Michele De Rosa e i Fil di Ferro, una storia lunga 40 anni…

Sono una persona con i piedi per terra, nessun sogno nel cassetto. Ho tanto. I sogni, i desideri, li tengo per altri.

 

Signore e Signori stendiamo il tappeto rosso per introdurre un grande musicista, Michele De Rosa, un uomo, un biker cuore e palle che coi suoi Fil di Ferro ha scritto pagine importanti della storia del Metal italiano. Un carattere duro e sanguigno che dagli anni ’70 a oggi è passato attraverso le epoche e le mode reggendo sempre alto il vessillo del Licantropo.

Ciao Michele,grazie per la disponibilità e benvenuto tra le righe di Longliverocknroll.it

Ciao da Michele De Rosa e tutti i Fil di Ferro

Il tuo nome è da sempre associato al nome storico di Fil di Ferro, che tra due anni ne compirà 40 di carriera. Guardandoti alle spalle, c’è qualcosa che davvero ti rende orgoglioso e qualcosa di cui ti sei pentito?

Ti premetto che rifarei tutto quello che ho fatto nella mia vita un’altra volta ancora.
Sono fiero perché abbiamo fatto musica metal in Italia ed abbiamo tramandato questa passione a tanti ragazzini di allora, alcuni poi diventati musicisti molto validi.
Non mi pento di nulla, ma provo grande rammarico per il fallimento della casa discografica che aveva investito su di noi ed altri.
Dischi Noi aveva puntato su Fil di Ferro, Crossborn, Futuritmi e Pechino Politic [in cui militavano Max Cottafavi e Gigi Cavalli Cocchi, rispettivamente divenuti chitarrista e batterista di Ligabue]
La casa discografica si era impegnata, voleva portare band italiane su palchi importanti esteri, ed è quello che poteva fare la differenza.

Avete partecipato, insieme alla Strana, ai Bulldozer, ai Vanadium e tanti altri, all’ascesa del Metal in Italia. Cosa ricordi degli anni degli esordi?

Tutto è nato in modo molto semplice, è avvenuto naturalmente, la musica è arrivata insieme alle moto ed al modo di vivere di allora,volevamo essere fuori dai canoni.

Vuoi raccontarci come sono nati i FdF?

Io ed il bassista Bruno Gallo Balma suonavamo Rock Blues, insieme ad altri, in un periodo dove prevaleva la disco-music. Poi abbiamo conosciuto dei ragazzi che facevano già metal, i Metal Fix  che però erano  strani rispetto a me e Bruno  perché lavoravano in banca, mentre noi eravamo motociclisti [tra i fondatori degli “Hurricanes MC”]. Abbiamo deciso di unirci ai Metal Fix, io alla batteria, Bruno Gallo Balma al basso, Leonardo Fiore alla voce ed alla chitarra Danilo Ghilieri. Ci piaceva il punk ed è uscito speed metal. Il pezzi del primo album [“Hurricanes”] dei Fil di Ferro sono stati scritti da questa formazione.  Sull’album hanno però suonato Claudio de Cecchi (chitarra) e Sergio Zara (voce), perché Fiore e Ghilieri non volevano investire in una vita da musicista, avevano lavoro, famiglia. Noi invece eravamo motociclisti e non ci importava di avere certezze.

Puoi dirci il segreto di tanta longevità?

Due palle grosse così. Credimi, è difficilissimo riuscire a tenere un gruppo del genere. La gente vorrebbe fare il musicista con i Fil di Ferro perché sono conosciuti ma si ferma ai primi problemi che i Fil di Ferro hanno, come tutte le altre band d’Italia. Dopo un pò di tempo preferiscono fare altro, più redditizio e sicuro. Per andare in giro a suonare bisogna partire ed andare.  Ma chi è che viene all’estero oggi, mollando il lavoro, la famiglia e via.

Il palco è il vostro pane,ci vuoi raccontare qualche aneddoto particolare?

