Machine Head – Catharsis

Il nono attesissimo album della band di Oakland !!!

 

Nuclear Blast – Gennaio 2018

I Machine Head ci hanno abituato negli anni alle sorprese ad ogni album. Questo nuovo Catharsis non fa eccezione. A distanza di quattro anni dal predecessore Bloodstone and Diamonds Robb Flynn e soci tornano alla carica con un lungo e variegato lavoro; 75 minuti di metal moderno e contaminato, senza però tralasciare alcuni episodi di continuità col sound che li ha portati alla ribalta.

Il primo dei citati episodi è la track Volatile, che apre il disco con la sfrontatezza e l’impatto che i fans  vogliono dai loro beniamini. Un riff sempice ma carico di groove, la frase di apertura “fuck the world” regalano subito emozioni. Il brano prosegue veloce e carico di ritmo e groove, interrotto solo dal breve ritornello melodico. Non mancano i tratti che hanno distinto lo stile della band dal resto del mondo: stop and go, velocità ed armonici sibilanti, e rallentamenti pachidermici a condire il tutto. I Machine Head aprono il disco come noi vorremmo che facessero.

Subito giunge il momento della title track, Catharsis, e qui la sperimentazione e la contaminazione si fanno largo con prepotenza, a partire dall’intro condito con rumoristica quasi pop. Anche lo sviluppo del brano contamina il groove potente dei Machine Head con elementi mutuati dal pop e dal nu metal, quasi ad evolvere le sonorità di lavori come The Burning Red. Gli amanti di lavori come Burn My Eyes o Through the Ashes of Empires storceranno prepotentemente  il naso. Non si può dire che il pezzo sia brutto, anzi è molto accattivante, ma sarà duro da digerire per i puristi del thrash, anche moderno.

Beyond the Pale prosegue l’indirizzo dato dal brano precedente, pur con un pizzico di cattiveria in più. Il riff portante ricorda gli Strapping Young Lad, rivisitati con la personalità e l’unicità che i Machine Head sanno dare alle loro composizioni. Anche qui si sprecano le parti melodiche sottolineate dal cantato clean. Forse questa volta Flynn ha un poco esagerato, in fondo ciò che maggiormente lo caratterizza e lo distingue dal resto dei vocalist estremi è proprio la sua voce roca, non growl ma graffiante, quasi hardcore. California Bleeding è un brano più cattivo e diretto, molto groovy, quasi messo in scaletta per confortare i fedelissimi dei Machine Head degli esordi. Anche qui ritroviamo bei ritmi, moderni ma cattivi, stacchi di basso potentissimi, e tutti gli elementi che danno il senso di familiarità con la band.

la contaminazione con il nu metal ritorna alla grande in Triple Beam, un brano che potrebbe essere una sintesi delle esperienze di The more Things Change e Supercharger. In questo frangente la band strizza l’occhio a musica più mainstream, inserendo parti estremamente melodiche ed anche una strofa cantata quasi in stile hip-hop. D’altronde lo stesso Flynn, parlando del nuovo lavoro, afferma che potrebbe rendere la musica dei Machine Head fruibile per un pubblico molto più vasto. Ci dice che questo bilanciamento di generi e sonorità non è stato studiato a tavolino. Dubito fortemente che una band ormai così esperta e smaliziata nel music business non si ponga chiari obiettivi prima della stesura di un nuovo lavoro, ma ok.. Kaleidoscope ci riporta a ritmi decisamente sostenuti, con un intro parlato e scandito da un battito di mani che non si riesce a collocare nel genere della band. Torniamo qui a sonorità più proprie del periodo The Blackening, con un brano gradevolissimo, tutto da scapocciare.

Bastards, uno dei primi singoli presentati in anteprima, ha creato e creerà molto scompiglio tra gli ascoltatori. Siamo di fronte ad un tipo di composizione davvero nuova per il combo di Oakland. Anche in passato hanno scritto ballate, ma questo brano, che sembra più uno sfogo del credo politico di Flynn, ha un sapore folk che mai avevamo sentito. Purtroppo bisogna dire che i limiti di Flynn nel cantato melodico qui emergono più che in altri frangenti. Un brano certamente coraggioso, che scontenterà molti ma che in qualche modo attira l’attenzione.

