Metalitalia.com Festival 2015 – Live Music Club, Trezzo sull’Adda (MI) – 30 Maggio 2015

                                                                            LIVE REPORT 

testo di: Luca Bosio – fotografie di : Giacomo Lanfranchini

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Il Metalitalia.com Festival 2015 – giunto alla sua IV edizione – è stato un grande successo! È stato un successo annunciato sia per quel che concerne l’affluenza del pubblico, che ha abbondantemente superato la capienza del validissimo impianto del Live Club di Trezzo, sia per quel che concerne le prestazioni di tutte le band presenti che si sono adoperate al massimo delle loro possibilità per rendere una giornata di grande musica Metal un evento indimenticabile. Un appuntamento imperdibile soprattutto per gli amanti del thrash metal Made in Bay Area di S. Francisco, qui rappresentato dalle sue punte di diamante: Exodus e Testament co-headliner!

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 Questi storici gruppi Thrash, arrivati ai loro 50 anni suonati, sono ora al top!!! Passano gli anni (e tanti) ma son sempre meglio, e ora possono usufruire anche di un sound talmente potente e perfetto da non lasciare prigionieri! Dal lato prettamente commerciale, noi italiani, invece, stiamo diventando sempre più esterofili, nel senso che preferiamo partecipare ad eventi simili piuttosto che assistere a concerti di singole band che alla fine avrebbero attirato meno della metà del pubblico qui presente. Siamo arrivati a questo punto, in piena crisi economica del paese, dove un biglietto a 35€ che ti offre uno spettacolo eccellente come quello del Metalitalia, effettivamente è parso a molti la soluzione più razionale da adottare.

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ULVEDHARR

Appena entrato all’interno del Live Club è da pochi minuti incominciata la performance dei bergamaschi Ulvedharr, a cui è toccato l’arduo compito di aprire le ostilità della manifestazione. Non conoscevo prima la band, ma mi sono ritrovato ad assistere ad uno show più che discreto ad opera di questi ragazzi eccellentemente rodati sul palco! Il loro è un thrash/death metal dal forte impatto sia visivo che sonoro che rimanda direttamente al periodo dei Sepultura di Arise (le movenze sono le stesse dei carioca ai tempi d’oro) e con qualche gettone di debito da pagare anche agli svedesi Unleashed. Si muovono bene e con disinvoltura sul palco, incitando il pubblico accorso a vederli ed impiegando molto bene il poco tempo a loro concesso! Mi prometto di riprendere i loro album ed ascoltarli con la massima attenzione! Promossi…

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SINISTER

Chi mi conosce sa bene che ho smesso di ascoltare (quasi totalmente) Death Metal da tempo immemore, ormai lo trovo un genere oltremodo deficitario e fine a se stesso. Un genere che ha raccolto grandi consensi in passato ma sinceramente non avverto più nessun tipo di vibrazione positiva per questo tipo di sonorità che per me sono diventate di una noia mortale! Nonstante tutto i Sinister li conosco abbastanza bene e sono consapevole dell’alto valore (pur con mille-mila cambi di formazione della band) specie dal vivo. Purtroppo nel bel mezzo della loro esibizione inizia all’esterno della struttura il meet & greet con i Testament, quindi buona parte del pubblico si dirige di gran carriera verso la lunga coda per ricevere autografi e foto di rito con Chuck Billy & Soci. Circa una quarantina di minuti messi a loro disposizione per un death metal viscerale e totalmente old-school con tanto di growling dirompente da parte del cantante (ed ex-batterista) Adrie Kloosterwaard, mi risulta di difficile assimilazione (e digestione) solo dopo una manciata di brani. Anche se alle prese con un sound tutto tranne che perfetto, la prestazione dei Sinister rimane impeccabile, ma ripeto, non gradendo la loro proposta ho perso subito interesse.

SINISTER

Ultra-Violence                                                                                                    

La tanto bistrattata Val di Susa non è solo identificabile col movimento di opposizione NO TAV… per fortuna c’è anche dell’altro e si chiama Thrash Metal! I talentuosi ragazzi della provincia torinese Ultra-Violence sono una band che deve essere d’esempio a livello di abnegazione e dedizione per l’intero paese dato che non si arriva per caso a suonare su quel palco. Comunque poter suonare davanti a così tanta gente per gli UV è un’occasione unica e troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, ed è ulteriore motivo d’orgoglio poter esibirsi assieme ai loro (e non solo loro) idoli eterni! Gene Hoglan, batterista dei Testament, osserverà buona parte finale del loro show inviandomi ripetutamente gesti di totale approvazione! Purtroppo la sfiga è sempre pronta dietro l’angolo, e così dopo il primo brano si rompe la corda della chitarra di Loris Castiglia e i 2 microfoni atti per i cori sono addirittura spenti, il che danneggia pesantemente l’esibizione si volenterosa di una band brillante, ma che pecca ancora molto dal lato organizzativo e gestionale.

