MOLTO MALE FEST – Tempo di conferme per il collettivo bergamasco?

All’interno della galassia di festival underground made in Italy, dal passato più o meno recente, continua a farsi strada la giornata organizzata dal collettivo bergamasco Molto Male Collective, ideatore dell’omonimo evento.

Giunto quest’anno alla sua quinta edizione, il Molto Male Fest sgomita con prepotenza all’interno di un circuito underground che cerca sempre più di mettersi in proprio, rosicchiando spazio alle grandi booking attive nel calderone hardcore/metal, di vecchio o nuovo stampo.

All’insegna di un interesse che ruota attorno alla scena musicale italiana, i ragazzi del collettivo proporranno il 19 maggio, presso gli spazi del c.s.a. Pacì Paciana di Bergamo, una line-up che unisce band prettamente locali ad altre provenienti da regioni limitrofe: dall’hardcore degli Slander al post-black degli O, fino al thrash metal degli Ultra-Violence.

A dirigere l’orchestra ci sarà anche un volto noto della scena underground italiana: Rubens “Crono” Bertini (frontman degli Hungry Like Rakovitz) ci ha infatti dato due dritte su questa giornata che promette di far fare il salto di qualità al Molto Male Collective.

 

Ciao Rubens, grazie mille per la tua disponibilità. La quinta edizione del Molto Male Fest è ormai alle porte: vi siete scrollati di dosso la figura degli outsiders e siete pronti a menare le mani anche quest’anno.

Da quanto state lavorando all’organizzazione dell’evento, e come si sta rafforzando il rapporto con il luogo che ospita la giornata?

 

Ciao Luca, innanzitutto grazie a te a alla redazione di Long Live Rock’n’Roll per l’intervista e il supporto.

Appena archiviata la quarta edizione ci siamo subito messi al lavoro per questo nuovo evento, e stiamo già pensando al prossimo.

Abbiamo sempre un sacco di idee che discutiamo tutti insieme per cercare di migliorare.
Credo comunque che il nostro sia ancora un festival “outsider”, come hai detto tu: qui in zona non ce ne sono molti altri simili, sia per i generi proposti sia perché in pochissimi ormai danno così tanto spazio alle band local – che affianchiamo regolarmente ad ospiti da fuori provincia. Inoltre, per noi è importantissimo portare avanti lo spirito underground e del DIY.

Con i ragazzi del c.s.a. Pacì Paciana e con il fonico Cesare c’è una buona sintonia, hanno creduto sin da subito nel nostro progetto e, per quanto mi riguarda, credo sia difficile pensare ad un Molto Male Fest in un altro luogo, almeno nella forma attuale.

Quest’anno abbiamo organizzato anche una versione invernale e ridotta in un altro locale, l’Ink Club, con cui ci siamo trovati molto bene e con cui probabilmente continueremo la collaborazione anche il prossimo inverno.

 

La line-up cerca di dare spazio a generi musicali differenti, con fasce di pubblico tradizionalmente non vicinissime tra loro: quali armi ha il fest per cementificare queste culture?

 

Fin da subito abbiamo cercato di far convivere il metal estremo con l’hardcore e tutti i vari sottogeneri affini. Questa necessità è nata principalmente dalla varietà dei gusti musicali che coltiviamo all’interno del collettivo; ci piace comunque parecchio l’idea di poter dare al pubblico un’offerta molto varia e questo ci permette di attirare numerose realtà differenti tra loro.
Sicuramente alcune delle “armi” fondamentali sono – oltre la già citata alternanza di generi – lo spazio estremamente fruibile in cui si svolgono i concerti, il prezzo popolare d’ingresso, la variegata disponibilità di cibo e la presenza di espositori vari.

Saranno sei le band di Bergamo ad aprire le danze: come stilereste il CV della vostra città in termini di underground e nuove proposte?

 

Direi che la scena underground bergamasca è molto viva e presente, vista anche l’ottima risposta che abbiamo avuto fin dalla prima edizione (che ospitava soltanto band locals).

Ovviamente noi speriamo sempre in nuove proposte musicali, soprattutto da parte dei giovanissimi, che possano permettere allo spirito underground di non morire mai.
Compresa l’imminente quinta edizione, comunque, c’è da dire che il Molto Male Collective è riuscito a dare spazio a già più di venticinque gruppi nostrani – tra nomi noti e nuove proposte – ed è una cosa di cui andiamo davvero molto fieri.

Ci auguriamo, con questo festival, di continuare a stimolare la creatività e l’originalità dei nuovi progetti musicali che verranno a formarsi.

Portare avanti un evento annuale significa, purtroppo, dover dire molti “no”: sperate, in futuro, di trovare la forza (e la disponibilità) per incrementare il fest con una ulteriore giornata?

 

In effetti continuiamo a ricevere molte richieste di partecipazione al festival e ci dispiace davvero un sacco dover dire di no a tante band. Proponendo comunque due edizioni all’anno, più la recente introduzione del party invernale, per ora fare due giorni consecutivi di fest ci pare azzardato. In ogni caso è un’idea già emersa in passato, quindi non si sa mai …      

Come si muove il vostro collettivo a livello pubblicitario? Ha ancora senso, per voi, puntare sul passaparola tra le band e il proprio pubblico?

 

Oltre alle piattaforme digitali e al volantinaggio cartaceo, crediamo che il passaparola sia fondamentale: molte band ci scrivono su consiglio di altri gruppi che hanno già avuto modo di essere nostri ospiti, così come diversi partecipanti vengono a sapere del nostro evento tramite altri amici entusiasti delle passate edizioni e ormai affezionati. Ovviamente rimane fondamentale la promozione dell’evento da parte delle band nei confronti del proprio pubblico diretto.

 

Intervista a cura di Luca Cescon.

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