Mr. Riot – My Life, My Road

Autoproduzione – Settembre 2017

Premessa: questa è la recensione di un disco postumo. Il disco di un gruppo che è stato ucciso dalla nostra indifferenza e superficialità. Non abbiamo scusanti, siamo tutti colpevoli: noi che non crediamo per primi alle band italiane, noi che – condizionati da gelosia e invidia – non siamo mai riusciti a creare una vera scena hard rock/metal nel nostro paese, noi che ci muoviamo in decine di migliaia per i grandi eventi e poi lasciamo gli artisti “minori” ad esibirsi tristemente in locali sempre più vuoti, noi che non compriamo più i dischi e scarichiamo tutto gratis dalla rete. La mancata pubblicazione ufficiale di questo disco ed il conseguente scioglimento dei Mr. Riot rappresenta una cocente sconfitta non solo per il gruppo piemontese, ma per tutti noi.

I Mr. Riot si sono infatti sciolti dopo soli tre anni, stanchi di combattere contro un sistema che non cambierà mai, ma hanno comunque deciso di autofinanziarsi per pubblicare questo loro secondo cd, che verrà venduto in un limitato numero di copie fisiche al loro concerto d’addio che verrà annunciato a breve (il disco sarà poi reso disponibile sulle maggiori piattaforme digitali a partire dai prossimi mesi).

Per questo motivo abbiamo deciso di recensire comunque l’album, in considerazione anche dell’ottima qualità dello stesso. Dopo alcuni cambi di formazione seguiti alla pubblicazione del loro esordio “Same Old Town” dello scorso anno (qui la recensione), l’ingresso in formazione del cantante veneto Thomas Libero – ragazzo dotato di un talento vocale indiscutibile – unito alla notevole maturazione di tutto il gruppo, ha infatti comportato per i ragazzi un enorme balzo in avanti soprattutto a livello compositivo, come evidente sin a partire dall’opener di questo “My Life, My Road”: “All The Promises” è un brano avvincente e contiene tutti gli ingredienti giusti per presentare l’album, dal riff bello “rotondo” agli impasti vocali del fantastico crescendo che porta ad un chorus assolutamente coinvolgente e azzeccato. Definire il sound del disco non è facile: siamo dalle parti dell’hard rock di matrice melodica (soprattutto per via delle linee vocali molto pulite), ma nel gruppo convivono diverse anime con le influenze più svariate (dallo sleaze al rock classico, fino al metal), influenze che non passano certo inosservate, in particolare per quanto riguarda gli arrangiamenti, sempre molto curati.

La title track si apre con un riff molto “stradaiolo” sul quale si inserisce la batteria di Denny a dettare un ritmo sul quale non si può evitare di saltare tutti insieme – come fa sempre Mario sul palco – e cantare ancora una volta il ritornello a squarciagola. Come non ci si può non unire agli “Woooh-Oooh-Oooh” posti in apertura della successiva “Never (All Your Lies)”, forse il brano più bello del disco, grazie alle chitarre di Angelo e Mario, davvero splendide nel tracciare la linea melodica del pezzo, prima che tutto deflagri nell’ennesimo coro vincente. Gran pezzo, che se fosse finito nelle mani di una band svedese a caso, scommettiamo avrebbe fatto sicuramente il botto.

Dopo una tripletta iniziale del genere, le acque non possono che calmarsi: e qui è solo classe cristallina, ragazzi. “Word” è una ballata come raramente ci capita di sentirne da anni, perfettamente costruita in crescendo sulla splendida voce da brividi di Thomas, accompagnato dalle note del piano e da arrangiamenti sublimi. Col brano scelto come singolo “Superstar” (per il quale nei prossimi giorni verrà anche pubblicato un video davvero molto professionale, che abbiamo avuto la possibilità di vedere in anteprima) si torna invece con le chitarre a suonare più sleazy per un brano di grande impatto, grazie al trascinante ritornello.

10.000 Miles” è un brano incalzante che si avvita attorno a un bel giro di chitarra acustica e che è ancora una volta caratterizzato dagli ottimi impasti vocali dei cori; gli fa seguito una semi ballad acustica intitolata “Little Child”, composta evidentemente nel tentativo di guadagnare maggior airplay, che finisce però con lo smorzare un po’ troppo la tensione del disco (apprezzabili comunque anche qui gli arrangiamenti molto ricercati). I ritmi però fortunatamente tornano alti con “Fly Away”, con le chitarre di Mario e Angelo ancora in bella evidenza, dai passaggi più arpeggiati dell’intro al riff che si fa via via più cattivo, accompagnato però dalle tastiere che in sottofondo regalano calore e colore al brano senza soffocarlo: anche in questo caso, la cura dei dettagli è una delle cose che colpisce di più, considerata anche – e soprattutto – la giovane età del gruppo. E bisogna inoltre dire che il disco suona davvero bene, grazie anche al lavoro in fase di mixaggio e masterizzazione ad opera dell’ottimo Simone Mularoni (un nome, una garanzia).

One More Day” è un intrigante brano dal sapore decisamente moderno, con richiami a band come gli Evanescence, in cui si alternano ancora chitarre acustiche e momenti più elettrici per una canzone che avrebbe lasciato presagire un interessante sviluppo nel sound del gruppo, mentre con “I’ll Be There” si percorre il sentiero delle classiche ballad da falò anni ’80, sullo stile di “More Than Words” o “To Be With You”, con tanto di cori armonizzati.

Il disco si chiude un po’ a sorpresa con un brano che esula un po’ da tutto il resto del lavoro: “Here I Am” è infatti un curioso ibrido dance/power metal, con chitarre a-la Maiden e tastiere in grande evidenza, cui prendono parte in qualità di ospiti personaggi prestigiosi della scena hard & heavy nazionale, come Andrea Buratto (Secret Sphere/Hell In The Club) al basso (da lui suonato peraltro su tutto l’album), Simone Mularoni (DGM) alla chitarra, Tiziano Spigno (Lucky Bastardz, Extrema) e Marco Basile (DGM) alla voce. Il risultato è entusiasmante, anche per chi potrebbe non essere avvezzo a certe sonorità.

Questo disco avrebbe potuto rappresentare davvero un passo enorme per i Mr. Riot ed invece resta qui a rappresentare solo la pietra tombale di un sogno ucciso troppo in fretta.

Questa recensione è dedicata col cuore a Angelo, Denny, Mario e Thomas: questi quattro ragazzi se la meritavano per aver sempre creduto in questo disco, mettendoci l’anima e lasciandoci oggi in eredità queste undici tracce, con la speranza che servano da monito affinché le cose cambino. Anche se, sinceramente, siamo i primi a non crederci più.

https://www.facebook.com/mrriotofficial/

Tracklist:

  1. All The Promises
  2. My Life, My Road
  3. Never (All Your Lies)
  4. Word
  5. Superstar
  6. 10.000 Miles
  7. Little Child
  8. Fly Away
  9. One More Day
  10. I’ll Be There
  11. Here I Am

Band:

Thomas Libero – voce

Mario Nappi – chitarra, tastiere

Angelo Armento – chitarra, cori

Denis Valsesia – batteria, cori

 

Basso: Andrea Buratto

Cori: Chiara Facciotti

Piano su “Word”: Lele Triton

Violino su “Word”: Giacomo Facciotti

Ospiti su “Here I Am”: Tiziano Spigno (voce), Marco Basile (voce), Simone Mularoni (chitarra)

 

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