National Suicide: thrash metal senza compromessi

Intervista 2018

 

La scena thrash metal italiana è più viva che mai. I National Suicide con il nuovo album ‘Massacre Elite‘ continuano il loro percorso musicale, senza compromessi e senza piegarsi alle mode, fieri nel proporre del sano e incontaminato THRASH METAL.

Ciao ragazzi, benvenuti su Long Live Rock’n’Roll.

Ciao a te e grazie dell’intervista.

Siamo nel 2018 e ci ritroviamo ancora a parlare di thrash metal, quello puro e incontaminato, suonato con fierezza da band come la vostra. Una vera boccata d’ossigeno per quanto mi riguarda.

Allora siamo sulla stessa linea d’onda.

Parliamo di ‘Massacre Elite’ un bel calcio in faccia, un album diretto che colpisce per la sua freschezza e il suo coinvolgere l’ascoltatore. Volete parlarci di come sono nati i pezzi e se siete soddisfatti del risultato finale?

All’indomani della pubblicazione di ‘Anotheround‘, Tiz aveva già pronto il materiale per un nuovo album. Abbiamo tutti assieme lavorato sugli arrangiamenti e quando Ema ci ha fatto capire il tiro di batteria che avrebbero dovuto avere i pezzi, io non ho fatto altro che studiare una buona linea vocale e la giusta metrica con cui scandire i testi e così accentuare ulteriormente il ritmo delle composizioni. Non ci è voluto molto, tutto sommato. Il risultato finale ci soddisfa decisamente e credo che, da questo punto di vista, il gran lavoro fatto da Simone Mularoni al “Domination Studio” di San Marino sia stato determinante.

Negli ultimi anni mi sembra che sia aumentata la voglia di thrash, quello però come il vostro, senza particolari contaminazioni e di chiara derivazione anni ottanta. Secondo voi per quale motivo, e soprattutto, le nuove generazioni sono in grado di apprezzarlo come merita?

Dici davvero? A noi invece sembra che la grande spinta al movimento si sia esaurita fra il 2007 ed il 2012. Ora si è entrati in una fase successiva, nella quale si mira al superamento (o al rinnovamento) del genere per il tramite di commistioni varie. Siamo arrivati al punto che, oramai, il criterio di validità di un album è spesso misurato sulla sua NON aderenza a certi stilemi tipici della proposta originaria, a variazioni che, evidentemente, una certa fetta della nuova generazione apprezza. Naturalmente, noi tiriamo dritto.

‘Massacre Elite’ ha secondo me un unico difetto (come evidenziato nella recensione), che comunque non inficia la buona qualità dei pezzi. Le influenze di Overkill (soprattutto nella voce) e Exodus sono piuttosto evidenti. Non pensate che questo possa rappresentare un limite per la vostra crescita artistica?

La nostra è una musica di genere: facciamo “Old School Thrash Metal” e per noi “crescere” significa fare sempre meglio quel che già da sempre facciamo. Questo però significa che siamo inevitabilmente influenzati da tutto quello che negli anni ’80 s’è mosso tra la Bay Area e l’East Coast americano. E siccome tra le band più influenti della prima zona geografica troviamo gli Exodus e della seconda gli Overkill, le relative affinità ai padrini del genere risulteranno sempre evidenti. Detto questo però, vorrei aggiungere un paio di considerazioni: io non uso i bassi di Bobby Blitz e la mia metrica è certo più vicina a quella di Souza, che fra parentesi preferisco. Inoltre, nessuno di questi due singer si applica troppo alle aperture “melodiche” con cui invece io vado a nozze. Direi piuttosto che assomiglio a tutti quei cantanti che, nel metal, sono cresciuti a pane e Bon Scott: come Brian Johnson e Udo, ma anche Bobby Blitz e Steve Souza. Per quanto poi riguarda il lavoro delle chitarre, non mi pare che gli assoli di Tiz e Valle possano somigliare troppo a quelli degli Exodus e degli Overkill … Però sta al pubblico decidere, ci mancherebbe! Questa è la primissima regola del gioco.

