Necrodeath – ‘The Age of the Dead Christ’ è suonato col cuore e con tutta la rabbia ed energia che ancora è in noi!!!

 

 

The Age of the Dead Christ’ è stato pubblicato da qualche settimana e sta facendo molto parlare di sé perché è davvero un grande album che conferma la strepitosa vena compositiva e freschezza di idee dei Necrodeath, una band che è storia in Italia e non solo… Quindi la chiacchierata con i quattro protagonisti di questo momento musicale è d’uopo!!!

 

Comincerei dal titolo. Non credo di aver mai letto un titolo così blasfemo di recente in un album estremo e non. Cos’è venuto in mente prima, i 33 anni di carriera o gli anni Cristo? Ma come vi è venuto in mente un accostamento del genere?

PESO: Non è blasfemo… è un titolo irriverente ma non blasfemo… E’ venuto in mente semplicemente pensando da quanti anni siamo sulla scena… quante ne abbiamo viste e quanti trend ci sono passati sotto le scarpe, senza che nessuno di noi si facesse influenzare… Le radici della vecchia scuola degli anni 80 sono ben salde nel mio modo di comporre e coi ragazzi a questo giro ci siamo fatti guidare tutti dal nostro istinto, senza troppe menate, infatti gli scheletri dei pezzi sono quanti usciti tutti fuori buoni alla prima… poi piano piano li abbiamo solidificati ognuno di noi dando il proprio apporto…e quei 33 minuti che hai sentito sono il risultato di quasi un anno di lavoro… non di più.

Quanto sono importanti i numeri per questo album? Riformulo… l’elemento numerico che io leggo in questo album che ruolo ha? 33 anni di carriera, 33 anni di vita di Cristo, 11 album in studio, 9 brani nell’album, ma ci sono dei riferenti cabalistici o la mia immaginazione ha galoppato…

FLEGIAS: In Italia siamo abituati ai riferimenti cabalistici, spesso si associano i numeri al loro significato. Forse il più famoso accostamento è proprio quello del trentatré. Su questa cifra, sia noi che il caso, ci abbiamo giocato molto, infatti trentatré sono gli anni della nostra carriera, trentatré i minuti del disco, nove le canzoni… ovvero tre per tre.

Comunque a me il titolo piace molto, tremendo ma bello…

GL: E’ un titolo diretto, ma allo stesso tempo che lascia spazio a diverse interpretazioni, come lo è anche la musica di questo nuovo album, quindi oltre al significato puramente numerico come detto prima da Flegias, è un titolo che si ricollega a tematiche affrontate nell’album e in lavori precedenti.

Se dalla copertina togliessimo il logo e la lasciassimo appesa a un muro con la didascalia ‘The Age of the Dead Christ’ sembrerebbe un quadro, forse macabro, ma facilmente riconoscibile… un credente potrebbe ammirarla e un non credente potrebbe comunque apprezzare… a me piace (siamo quasi a Pasqua… non avete pensato però di far uscire l’album il venerdì santo? Farete solo il party di lancio)

FLEGIAS: No, non abbiamo pensato di farlo uscire a Pasqua… cazzo, dovrò licenziare gli addetti marketing!

Parlateci anche della copertina!!!

Ho apprezzato comunque che ti sia piaciuta la copertina anche perché l’ho fatta io. In realtà volevo ricreare qualcosa di veramente semplice sullo stile dei vecchi demo tape anni ’80 disegnati a mano e la bozza l’ho preparata in poche ore. Segno che con la semplicità si vince sempre (spesso anche nella musica).

Ritorno sul party del 30 marzo, puoi darci qualche anticipazione sulla festa del 30 marzo? Ma poi ce ne sarà anche uno a Torino l’1 giugno? Fatemi capire sarà una festa continua?

GL: In realtà siamo già partiti a far festa! L’album è appena stato pubblicato e abbiamo già fatto 2 concerti di presentazione (Savona e Parma), mentre nei prossimi mesi saremo a Sassari, Milano, Firenze, Roma, Verona, Torino, Lione, Varese…insomma quest’anno giriamo tutta l’Italia, quindi di feste ne faremo parecchie!

Bello ritrovare il vecchio logo riproposto come quello del primo demo. Il legame col passato? La voglia di ritornare al passato? Dire hey ho superato 3 decadi di musica ma non mi spaventa niente?