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Quando suoni davanti a così tanta gente non bisogna sbagliare un colpo e capisco che ci si possa sentire sotto pressione, ma a volte come nella vita si ha bisogno di qualcuno in fase gestionale e soprattutto di un fonico che sappia dove mettere le mani. Prendere nota: grazie! Comunque sia, gli ex ragazzini prodigio nonostante altri intoppi non si sono certo persi d’animo ed hanno continuato imperterriti il loro show! Vengono presentati alcuni brani tratti dal loro nuovo album ‘Deflect The Flow’ come ’Why So Serious?’’ brano questo molto divertente, in bilico tra i Megadeth e i Mordred d’annata e credo sia pure divertente per la band stessa proporla dal vivo, ma mi ripeto, è troppo lunga, ripetitiva e alla fine stanca! Ben altro effetto provoca invece la tellurica ‘’L.F.D.Y.’ una grande thrash metal song che pare appartenere ad un altro periodo (1987/1988) ed in grado di scatenare il definitivo massacro tra il pubblico che pare gradire molto le sonorità arrembanti dei torinesi che sono stati un’ottima palestra in vista di Exodus e Testament. Bravi Ultra-Violence (non è un novità) ma la strada per raggiungere un profilo di livello professionale è ancora lunga, buon lavoro mio caro Loris…

DARK LUNACY

Cambio palco e anche di sonorità! I parmensi Dark Lunacy, ci riportano indietro nel tempo, quando nella metà degli anni novanta il classico death metal melodico svedese dominava la scena in lungo e in largo. Il loro sound è totalmente debitore nei confronti dei primi Dark Tranquillity e In Flames, anche se bisogna dire che la band cerca di personalizzare la sua musica con sperimentazioni e l’uso un tantino pretenzioso – almeno dal vivo – di una sezione composta da quattro archi, atti ad integrarsi con la band specie nelle parti più melodiche e introspettive.

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Il loro show, nonostante gli ennesimi, gravi intoppi in fatto di sound, mi è parso come minimo dignitoso, anche se il pubblico di oggi è maggiormente propenso al thrash metal, quindi una band con simili caratteristiche, ha rischiato seriamente di essere quasi del tutto ignorata. Per loro fortuna i suoni col passare del tempo di sono messi un pò in quadro e anche il pubblico man mano ha iniziato a farsi coinvolgere apprezzando la musica della band. Spero di rivederli in un contesto più consono alla loro proposta! Bravi comunque per impegno, dedizione e professionalità!

ONSLAUGHT

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Si ritorna prepotentemente al classico thrash metal con gli Onslaught, leggendaria band inglese in attività da ormai più di 30 anni con quella che possiamo giustamente definire come la loro seconda giovinezza. La band di Bristol è ritornata in piena attività dopo una lunga interruzione durata parecchi anni che si è concretizzata nella tanto attesa reunion del 2004. Da li sono scaturiti tre ottimi lavori in studio: ‘’Killing Peace’’ (2007), ‘’The Sound Of Violence’’ (2010) e ‘’VI’’ (2013). Gli Onslaught conoscono molto bene il reattivo pubblico italiano e sa cosa dar loro in pasto… nient’altro se non il suono della fottuta violenza! Stiamo finalmente entrando nel vivo della manifestazione, ed al momento dell’entrata in scena del quintetto si cambia marcia e l’audience comincia a farsi oltremodo sentire, inneggiando a più non posso il nome della band. Bastano le prime note di  “Let There Be Death” per scatenare l’inferno e il putiferio con il pubblico che poga a più non posso,  incitamdo la band e cantando a memoria ogni canzone!

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Non è certo una novità che Nige Rockett & soci abbiano una resa formidabile dal vivo, fatta di grandissima esperienza accumulata in anni di dedizione alla causa! Si susseguono verri inni come “Metal Forces”, “Fight With The Beast”, “66 – Fucking 6” con il cantante Sy Keeler in splendida forma e assoluto dominatore della scena. Mr. Keeler con la sua voce penetrante, specie quando fa partire i classici acuti penetranti e sfonda timpani ha quasi fatto rischiare il collasso del PM! Non c’è null’altro da aggiungere! Gli Onslaught ogni volta sono una sicurezza, band solidissima e feroce che incarna perfettamente la pura attitudine Thrash Metal anni ottanta di cui sono stati tra i primi promotori! Speriamo che il prossimo anno rilascino un nuovo capitolo della loro discografia e passino nuovamente a trovarci. Band come questa non ne abbiamo mai abbastanza! Show incredibile e tripudio totale da parte di un pubblico ormai euforico che ha apprezzato e gradito ogni singolo instante della performance!

