Morbid Angel – Kingdoms Disdained

Il ritorno dei signori del death metal

 

Silver Lining Music – Dicembre 2017

Finalmente.
C’era molta attesa per il nuovo album dei Morbid Angel, dopo la brutta batosta inflitta ai fans con il disco ‘Illud Divinum Insanus’ del 2011, un lavoro che ancora oggi in molti faticano a comprendere.
Io preferisco voltare pagina e approcciarmi al nuovo ‘Kingdoms Disdained’ con la mente libera, lasciando nel cassetto eventuali remore.

Partiamo dalla copertina, un’opera di Ken Coleman, dal taglio moderno e quasi futurista che però si fa apprezzare per la cura dei particolari e la scelta dei colori.
Tornando alla musica, probabilmente la formazione a tre è la giusta dimensione per i Morbid Angel, anche se poi dal vivo un secondo chitarrista è necessario.
Innanzitutto assistiamo al ritorno di Steve Tucker, la scelta più sensata e rassicurante per tutti, non aveva più senso continuare con David Vincent, ormai stanco e distante dalla filosofia death metal.
Poi il leader indiscusso Trey Azagthoth, un chitarrista particolare che ha sviluppato uno stile che si ispira ai grandi maestri del passato, attualizzato e personalizzato dal suo gusto e dalla sua tecnica.
Manca un pilastro come Pete Sandoval, un batterista fuori dal comune che purtroppo non fa più parte della band e non sto qui a discuterne e commentare i motivi.
A sostituirlo il più giovane Scott Fuller (Havok, Annihilated, Errorgeist) e ovviamente gli occhi e le orecchie sono puntate su di lui, ma non solo.

E’ una prova difficile quella che devono superare i Morbid Angel, riconquistare i fans e quella credibilità in parte persa con l’ultimo disco, in fondo parliamo di una delle tre band che hanno fatto la storia del death metal americano, per cui i riflettori sono tutti per loro, così come i detrattori, in prima linea pronti a colpire.
Bastano le prime note di ‘Piles Of Little Arms’ per capire che siamo al cospetto di un gran bel disco, un ritorno ai fasti del passato per i Morbid Angel.
Un brano diretto nel classico stile della band, dove sin da subito si mette in mostra Fuller alla batteria, capace di passare da tempi più semplici ad altri molto complessi e veloci.

Si continua senza tregua con ‘D.E.A.D.’ e ‘Garden Of Disdain’ che racchiudono tutti gli elementi del Morbid Angel sound, una band capace di essere letale sia nei momenti più furiosi che in quelli più monoliti e asfissianti.
Il death metal dei Morbid si sa necessita di molta attenzione durante l’ascolto, essendo molto articolato e certamente di non facile assimilazione. Ne è un esempio ‘Architect And Iconoclast’ uno dei brani più complessi. Impressionante ascoltare le partiture di chitarra (Trey Azagthoth si dimostra come sempre uno dei migliori chitarristi metal) e soprattutto il drumming ai limiti dell’umano.
Paradigms Warped’ e ‘The Pillars Crumbling’, due macigni, di quelli che ti schiacciano inesorabilmente. L’altra faccia della band, quella lenta e morbosamente cupa.
Nella parte finale i Morbid Angel continuano la loro inarrestabile marcia per dimostrare di essere tornati i signori del death metal, ‘Declaring New Law (Secret Hell)’ e ‘The Fall Of Idols’ confermano questa affermazione.

Partendo dal presupposto che ‘Altars Of Madness’, ‘Blessed Are The Sick’ e ‘Covenant’ rimangono dei pilastri del genere estremo, questo nuovo ‘Kingdoms Disdained’ è un piacevole ritorno alle sonorità che per anni abbiamo amato.
I Morbid Angel hanno messo da parte le sperimentazioni e sono tornati a fare quello che gli riesce meglio, con convinzione e una ritrovata ispirazione.

Mi auguro che questo album sia un nuovo punto di partenza, per ritrovare stabilità e continuare un percorso iniziato trent’anni fa e che non vorrei si interrompesse mai, in fondo l’alfabeto è ancora lungo per essere completato…

www.morbidangel.com

Tracklist:

1.Piles Of Little Arms
2.D.E.A.D
3.Garden Of Disdain
4.The Righteous Voice
5.Architect And Iconoclast
6.Paradigms Warped
7.The Pillars Crumbling
8.For No Master
9.Declaring New Law (Secret Hell)
10.From The Hand Of Kings
11.The Fall Of Idols

Band:

Trey Azagthoth – chitarra
Steve Tucker – basso, voce
Scotty Fuller – batteria

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