GL: Proprio perché volevamo tornare alle origini, da dove tutto è partito, dalle nostre radici musicali, ci sembrava più adatto rispolverare il vecchio logo, che facesse capire le nostre intenzioni. Inoltre la copertina dell’album è stata concepita con lo stesso criterio, riportandoci in dietro di 30 anni, quando si facevano le copertine delle cassette con carta e penna, ma che ti piacevano perché davi sfogo alla creatività nel disegnare loghi o immagini che riconducevano alla band.

L’album non è un concept, ho letto in alcune interviste e dichiarazioni rilasciate da voi. Però tutto sommato la presenza dell’articolo ‘THE’ davanti a ogni brano fa pensare a ogni brano come un capitolo di un racconto unico contenuto in questo album… forse ci avevate abituato ad avere a che fare con un filo unico…

Ci parlate un po’ della creazione e della genesi, l’idea iniziale e poi la realizzazione…

PIER: L’idea iniziale del Peso era quella di tornare un po’ indietro alla vecchia scuola ma non solo come genere ma anche come metodo di lavoro. La “cattiveria” (musicalmente parlando) dei primi due album non sta solo nella velocità dei brani ma nel modo in cui sono stati realizzati. All’epoca non si registrava col metronomo, si registrava gran parte degli strumenti in presa diretta e non uno alla volta, e non c’erano i “trigger” sulla batteria, tanto indispensabili nelle produzioni odierne. Tutti eravamo d’accordo su questa idea anche se inizialmente è apparsa come una “bella scommessa”. A me per primo visto che ero il “produttore” del disco e l’idea era quella di registrare con un metodo completamente diverso da quello attuale. Man mano che abbiamo cominciato a suonare e jammare insieme in studio ci siamo resi conto che la cosa era fattibilissima…

FLEGIAS: Rivendico l’idea di tornare alle registrazioni anni’80 e di togliere il metronomo. E’ stata mia, eheheh…

Ma durante le prove o durante le registrazioni tutto fila liscio oppure ogni tanto vola qualche bacchetta…

PIER: Bacchette e plettri cadono sempre a breve distanza per cui nessuno si fa male…a parte gli scherzi diciamo che tutti abbiamo rispetto reciproco delle idee o del lavoro altrui per cui lavoriamo sempre in gran serenità. Si verificano normali problematiche quando non si sa come proseguire un brano o una parte ma fino ad ora le abbiamo sempre risolte suonando, o diciamo senza lanciare nulla…

Però io lo vedo il legame o il filo conduttore. Siete voi il concept. Il continuum…

PIER: Questo è sicuro. Nel senso che quando scriviamo un disco nuovo cominciamo a creare brani liberamente e le idee che poi diventano le linee guida della produzione arrivano in modo spontaneo, senza nessuna decisione presa a tavolino. Anche per ‘The Age of Dead Christ’ quando si è definito il modo di lavorare un paio di pezzi erano già stati creati.

Cosa rappresenta per te e per voi questo album? Musicalmente e stilisticamente parlando e vi aspettavate una reazione così forte da parte degli addetti ai lavori e del pubblico?

PIER: Tutti eravamo supercontenti. Sotto ogni punto di vista: i pezzi, la produzione, la grafica, la presentazione ai media. A nostro parere non abbiamo sbagliato nulla o non notiamo nessun punto debole. Però alla fine è il pubblico e voi media che con le vostre impressioni create il voto medio. Devo dire che piovono recensioni davvero inaspettate, sia dall’Italia che dall’estero. Manifestano una soddisfazione incredibile verso questo lavoro e per noi è una gratificazione grandissima.

E’ un album davvero duro e non comincio a parlare di oldschool e via dicendo, quello lo lascio dire a chi di musica ne capisce. Io parlo di freschezza e originalità. In tutto l’album c’è un’incredibile vivacità compositiva…

GL: Abbiamo composto quest’album molto velocemente e “buona alla prima” proprio perché volevamo che suonasse molto live, diretto e puro, quindi anche la scelta di suonare senza metronomo o senza artifici tecnologici ci ha permesso di trasferire al 100% su disco come suoniamo nella realtà. Forse rispetto a produzioni precedenti il disco suonerà più “sporco” e meno articolato, ma è quello che volevamo ottenere, un album diretto, un pugno nello stomaco che ci rappresentasse al meglio.

Un brano come ‘The Kings of Rome’, e la parte finale tra la di chitarra oppressiva e la ‘cavalcata’ finale, è mostruoso.  ‘The Master of Mayhem’ è un’altra mazzata…

PIER: Personalmente è uno dei miei preferiti. E’ nato così come lo senti. Ricordo che Peso aveva l’idea iniziale del riff di chitarra della strofa e me lo “canticchiava” a voce. Io l’ho interpretato, lui è partito a mille con la batteria e tutti l’abbiamo seguito a ruota libera.