All’Hammersmith di Londra suonavamo con i più grossi tecnici del suono del tempo ma, nonostante questo, mentre si suonava, non sentivo nulla. Quando sono sceso dal palco ho appeso al muro il fonico, han dovuto portarmelo via da sotto. La casa discografica Dischi Noi ci aveva portato laggiù. Pensa, prima di suonare sul palco dell’Hammersmith ci hanno portato nella sala prove dei Motorhead, abbiamo fatto i pezzi del concerto lì e subito dopo, ci hanno portato all’Hammersmith, dove abbiamo suonato di nuovo.
Credo volessero essere sicuri di sapere come fossimo dal vivo. Abbiamo conosciuto Pete Hilton, produttore dei Saxon

Per quanto riguarda la discografia,5 album all’attivo e tempi di pubblicazione sempre abbastanza lunghi,a quando la prossima uscita firmata Fil di Ferro?

I tempi lunghi sono dovuti al fatto che gli album ce li siamo dovuti produrre noi, con i nostri soldi, e la promozione di una singola band non può competere con quella di una casa discografica.

La vostra storia ha visto sempre un andirivieni di artisti,sopratutto in qualità di frontman,è così dura la vita del cantante in casa Fil di Ferro?

Tanti preferiscono suonare spesso, facendone un lavoro.  Ho mantenuto questa band attiva per quasi 40 anni anche tramite i tanti cambiamenti di formazione.

Qual’è il concerto che più ricordi con piacere e quale quello (se esiste) che vorresti dimenticare?

In Svizzera, un Open Air,mi son divertito da morire perché potevo suonare ed essere motociclista insieme: quando non suonavo facevo servizio sicurezza dagli Hurricanes. Avevo un albergo a disposizione, ero biker, ho suonato con le moto sul palco.  Ho passato la notte con il cantante della Strana Officina a farne di tutti i colori. Terribile invece una serata in Liguria, palco all’aperto, colpo d’aria. Mentre suonavo dico a Miki Fiorito [chitarrista] di inventarsi un lungo assolo, scappo in bagno attraverso il pubblico. Sarò stato un quarto d’ora in bagno, intanto sentivo Miki con l’assolo più lungo del mondo. Stavo suonando e mi stavo letteralmente cagando addosso: non lo auguro a nessuno.

Cosa è cambiato, secondo te, nella scena Metal, dagli ’80 a oggi?

In Italia poco. Trovatemi una casa discografica che spinga una band italiana quanto una tedesca o statunitense.

Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo del Metal?

Sono sempre stato una testa calda, volevo essere fuori dagli schemi. Inoltre volevo suonare la batteria.

Quali sono state,da musicista, le tue fonti di ispirazione?

Led Zeppelin, Deep Purple, Ted Nugent erano quello che conoscevo. Mi piaceva il punk e suonando potevo forse sfogare le mie energie.
Pensa che gli Hurricanes, ogni volta che mi vedono suonare, scommettono se io possa arrivare a fine concerto o no. Ma perdono sempre.

In passato band come i Vanadium riuscirono ad ottenere contratti importanti, vedi con la Durium, cosa dovrebbe accadere, secondo te, oggi, perchè le grandi case discografiche tornino ad interessarsi al Rock e al Metal e non solo alla musica usa e getta dei reality?

La Rai ci chiese di suonare ma di fare cose diverse da quelle che volevamo fare noi. La casa discografica Dischi Noi aveva intrapreso la giusta strada, ma fallì economicamente.

Qual’è la prima cosa a cui pensi appena sveglio e l’ultima prima di addormentarti?

Appena sveglio la leccata del mio cane è sempre sicura.

Che consiglio daresti a una band che muove i primi passi in questo mondo?

Di provare all’estero, non in Italia.

Sogni nel cassetto?

Sono una persona con i piedi per terra, nessun sogno nel cassetto. Ho tanto. I sogni, i desideri, li tengo per altri.

Quale secondo te,nella storia della musica,può essere considerato il disco perfetto?

Non ne ho la minima cazzo di idea.

Su quale avresti voluto suonare?

Voglio suonare nei miei e mi basta.

Fai qualche rito propiziatorio prima di salire sul palco?

Io salgo e suono, ho sempre fatto così. serve altro?

Cosa devono aspettarsi i vostri fans dal futuro?

Un disco nuovo con Miki Fiorito, Paola Goitre e Gianni Castellino.

Prossimi appuntamenti?

Questo Sabato al Peocio, il 20 all’Acciaio Italiano.

 

 

 

 

 

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