Spesso i dischi odierni, dopo pochi ascolti scivolano via e rimangono nel dimenticatoio. ‘Massacre Elite’ invece invoglia a riascoltarlo, non stanca mai, la miscela è semplice ma efficace.

Si e si chiama “canzone”: un riff portante, una strofa, un “pre” se serve, un ritornello che rimanga impresso, un bel solo di chitarra (magari incastonato su piccole variazioni al tema), ed un cazzo di finale. Non amiamo troppo l’eccessiva articolazione dei pezzi: se hai buone idee, se sai scrivere canzoni, non ti servirà di mettere in evidenza gli arrangiamenti (stacchi, stacchetti, cambi continui, variazioni del suono, aggiunta di strumenti terzi). Che poi oggi tutto ciò passi per “creatività”, ed “abilità tecnica” a prescindere, è un problema che non ci riguarda.

Come nasce un brano dei National Suicide?

Dipende … Di solito Tiz butta giù un riff, io mi faccio un film in testa e comincio a definire la linea vocale. Facciamo sentire agli altri l’idea portante, ed Ema spara il ritmo adatto. A quel punto Ivan e Valle si lanciano sugli strumenti, ed entrano nel trip collettivo: così che ciascuno propone piccoli arrangiamenti, ed al contempo i due chitarristi si possono abbandonare al puro delirio. Da questa colata lavica, un po’ alla volta, prende forma la canzone. Ad ora, non abbiamo mai scartato un pezzo. Tutto quello che abbiamo composto ha finito con l’essere pubblicato.

Volete raccontarci l’esperienza in studio e cosa vi ha lasciato dentro?

In realtà, abbiamo registrato in proprio tanto le chitarre, che il basso, che la voce. Mularoni ha invece registrato le parti di Ema e si è occupato del Mixing e del Mastering. Mi sono divertito più delle altre volte, lo ammetto; perché ho presto scoperto che il mood richiestomi da Tiz era lo stesso che provavo in quei giorni. Un’esperienza catartica, per così dire.

Ditemi per ogni vostro album un brano al quale siete maggiormente affezionati e perché.

Da ‘The Old Family Is Still Alive‘ prendo ‘Let Me See Your Pog‘ perché Tiz, Ema, ed io l’ abbiamo composta, con ‘Wanted‘, in una sola prova memorabile (della quale io ricordo tutto, ma gli altri non so). Da ‘Anotheround‘ prendo ‘Scene Of The Crime‘, per l’incedere vorticoso ed il bel ritornello. C’è da dire che, dal vivo, la canzone più richiesta dal pubblico è però ‘Nobody’s Coming‘. Da ‘Massacre Elite‘ prendo invece ‘Unfit For The Army‘, perché mi dà sempre una gran gioia, ed una particolare adrenalina quando la riascolto.

Immagino che vi sentiate molto legati agli anni ottanta. Secondo voi cosa rendeva speciali le band che sono nate in quel periodo e che ancora oggi amiamo e seguiamo. Perché non ci si “innamora” più dei nuovi gruppi, salvo alcune eccezioni? Ho come l’impressione che la musica odierna sia diventata tutto un mordi e fuggi, scarico e cancello, scarico e cancello quando mi ha stufato.

Il thrash metal ha rappresentato, negli anni ’80, la reazione di certa gente al decadimento del “Tipo Metallico”, particolarmente evidente nell’hair metal o nel glam passati per MTV. Era l’idea che si dovesse scappare dalle arene e tornare alla strada, alla realtà … Meglio lasciar perdere il discorso di come poi sia finita la questione, una volta subentrate le major, perché mi viene da piangere … Ma, per rispondere alla tua domanda, ho come l’impressione che certe nuove leve tendano a considerare il thrash metal dal punto di vista meramente tecnico-compositivo, ossia come “fenomeno musicale” svincolato dallo spirito che da sempre ne determina i modi, il sentimento, lo stile e da ultimo l’efficacia. Prima degli arrangiamenti, prima del suono e degli stacchi, prima dei cambi di tempo, vengono la canzone ed il feeling che deve trasmettere a chi ascolta..

