Metallica – Harwired…To Self-Destruct

 

Blackened – Novembre 2016

Cosa ci si aspetta da un nuovo disco dei Metallica?

Personalmente non mi aspetto più nulla. Ho smesso da anni di aspettare un ritorno al thrash degli anni d’oro o a sonorità vicine al ‘Black Album’. A volte penso che ci si accanisca in modo esagerato nei confronti della band americana. E’ vero che negli ultimi anni (20???) hanno sempre o quasi spiazzato i fans, però è anche vero che molti criticano senza cognizione di causa, solo per il gusto di farlo e basta.
Che piaccia o no, quando esce un nuovo disco dei Metallica se ne parla per mesi, questo perché sono ancora uno dei pochi gruppi rimasti assieme agli Ac Dc, capaci di smuovere il mondo musicale da un torpore irreversibile.

Hardwired…To Self–Destruct’ è il nuovo album dei Four Horsemen, pubblicato dopo otto anni dal discreto ‘Death Magnetic’ che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a molti, ma che in fin dei conti ha lasciato ben poco nel corso degli anni.

Libero la mente e schiaccio il tasto play. ‘Hardwired’ introdotta dalla tipica rullata di Lars Ulrich mi fa capire che forse questa volta ci siamo. Breve e intensa, un concentrato di energia che sembrava i Metallica avessero dimenticato nel cassetto. Hetfield è sempre graffiante con la sua timbrica e in generale si nota la freschezza che il brano sprigiona e la produzione finalmente all’altezza del nome della band.
Atlas, Rise !’ e ‘Now That Were Dead’ mantengono alta l’adrenalina, due mid- tempo estremamente convincenti, pregni di chitarre roventi e graffianti come da tempo non sentivamo. In alcuni frangenti mi è sembrato di tornare indietro ai tempi del ‘Black Album’ ma non voglio lasciarmi prendere troppo dalla nostalgia e proseguo nell’ascolto.

La quarta traccia, ‘Moth Into Flame’ propone un mix di vecchie reminiscenze thrash (principalmente nelle strofe) per poi concedersi qualche incursione in territori più melodici e orecchiabili nel ritornello. Nota dolente gli assoli di Kirk Hammett, poco ispirati (difetto presente in quasi tutti i brani) e suonati quasi per dovere, almeno questa è la mia impressione.
I Black Sabbath sono sempre stati una fonte di ispirazione per i Metallica e questo emerge in ‘Dream No More’ canzone lenta e ossessiva dominata da chitarre cupe e asfissianti e dalla voce disperata di Hetfield ancora in grande spolvero.
Il primo cd si chiude con ‘Halo On Fire’ mi è sembrata un po’ confusa e poco ispirata. Otto minuti dove non si capisce che intenzioni abbia la band. Numerosi i cambi d’atmosfera ma tirando le somme sono ben poche le emozioni che suscita ascoltandolo.

Confusion’ apre il secondo cd, e una certa ripetitività inizia a farsi sentire. Non male la parte strumentale ma a non funzionare sono la linea vocale e le melodie in generale. Un brano che non lascia sensazioni positive, solo un po’ di amaro in bocca e niente più.
Robert Trujillo figura tra gli autori di ‘ManUNkind’ la traccia più brutta di questo lavoro. Noiosa e eccessivamente prolissa, solo tanta confusione e mancanza di idee. Ancora una volta Kirk Hammett sembra essersi dimenticato di saper suonare, l’assolo è davvero inascoltabile.
Sette minuti che sembrano interminabili. Tiro un sospiro di sollievo quando si arriva alla fine (mi sono fatto del male ma ho voluto arrivare fino alla fine).

Here Comes Revenge’ è un altro lungo brano che si poggia su un bel riff di chitarra ma non ci siamo ancora. Il classico pezzo che sembra dover esplodere da un momento all’altro ma che non arriva da nessuna parte.
Altro polpettone da sei minuti e mezzo, ‘Am I Savage’ è ancora una volta troppo ripetitiva e anonima. Comincio a pensare che la band poteva sfornare un solo cd con sei – sette canzoni piuttosto che un doppio cd.
Murder One’ non è imprescindibile ma almeno è dignitosa, dall’andamento cadenzato e gradevole all’ascolto.

In chiusura ‘Spit Out The Bone’, un ritorno o quasi al thrash degli anni d’oro. Tempi serrati, bel riff di chitarra, Hetfield che canta come ai vecchi tempi e Lars che pesta come un dannato.

Siamo alla fine di questo doppio cd, che presenta molte luci e poche ombre nella prima parte e purtroppo moltissime ombre e un’unica luce nella seconda.

Harwired…To Self–Destruct’ rappresenta quello che sono oggi i Metallica. Lascio a voi la scelta di come completare questa affermazione.

www.metallica.com

Tracklist:

CD 1:

1.Hardwired
2.Atlas, Rise !
3.Now That We’re Dead
4.Moth Into Flame
5.Dream No More
6.Halo On Fire

CD 2:

1.Confusion
2.ManUNkind
3.Here Comes Revenge
4.I Am Savage?
5.Murder One
6.Spit Out The Bone

Band:

James Hetfield: voce, chitarra
Lars Ulrich: batteria
Kirk Hammett: chitarra
Robert Trujillo: basso

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1 Commento su Metallica – Harwired…To Self-Destruct

  1. GIUSTA LA RECE. I METALLICA SONO UN CAPOSALDO DEL METAL E QUINDI ANCHE SE HANNO TOPPATO ALCUNE SCELTE RESTANO SEMPRE TRA LE MIE CULT BAND. MI CHIEDO IL PERCHE’ CONTINUARE A FARE BRANI LUNGHI….MA NON SAREBBE MEGLIO ABBANDONARE STA’ TRADIZIONE PIUTTOSTO NOIOSA ?

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