FLESHGOD APOCALYPSE

Possiamo chiamarli anche gli outsider della manifestazione, ma quello sciorinato dai Fleshgod Apocaplypse è stato uno momento ‘assai particolare’ che non c’entrava assolutamente niente con il resto della giornata! Nel contesto di un qualsivoglia festival ci stà che qualcosa non sia di gradimento, e questo è puntualmente avvenuto con l’esibizione dei perugini. Sono più famosi all’estero che da noi? Buon per loro, mi sta bene! Hanno un contratto discografico importante? Ottimo! Ma ritengo che buttare una simile proposta musicale nel contesto odierno sia stata una scelta del tutto inopportuna, sminuendo anche l’importanza della band stessa che sarà stata conosciuta dal 10% dell’audience.

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E’ indubbio che questi ragazzi ci sanno fare, suonano quello che devono ed hanno un impatto visivo/teatrale studiato in ogni minimo dettaglio: con tanto di immagini pseudo satanic/horror, make-up, voce femminile, pianoforte, etc…. il tutto a contrappuntare le violente sfuriate in blast-beat di classico Black/Death metal ed un cantante che alterna un classico cantato growl con uno screaming penetrante. Il loro show e la loro attitudine può far ricordare il teatrino dei Cradle Of Filth, con brani che per giunta durano un’eternità e di cui non ricordo un riff vincente! Al momento esatto degli stacchi orchestrali (tutti uguali per giunta) getti di denso fumo bianco – altamente spettacolari – si innalzano puntualmente verso la volta del Live Club. Una batteria-mitragliatrice insensata e iper-triggherata frulla costantemente in maniera violenta ma a parer mio in modo del tutto innaturale. Sembra di assistere ad un concerto dentro al concerto da parte di un batterista assai preparato ma stile macchinetta con pila Duracell legata dietro la schiena! Non vogliatemi male ragazzi. io sono old-school e certe sonorità non le conosco o non voglio neppure provare a capirle. Per il sottoscritto l’esibizione dei Fleshgod Apocalypse è stato un lungo, ma veramente infinito viatico verso la salvezza… Exodus!

EXODUS

Chi l’ha visto? Questa è la prima domanda che ognuno di noi, presente qui al Live Club, si sarà posto prima dell’esibizione degli Exodus, l’ennesima senza loro storico mentore Gary Holt!  Ma quello inscenato dalla più grande Thrash Metal band di tutti i tempi (anche senza Holt) è stato uno show a dir poco C.L.A.M.O.R.O.S.O.! Quello del Metalitalia è stato un concerto dove si sono susseguiti 30 anni di classici che hanno realmente fatto la storia del genere, e che, aimè, hanno anche privato di tutte le energie in possesso del pubblico, andato in totale delirio sotto le bordate dei cinque californiani.

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La cosa più sorprendente è che questa sera, la band, è andata oltre ogni previsione, divenendo sin dal primo brano una cosa sola con i suoi fans! Tutto questo grazie ad uno Zetro Sousa davvero in forma strepitosa e orgoglioso di essere rientrato e di appartenere nuovamente alla band: Zetro aizzatore di folle e a tratti veramente commosso dall’accoglienza che il pubblico milanese gli ha riservato. Che il favoloso disastro abbia così inizio! Boati dal pubblico salgono ad ogni canzone annunciata, compresi gli estratti dal nuovo e stupendo “Blood In – Blood Out” vengono recepiti alla grande, ma come sempre, sono i classici pezzi da Bonded By Blood (da poco 30-enne il ragazzo!) a scatenare una violenza disumana: “Piranha” spacca in due l’audience che ci da dentro a più non posso, mentre la tiratissima “The Last Act Of Defiance” (da Fabolous Disaster) ci fa viaggiare con la memoria sino al 1989, quando il thrash metal e questa band erano davvero sulla bocca di tutti. “Metal Command” viene eseguita con una violenza e una precisione disumana da parte dei due chitarristi Lee Altus/Kragen Lum (Heathen) ed il pubblico impazzisce nuovamente quando con un breve accenno a “Reign In Blood” Zetro ci fa notare che Mr. Holt è andato a fare ‘altro’ ma che presto rientrerà nei ranghi!

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E’ poi la volta delle annichilenti “Blacklist” e “War Is My Shepard” estratte ambedue da “Tempo Of The Damned” mietere l’ultimo raccolto tra il pubblico sempre più devastato. Ma non è affatto finita qui, dato che “A Lesson In Violence” e “Bonded By Blood” continuano a triturare quei maledetti riff guidati sapientemente da quel treno impazzito a nome Tom Hunting, batterista di cui non smetterò mai di decantare le gesta! Siamo giunti al traguardo finale anche per loro e non poteva certo mancare l’appuntamento con il classico dei classici ovvero la tiratissima “Strike Of The Beast”, per chi scrive ”l’inno definitivo” del più irriverente e bastardo thrash metal, a cui, come da copione, spetta il compito di chiudere questa grandissima esibizione con tanto di ‘wall of death’ cui avrebbero partecipato in maniera assoluta anche le bariste, gli standisti e tutti gli addetti alla sicurezza se solo avessero potuto! Cari amici dove passano gli Exodus non cresce più l’erba…

(Solo per la cronaca Gary è rimasto negli Stati Uniti, intento a svolgere promozione per il nuovo attesissimo album degli Slayer!)