Secondo voi delle big band del thrash metal quali hanno ancora qualcosa di realmente valido da offrire al pubblico metal?

Non saprei. Gli Overkill sono in forma, ma gli ultimi album non mi sono piaciuti. Megadeth ed Anthrax sparano ancora qualche buon colpo. Exodus, quando fanno gli Exodus per davvero e non si mettono a rincorrere il trend, sono ancora molto forti. Gli ultimi Testament mi dicono poco. Idem dicasi per gli ultimi Slayer. Dei Metallica non parlo neppure. Detto questo, però, il genere lo hanno “inventato” loro … Cioè: sono stati i primi ad accelerare il metal classico al massimo delle sue possibilità, secondo un’indole vicina a quella hard core punk, senza per questo smarrirsi e passare dall’altra parte.

National Suicide, Game Over, Ultra-Violence, Extrema, Vexovoid…la scena thrash metal italiana non se la passa male direi.

No, direi di no. E a queste band potremmo aggiungerne una decina di altrettanto valide. Quello che manca è però un evento indoor nazionale ben promosso e sponsorizzato, che sappia metterle tutte assieme su di un palco per due giorni, a suonare per un massimo di 300 persone stipate all’interno di una stanza rettangolare ed accalcate fra il palco ed il bancone del bar. Occorre cioè un evento “mitico” a cui i giovani possano aspirare di giungere, un giorno, se sapranno ritagliarsi la giusta fetta di attenzione. Il rock si nutre di miti. E oggi, i miti, possono nascere solo dall’underground e nell’underground esaurirsi.

Avete del nuovo materiale in cantiere o vi state concentrando nella promozione del nuovo album?

Si, abbiamo sempre del nuovo materiale nel cassetto. Questo grazie alla creatività di Tiziano. Ma quest’anno vogliamo soprattutto suonare live, incidere qualche show e nel frattempo lasciare che il pubblico possa scoprire, ed eventualmente apprezzare, quel che abbiamo fatto sin da ora. Parlo soprattutto gli album incisi fra il 2016 ed il 2017.

Domanda inflazionata ma che mi piace sempre fare. Quali sono i vostri dischi culto?

I primi 5 degli Slayer; i primi 4 dei Megadeth; i primi 2 dei Metallica; i primi 2 degli Overkill; i primi 3 degli Exodus; i primi 3 degli Anthrax. E poi una sfilza di album speed metal, oltre a tutti gli album dei Motorhead fino a ‘1916’ compreso.

Non sono un veggente, ma sono abbastanza sicuro che un genere sanguigno e istintivo come il thrash continuerà ad esistere, magari attraversando periodi bui e altri splendenti. Cosa ha in più secondo voi questo genere rispetto ad altri e che emozioni vi trasmette suonarlo?

Il thrash che suoniamo noi, il thrash che amiamo, è diretto, duro, irridente, cinico, addirittura sarcastico. Nasce per far saltare le maschere della poseranza, del moralismo e dell’ipocrisia; è sopravvissuto al cosiddetto nu metal e non si farà certo fermare da quell’altro cancro dei nostri giorni, che è la sua riduzione a mania vintage per nerd idioti. E’ adrenalinico più che oscuro; stimola cioè alla reazione e non alla depressione; invita a contrattaccare, perché fuggire non si può. A qualcuno fa vibrare l’anima.

Vi ringrazio per la disponibilità. Volete lasciare un messaggio ai lettori di Long Live Rock’n’Roll?

Non abbiamo idea di che cosa passi oggigiorno il convento a livello di trend: non li seguiamo. Non sappiamo neppure cosa voglia dire “evolversi”, o “mantenersi al passo con i tempi”. Suoneremo sempre la musica che ci piace, che ci viene dal cuore e che fa divertire la gente ai nostri show. Oltre a quello che abbiamo in comune con le altre band, c’è anche qualcosa che a ben vedere ci differenzia … Grazie a chi lo saprà notare, ed apprezzare. Ci vediamo sotto al palco ragazzi! O, come sempre,  al bancone del bar.

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