Phil Campbell and the Bastard Sons – The Age of Absurdity

 

Nuclear Blast – Gennaio 2018

Phil Campbell è tornato, sempre più libero e sempre più consacrato a ciò che è stato e che non sarà mai più. Sì Phil Campbell and the Bastard Sons si sono rimessi in pista, dopo un periodo di rodaggio fatto di chilometri trascorsi con questa anomala famiglia di musicisti (dai piccoli club alle grandi arene) e fatto, ovviamente, di tanta musica. Ma l’aspetto da non sottovalutare è la relazione padre-figli. La trasmissione del messaggio di chi ha fatto parte della storia, ovvero… il rock’n’roll ed il corretto modo di essere parte di esso, mica un insegnamento qualsiasi.

Già con l’EP d’esordio (leggi la recensione dell’EP) della famiglia Campbell e dell’adottivo Neil Starr, e dalle data italiane di qualche anno fa (leggi il live report del concerto di parma del 2016), era stato subito chiaro che la voglia creativa e musicale di Phil non era affatto scemata o diminuita dopo la scomparsa dell’unico e grande Lemmy Kilmikster (R.I.P.). E anche in questo primo album tutto in famiglia dal titolo stupendo, ‘The Age of Absurdity‘ (come negarlo), mostra che non si è mai assopita la voglia di comporre, scrivere e produrre del buon sano, selvaggio e massiccio rock’n’roll. Così si fa, grazie Phil e grazie Todd, Dane, Tyla e ovviamente Neil. Come definire ‘The Age of Absurdity’?

Un album di rock’n’roll, nudo e crudo. Potente, diretto, grintoso e spaccaossa. D’altronde Phil Campell non deve dimostrare proprio niente a nessuno, lui sa come si fa e cosa vuol dire fare musica ad alti livelli!!! E ‘The Age of Absurdity‘ ne è la conferma. La chitarra di Phil è la solita già ascoltata e questo gonfia il cuore di gioia, non si può fare a meno di ciò che è, ed è giusto così…

L’album si apre con una potente ‘Ringleader‘ che alterna momenti veloci a improvvisi cambiamenti di tempo che conducono verso tematiche di sapore blues. E forse questo è l’elemento caratterizzante di questo album, ovvero la presenza e la costanza del selvaggio rock’n’roll e di sprazzi di profondo e focoso blues. Molto bello ‘Skin and Bones‘, più pacato nei ritmi, ma duro nello sviluppo. ‘Skin and Bones‘ ricorda nell’intro di basso un qualcosa che noi già conosciamo e ovviamente mi viene da sorridere, ma davvero bello è il solo centrale di chitarra, terzine in successione sempre sulle stesse note… molto, molto bello. Conosciamo già ‘Welcome To Hell‘, poichè il video è in circolazione da qualche tempo, ottima struttura e ottima caratura di potenza.

Suppongo che non sia stato facile per Mr. Campbell rimettersi in gioco, ricominciare non da zero, ma quasi, dovendo farsi apprezzare come unica entità immagino abbia dato un sano scossone all’ex Motörhead ma la sua bravura spaccona non lascia scampo…

Come dicevo in precedenza, la presenza del tocco blues è molto evidente nell’album, anche solo in qualche passaggio, o momento che dir si voglia, ma ‘Dark Days‘ è davvero un classico blues elettrico con tanto di armonica e di profondo tuffo negli abissi più oscuri e con un solo di chitarra davvero mitico!!! Sorrido anche all’ascolto dell’intro di batteria di ‘Dropping The Needle‘ e per la durata del brano, nemmeno due minuti… bei tempi. Una miscela di sensazioni seventies e moderne sono presenti in ‘High Rule‘ e dalla strana ‘Into The Dark‘, una ballad a cui non ero pronto con un solo centrale che esalta i sei minuti e più della sua durata.

La bonus track dell’album è ‘Silver Machine‘, immenso, un tributo agli Hawkwind e a Lemmy ci voleva (guarda il video) con la partecipazione del leggendario Dave Brock degli stessi Hawkwind

Scritto, prodotto e composto in Galles…

That’s all folks!!!

www.facebook.com/PhilCampbellATBS

Tracklist:
1. Ringleader
2. Freak Show
3. Skin and Bones
4. Gypsy Kiss
5. Welcome To Hell
6. Dark Days
7. Dropping The Needle
8. Step Into The Fire
9. Get On Your Knees
10. High Rule
11. Into The Dark

Band:
Neil Starr – voce
Phil Campbell – chitarra
Todd Campbell – chitarra
Dane Campbell – batteria
Tyla Campbell – basso

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