Mr. Big – The Stories We Could Tell

Frontiers Records – Settembre 2014

Avevamo lasciato i Mr. Big tre anni or sono, con il convincente ‘What If…’, prima prova discografica all’ indomani di una tutto sommato insperata ed ormai quasi insperabile reunion, essendo la band ormai assente da diecianni (otto, se si conta che il ritorno del chitarrista originario, Paul Gilbert, è datata 2009) dalla scena internazionale.

Un disco, ‘What If…’, che ci riproponeva, nonostante una produzione francamente non all’ altezza di un nome blasonato come quello dei Mr. Big, ed un missaggio che conferiva un sound molto spesso “impastato”, una band fresca e vitale come non mai, capace con  eccellenti brani quali ‘American Beauty’, ‘Stranger In My Life’, ‘As Far As I Can See’, e soprattutto, la straordinaria ‘Undertow’, di riproporsi su livelli qualitativi del tutto immutati, se non addirittura superiori, a quelli raggiunti in passato.

Il maturo successore di ‘What If…’, ‘…The Stories We Could Tell’ risolte totalmente le già citate problematiche legate ad un sound non ottimale, ci mostra una band per certi versi più cauta e misurata, intenta per la maggior parte del disco a riabbracciare, come già accaduto in passato, sonorità proprie dei grandi maestri degli anni ’70 (Deep Purple, Bad Company, Humble Pie, solo per citarne alcuni ), presentando anche la bellezza di 4 ballad, laddove ‘What If…’ non ne presentava nemmeno una, se non un paio di mid-tempo.

L’amore dei nostri per la matrice blues, e la tendenza a privilegiare un passo più cadenzato nelle ritmiche, laddove invece ‘What If…’ sembrava voler decisamente “spingere sull’acceleratore” emergono nell’ iniziale ‘Gotta Love The Ride’, graffiante brano di puro heavy-blues, cucito su misura per l’abilità alla sei corde di Paul Gilbert, un chitarrista che, al posto che perdere smalto e lucidità, non fa altro che reinventarsi e migliorarsi di continuo.

Lo stesso dicasi per le successive ‘I Forget To Breathe’ e ‘Fragile’, la prima esemplificativa di quanto una band come i Mr. Big deva moltissimo al compianto Steve Marriott e ai suoi Humble Pie, con un ritornello a più voci “spruzzato” di jazz e blues proprio nella migliore tradizione degli Humble Pie “Mark II” con Dave “Clem” Clempson. La seconda, graffiante nella sua semplicità ed immediatezza, rimanda invece ad un’ altra grandissima band dei ’70, i Bad Company.

Con ‘The Man Who Has Everything’ incontriamo la prima di una serie di ballad appropriate al contesto, anche se –va detto- non sempre ispiratissime. E’ il caso di questo brano elettro-acustico, che sembra appartenere più al repertorio solista di Eric Martin (specie nell’ arrangiamento d’ archi) che a quello della band.

Si torna subito al rock a tutto tondo con ‘The Monster In Me’, che  dice tutto nel titolo: un massiccio e grintoso affresco sonoro vicino agli ultimi UFO (con Vinnie Moore), su cui Billy Sheehan e Paul Gilbert si dilettano in uno dei loro famosi “duelli incrociati” per basso e chitarra che sono il vero marchio di fabbrica dei Mr.Big e, ovviamente, autentica manna per gli amanti del virtuosismo, musicisti e non.

Soprende dunque, dopo un brano strutturato e così virtuosistico come il precedente, il passaggio ad un qualcosa di più “back-to-basics” o “stripped back” come ‘What If We Were New’, francamente la canzone più debole del lotto, che francamente ha poco da dire in termini compositivi.

The Man Who Has Evrything’ è riscattata da una ballata decisamente più ad effetto quale ‘East / West’, graziata dall’ugola – fin qui, inscalfibile – di Eric Martin. Questa volta, le trame elettro-acustiche colpiscono molto di più che in ‘The Man Who Has Evrything’, tornando ad infiacchirsi un po’ con ‘Just Let Your Heart Decide’, “salvata” solo dal consueto, azzeccatissimo assolo di Paul Gilbert, che qui riesce ad incantare per scelta delle tonalità nonché semplicità.

La palma della “best track” spetta indiscutibilmente a ‘The Light Of Day’, in assoluto il pezzo più breve, ritmicamente sostenuto, e “cattivo” dell’ intero album. Tre minuti di puro cardiopalma rock, con Sheehan e Gilbert che giocano a rincorrersi e Pat Torpey che sornione sorride da dietro piatti e tamburi, fornendo un tappeto ritmico davvero di altissimo livello.

La chiusura è tutta all’ insegna della matrice blues collocata nel contesto di solide ritmiche rock, con ‘It’s Always About That Girl’,  ‘Cinderella Smile’, e la title-track, che però paiono incapaci di aggiungere elementi degni di nota a questi Mr. Big edizione 2014, così come ad un disco senz’ altro solido e competente, ma che pare tuttavia evidenziare tutte le difficoltà dei nostri a riprendersi dalla notizia, non certo confortante, della malattia dello storico batterista Pat Torpey, alternando momenti ispirati, ad altri caratterizzati dall’ immancabile –come spesso accade nei dischi registrati sotto pressioni psicologiche varie, o in generale, in un clima poco disteso- “filler”. In bocca al lupo Pat Torpey, in bocca lupo Mr. Big.

 

Tracklist:

1. Gotta Love The Ride
2. I Forget To Breathe
3. Fragile
4. Satisfied
5. The Man Who Has Everything
6. The Monster In Me
7. What If We Were New?
8. East/West
9. The Light Of Day
10. Just Let Your Heart Decide
11. It’s Always About That Girl
12. Cinderella Smile
13. The Stories We Could Tell
14. Addicted To That Rush (live; exclusive bonus track)

 

Band:

Eric Martin – voce
Paul Gilbert – chitarra
Billy Sheehan – basso
Pat Torpey – batteria

 

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