My Son The Bum – Follow Me, Like Me

 

 

Creatura del musicista indipendente originario di Long Island, New York, Brian Kroll, i My Son The Bum giungono, con la pubblicazione di questo “Follow Me, Like Me”, alla sesta release ufficiale, in una discografia che fin qui conta 5 album e 1 EP.

Veicolo per i sagaci, spesso umoristici, quanto intelligenti testi di Brian Kroll, due lauree di cui una in psicologia e la seconda in filosofia, musicalmente i My Son The Bum attingono liberamente alla pressochè inesauribile cultura musicale del nostro, spaziando tra vari generi dagli anni ’60 ad oggi, fondendo il tutto in un melange insospettabilmente molto ben riuscito.

Un album, questo “Follow Me, Like Me”, estremamente conciso con la sua durata appena inferiore ai 30 minuti, ma nel quale la carne da mettere al fuoco è davvero molta, e dove non manca una certa dose di originalità, dote quest’ultima molto apprezzata, in quanto già di per sé piuttosto carente all’interno del panorama musicale odierno.

L’ album si apre con la vorticosa title-track, un po’ ‘speziata’ di psichedelico, con quel “follow me, like me, like me, follow me…” ripetuto ossessivamente sopra la chitarra di Brian Kroll, impegnato a disegnare trame dissonanti.

Kroll è una sorta di ‘leggenda’ nell’ambiente musicale newyorkese, e in particolare quello della natìa Long Island, tanto stimato da aver potuto collaborare con musicisti del calibro di Greg Smith (Ritchie Blackmore’s Rainbow, Ted Nugent) e John O’Reilly (Trans SIberian Orchestra, Ritchie Blackmore’s Rainbow). Smith se n’è andato qualche anno fa ed in modo anche un po’ ‘burrascoso’, mentre O’Reilly è rimasto fedele all’amico Brian, ma poco importa: la produzione, curata dall’ottimo cantante Mike Wuerth, sebbene confinata nell’angusto ‘cono d’ombra’ delle release assolutamente indipendenti, priva com’è la band di una e vero e proprio contratto discografico, è, ancora una volta –come già accaduto per le precedenti uscite discografiche- eccellente. Così come le prove individuali e collettive fornite dai musicisti che Kroll ha chiamato a sé per questa nuovo prodotto.

Già con il secondo brano, “Death By Texting”, abbiamo un primo ‘sample’ della sagace e pungente ironia del musicista americano, con un testo che narra di un incontro in Paradiso tra una guidatrice disattenta e San Pietro.

Brian Kroll pare puntare molto sull’interazione audio-video per valorizzare al meglio la propria arte. Ben tre, infatti, sono i video di animazione creati per altrettante canzoni dell’album: oltre alla poc’anzi citata “Death By Texting”,“Flight Deck For Christmas”, e “Follow Me, Like Me”. Nel caso dei My Son The Bum, va inoltre ricordato che la scelta ‘controcorrente’ è stata quella di creare prima 3 singoli e video per poi sviluppare attorno a questi un album completo.

E se i risultati sono incoraggianti come nel caso di “Everyday Is Halloween (In My World)”, allora conviene insistere nel creare un disco un po’ ‘al contrario’! Insieme a “Edge Avenue”, questa è senza dubbio la canzone più moderna e heavy del lotto, con un riff in stile Black Sabbath che va a sovrastare un arpeggio di pura scuola Byrds.

La litania di “Flight Deck For Christmas” è altrettanto convincente, mentre “Syringes” concede –e in un certo senso curiosamente, visto il ‘tiro’ dei due brani precedenti- qualcosa a melodie pop.

Si giunge così a quella che a mio avviso rimane il miglior brano dei 9 qui proposti, ovvero la succitata “Edge Avenue”. Sorretta da un pesantissimo riff al limite dello stoner, ospita una maiuscola prova di Wuerth, bravissimo nel creare melodie vagamente ‘allucinate’. Il tutto è reso ancora più ‘gustoso’ dal miglior assolo di chitarra di Brian Kroll di tutto il disco.

La riproposizione di “Killing Time Before Time Kills Me” tratta dal secondo –se la memoria non m’inganna- album solista di Brian Kroll è fortemente debitrice a certe sonorità funk nonché al miglior Jimi Hendrix, alla quale fa da contraltare un pezzo decisamente ispirato ai migliori Hoodoo Gurus, “Codependent On My Phone” (la tormentata relazione tra ‘uomo moderno’ e smartphone sembra essere un’ossessione ricorrente nei testi di Kroll).

I My Son The Bum si congedano con un’altra sarcastica invettiva sulla filosofia del “get now, pay later” che tanto ha penalizzato il successo di molti artisti del mondo musicale odierno in “YouTube University”: “non voglio andare a scuola/voglio andare all’Università di YouTube/Dove non devo pagare/E posso prendere ciò che voglio gratis”. La musica è ancora una volta ‘poppeggiante’, ma è –credo- chiaro l’intento di Kroll & Co. di ‘fare il verso’ a gruppi quali Green Day e Blink 182, che di rock, ovviamente, nemmeno hanno l’ombra.

Insomma, una piacevole sorpresa questo “Follow Me, Like Me”. Piacevole perché, nonostante i limiti relativi alla durata (sarete comunque in grado di scaricarlo per intero e legalmente, dal sito ufficiale della band, www.mysonthebum.com , onde valutare personalmente se valga la pena acquistarlo oppure no), che potrebbero in qualche modo scoraggiare, l’originalità –per una volta!- non manca.

Tenete inoltre in considerazione il fatto che questo è stato un album in ‘heavy rotation’ –così come i succitati video, alla realizzazione dei quali Brian Kroll e l’intera band hanno tenuto in modo particolare, e di cui vi pregano di prendere visione- in tutti gli Hard Rock Cafè presenti sul territorio statunitense. Non vedo dunque la ragione per cui si dovrebbe negare almeno un attento ascolto a quanto hanno da offrire questi non più giovanissimi ‘ragazzi’ di Long Island, New York City, che fanno musica davvero in maniera genuina e con il cuore, incuranti del mero profitto economico…

nota: il cd “Follow Me, Like Me” si può acquistare su Amazon (www.amazon.it) oppure su CD Baby (www.cdbaby.com)

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