Bello anche il video ‘The Triumph of Pain’, ci sono altre parti di chitarra molto interessanti e sbaglio o c’è quasi un ritornello che potrebbe sembrare come una cantilena macabra…

PIER: Bravo non ti scappa niente! In vari brani abbiamo lavorato molto proprio sulle melodie di chitarra e sui soli. E’ strano da dirsi ma a volte la “melodia”, magari intesa anche come ricerca di certe dissonanze, rende personale un brano e te lo fa ricordare o canticchiare. Abbiamo rivisto vari solo insieme a Peso e a tutta la band, lavoro che di solito facevo con le altre band melodiche come Vanexa o Mastercastle, però questa volta alla ricerca della melodia “maligna” che rimanesse impressa.

Insomma, tre pezzi li ho citati io e degli altri quali preferisci?

FLEGIAS: Come non citare l’opening ‘The Whore of Salem’? Quando l’abbiamo abbozzata in sala prove ho subito capito che era un brano assolutamente da valorizzare, infatti apre il disco e la proponiamo nella nuova scaletta. Ha un groove molto black metal e cantarla è un vero piacere. Ho notato anche come in queste prime date venga ben recepita dal pubblico nonostante sia un pezzo nuovo.

Cosa è che non ho capito di quest’album e cosa c’è bisogna capire di importante?

GL: Di importante c’è da capire che quest’album rappresenta ciò che sono i Necrodeath da 33 anni e fa capire anche quale sia il nostro background musicale, quindi dopo tanti anni vissuti insieme come una band, sentiamo di riconoscerci appieno con questo lavoro, le canzoni sono sincere, senza filtri, suonate col cuore e con tutta la rabbia ed energia che ancora è in noi, siamo contenti che molti lo stiano apprezzando, forse perché è stato recepito questo messaggio.

Continua un momento molto magico per i Necrodeath. Da cosa è determinato questo tempo così importante? E qui la domanda continua con una provocazione:

 – Perché siete ancora in forma e l’esperienza non è roba da poco
– Creatività e originalità non mancano e non po’ finire così
– Perché il panorama musicale italiano non offre un ricambio e quindi il gioco è facile
– Perché bisogna sfruttare tutte le opportunità che capitano come se fossero le ultime
– Altro

FLEGIAS: Metto il “flag” sulle prime due, senz’altro… Fortunatamente la salute è ancora dalla nostra parte e ci sentiamo in buona forma per poter continuare. Sono ormai dodici anni che questa line-up è stabile e viviamo un momento di grazia che stiamo sfruttando, infatti, mentre porteremo il verbo Necrodeath on stage in tutte le città, stiamo già lavorando al 2019!

Un affettuoso legame con il pubblico che continua ad apprezzare e noto l’età è delle più varie non solo vecchiacci ma anche ragazzi, anzi in questo caso ragazzacci.

PIER: In tutti questi anni Necrodeath è sempre stata una macchina sempre in moto. Abbiamo fatto dischi e concerti senza pause. Gli anni in cui non è uscito un disco è uscito almeno un singolo o un videoclip. Questo ha sicuramente favorito l’interesse di diverse generazioni, in un momento storico in cui le uscite e le notizie volano, per cui un album all’anno sembra il traguardo minimo per non farsi dimenticare.

Mi ripeto, vedo sempre tanta passione nel pubblico che segue la musica metal, ma mi sembra che il pubblico sia in calo, i numeri, specialmente per i concerti di band italiane, nuove forme di musica attraggono i giovani.

E voi state chiudendo un sacco di date, meglio di periodi passati. Longevità o patto con il satanasso?

FLEGIAS: No, nessun patto, solo tanta voglia di lavorare sodo unito al fatto che probabilmente questo ultimo disco sta piacendo particolarmente. Presto pubblicheremo la seconda parte del The Age of Dead Christ Tour e ne vedrete delle belle.

Ragazzi è sempre un piacere chiacchierare con voi ed incontrarvi. Come sempre vi abbraccio e un grande saluto e un immenso ringraziamento per questa chiacchierata e per questo magnifico album. A voi la conclusione con un saluto ai nostri lettori e ai vostri fan.

PESO: Un grazie enorme a tutta la redazione di longliverocknroll.it che ci segue da tanti anni con la stessa passione con cui noi suoniamo. E naturalmente un ringraziamento ai tuoi lettori che verranno poi a seguirci dal vivo…

Necrodeath!!!!

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