TESTAMENT

Lo sapevano bene, ci hanno voluto credere, ma ancora una volta sono stati sconfitti! È impensabile per chiunque salire sul palco dopo gli Exodus e pensare di uscire vincitori. Questa è la dura legge che da 30 anni vige nell’ambiente e anche oggi puntualmente si è ripetuta. Abbiamo visto i Venom in passato essere ridicolizzati dalla band californiana, gli stessi Kreator e molti altri ancora hanno ceduto le armi e hanno piegato la testa dinnanzi all’impatto devastante che sul palco riesce a scatenare la band più violenta del pianeta! E’ stato comunque uno spettacolo di altissimo livello e degno del loro nome anche quello inscenato dai Testament, uno di quelli da ricordare a lungo, nonostante quel ritardo bizzarro di 40 minuti (troppo) sulla tabella di marcia abbia scatenato un bel po’ di fischi da parte del pubblico parecchio innervosito. tuttavia la band si fa subito perdonare, partendo a manetta con il classico “Over The Wall”, brano che, in altre occasioni avrebbe scatenato il fini mondo, ma il pubblico è ormai in piedi da tante, troppe ore e non si è ancora ripreso dall’esibizione precedente degli Exodus. I Testament se ne rendono conto sin da subito! Purtroppo non aiutano di certo i pezzi tratti dell’ultimo album (“Rise Up” e “Native Blood”) che, specie dal vivo, faticano ad ingranare, tendendo  ad essere troppo ripetitivi specie con i ritornelli oltremodo ripetuti.

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Ci vuole una  The Preacher per scatenare nuovamente del serio macello sotto il palco! La band gira a mille con un Gene Hoglan (vero mattatore) intento a violentare la batteria e uno Steve DiGiorgio stellare ormai entrato a pieno regime nel sound della band. Il suo basso a sole 3 corde è stato un concerto dentro il concerto stesso! Lo show è dominato da Chuck Billy che spesso compiaciuto sentitamente ringrazia una folla sempre più sudata e compressa dentro un Live Club la cui temperatura sta assumendo fattezze tropicali! Da sottolineare la prestazione maiuscola del maestoso Alex Skolnick  – un guitar-hero per eccellenza che non ha bisogno di alcun tipo di presentazione – Alex ci delizia con della sontuosa melodia contrapponendosi alle bordate thrash di un Eric Peterson (bella maglietta tra l’altro) sempre a muso duro sul pezzo! Lo show entra nel vivo e i Testament aprono una breccia sul passato, sciorinando alcune chicche dalla loro nutrita discografia, si susseguono: The New Order”, Souls Of Black”, “Practice What You Preach” e “First Strike Is Deadly”. Grandissimo finale affidato a D.N.R. (Do Not Resuscitate) e guarda caso al loro miglior brano di sempre la terremotante “Disciples Of The Watch” introdotta dalle urla cavernicole dell’orco Chuck che pone così fine ad un’ottima scaletta, forse solo abbreviata di qualche brano visti i ritardi con le luci di cui prima. Ottimi Testament, li vediamo e ce li gustiamo sempre volentieri!

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Sulle note dei Testament cala così il sipario su un Festival ottimamente organizzato da quei simpatici webzinari milanesi e dalla Eagle Booking di Saverio (chi ti ha visto!) Mollica e che ogni anno ci stanno viziando e deliziando con il loro imperdibile appuntamento musicale. Speriamo che il prossimo anno riescano ad organizzare una manifestazione con band se non superiori, almeno dello stesso livello di quelle di quest’anno! Grande risposta da parte del pubblico che ha confermato il SOLD-OUT annunciato solo qualche giorno prima, e che ha dimostrato come anche a casa nostra – nonostante le vendite ormai quasi ridotte allo zero dei dischi – il metallo ad alto lignaggio scorre ancora impetuoso nelle vene dei veri fruitori italici. Un massa variegata e distinta di persone che oggi abbiamo visto sfilare educatamente in più di 2000 e appartenente a 3 se non a 4 generazioni differenti (dagli anni ’80/’90 e 2000) che si è radunata ed ha risposto in maniera davvero massiccia all’evento!!! Chi ben semina…. ottimamente raccoglie!

Luca Bosio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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