Hope Begets Hope riprende la contaminazione tra storia e modernità, tra groove e melodia, tema portante dell’album. Un elemento ricorrente di tutto l’album sono i ritornelli scritti con il chiaro intento di essere facilmente memorizzabili e cantabili, ed anche qui ritroviamo questa caratteristica; tutto sommato un brano gradevole, anche se non aggiunge nulla di particolare ai concetti espressi nei brani precedenti, così come la successiva Screaming at the Sun.

Behind a Mask è una ballata ancora più pop di Bastards, e qui Robb Flynn da una prova decisamente migliore nel cantato melodico, aiutato probabilmente dai cori e dal recente acquisto della band, il bassista Jared Mac Eachern. Lo stesso Flynn racconta di aver sperimentato molto col nuovo bassista nella stesura dei nuovi brani. (ma perchè?) In Catharsis troviamo largo uso di basi orchestrate, ben evidenti nell’intro sospirato di Heavy Lies the Crown. Anche questo brano risulta molto melodico e di facile ascolto anche ad orecchie meno avvezze ai  classici dirompenti e senza compromessi della band. Sul finale del brano l’esplosione di rabbia ci ricorda che i Machine Head sono nati come una macchina da guerra, e tentano di non deludere il nocciolo duro dei fans. Un brano tropppo prolisso ma di grande effetto. Psychotic ci ripresenta i Machine Head come abbiamo imparato a conoscerli ai loro esordi. E’ un brano decisamente incentrato sul mid tempo, con un bel groove e con il sound familiare della band: flanger a gogo e ritmiche potentissime.

Grind you Down è un bel brano di groove-thrash, moderno e dirompente come un diretto in piena faccia, rovinato da un’eccessiva melodia del ritornello che mal si concilia col mood genrale della canzone. Musicalmente uno dei brani meglio riusciti dell’album. Fantastico anche l’inserimento di una parte vocale un po’ più “marcia” dell’abituale cantato, peccato veramente per l’inserimento della voce pulita. Razorblade Smile è un palese tributo a sua maestà Lemmy, sia dal punto di vista compositivo sia vocale. Una bella mazzata rock n’roll che suona molto motorhead ma proposta con personalità e perizia. Eulogy, onirica, sospirata, malinconica, chiude l’enorme lavoro di Catharsis come a sottolineare una ritrovata pace dopo una purificazione turbolenta.

Come anticipato dallo stesso Robb Flynn, dovevamo aspettarci un album molto melodico e Catharsis lo è senza ombra di dubbio, anche troppo. Non mancano tuttavia la potenza ed il groove che da sempre contraddistinguono i Machine Head, complice il drumming superbo di Dave Mcclain. Come tengono a sottolineare, i Machine Head si trovano tutti insieme nella stessa stanza per comporre i brani, svolgendo il lavoro alla “vecchia maniera”. Sarà questo uno dei motivi per cui nonostante tutti gli esperimenti più o meno riusciti, e l’occhiolino al mainstream, questo lavoro suona genuino.

I fan di Through the ashes of Empires, The Blackening e Burn My Eyes storceranno il naso più volte durante l’ascolto di Catharsis; manca la rabbia vera, il thrash senza compromessi. I nostri hanno sfornato un lavoro molto ben studiato e preparato, ruffiano quanto basta. Catharsis è un album che merita più di un ascolto per essere compreso fino in fondo. Questo è quello che Robb Flynn chiede al pubblico ma forse non è questo che il pubblico si aspetta dai Machine Head. Il cantato clean mischiato a quello cattivo non è più una novità, e non sembra nemmeno far parte del DNA della band. Catharsis è carino e ben suonato, non c’è dubbio, ma non “morde”, e per una band fondamentale per il thrash moderno, non è un risultato eclatante.

Ricordiamo i Machine Head saranno in Italia ad Aprile:

11 Aprile | Bologna – Zona Roveri
12 Aprile | Roma – ORION
13 Aprile | Trezzo sull’Adda – Live Music Club

www.machinehead1.com

Tracklist:
1. Volatile 
2. Catharsis
3. Beyond the Pale
4. California Bleeding
5. Triple Beam
6. Kaleidoscope
7. Bastards
8. Hope Begets Hope
9. Screaming at the Sun
10. Behind a Mask
11. Heavy Lies the Crown
12. Psychotic
13. Grind You Down
14. Razorblade Smile
15. Eulogy

Band:
Robb Flynn – voce, chitarra
Dave McClain – batteria
Phil Demmel – chitarra
Jared MacEachern – basso

Catharsis

Bastards

Kaleidoscope

Beyond the Pale

 

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