e cantare a squarciagola. Il Palasharp ora è tutta un coro, una massa di dita puntate verso l’alto, verso Ronnie Van Zant. Segue “That Smell”, e un Medley con “Down South Junkin'”, “The Needle and The Spoon” e “Double Trouble”). Altro momento toccante, la splendida “Tuesday’s Gone”: le voci di centinaia di persone si uniscono a quelle delle coriste. Si torna a ballare con “Gimme 3 Steps” e “Call Me The Breeze”, ed in effetti star fermi è impossibile. Prima di lasciare il palco, il classicone, “Sweet Home Alabama”, è davvero spettacolare: dalla gradinata si riesce ad ammirare una moltitudine di persone che si dimena e balla freneticamente. Il concerto sta per terminare e i Lynyrd lasciano il palco. Ora l’attesa per un  bis, che dal 77 non ha mai subito variazioni, è altissima.

La band risale sul palco, Johnny ci chiede “c’è ancora una canzone che volete sentire?” e c’è solo una risposta possibile: “Free Bird”. E’ questo il momento più emozionante della serata, tutti si stringono l’uno con l’altro, il palazzetto è un coro all’unisono, che canta questa canzone che è diventata l’inno alla libertà, e a chi l’ha tradotta in musica. Le lacrime si sprecano in ricordo di Ronnie, reso immortale da queste parole, Duane Allmann, a cui la canzone venne dedicata, a tutta la formazione originale, scomparsa prematuramente, a Gary Rossington, splendidi esecutori di quelli che sono diventati i 5 minuti strumentali più evocati del southern rock e a tutti questi abilissimi musicisti, eccelsi nell’interpretazione e nell’attitudine, che da quando si unirono occasionalmente la prima volta nell’87, non videro più riposo, e che, legati dal rispetto per i Lynyrd Skynyrd che furono, continuano a esportare la loro musica nel mondo.

Setlist:
1. Workin For MCA
2. I Ain’t The One
3. Saturday Night Special
4. What’s Your Name
5. Simple Man
6. That’s Smell
7. Whiskey Rock-A-Roller
8. Down South Jukin / Needle And The Spoon / Double Trouble / Tuesday’s Gone
9. Gimme Three Steps
10. Call Me The Breeze
11. Sweet Home Alabama
12. Freebird

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