Play It Loud Festival 2015 – Circolo Colony, Brescia – 24 Ottobre 2015

 

 

Alzarsi al mattino presto del Sabato rappresenta per me una violenza fisica ma cotanta fatica è obbligatoria quando si risiede a 300 km da Brescia, luogo designato per questo avvenimento ormai tra i 2/3 più importanti in ambito metal tricolore.

Superato l’ostacolo rappresentato dal viaggio varco la soglia del Colony alle 12.15 circa, appena in tempo per gustarmi l’antipasto sonoro offerto dallo show dei Rosae Crucis ma in ritardo per vedermi i nostrani Stonewall che già avevano messo in archivio il loro live act iniziato, puntualmente, alle 11.30 (!) sui quali, purtroppo, non posso dire alcunchè. I romani suonano un epic metal roccioso che, sebbene su disco non mi abbia mai convinto più di tanto, in sede live ha fatto decisamente breccia. Il look è una cosa soggettiva ed i loro costumi di scena possono anche sembrare eccessivi ma il valore tecnico e musicale, a mio modesto avviso, non è discutibile, un suono perfetto e brani coinvolgenti donano al combo capitolino una grassa sufficienza, rimane il cantato in madrelingua che per me è inudibile ma ciò rimane confinato assolutamente nel mio personalissimo bagaglio musicale, capisco, invero, che ci sia gente che li ammiri anche per questa loro particolarità.

Setlist: intro “Oriente Eterno” – “Hiram Abif” – Sancta Sactorum” – “Militia Templi” – “Fede, Potere, Vendetta” – “Massoneria” – “Guerra Santa” – “Crociata”

ROSAE CRUCIS lineup:
Andrea “Kiraya” Magini – Guitars
Giuseppe “Ciape” Cialone – Vocals
Tiziano “ShreadMaster” Marcozzi – Guitars
Piero “Bohemian Moloch” Arioni – Drums
Daniele “KK” Cerqua – Bass

Li seguono sul palco i Sin Starlet band Svizzera, base Lucerna, con all’attivo due full lenght. Senza impressionarmi più di tanto, hanno comunque avuto il pregio di farsi ascoltare senza farmi soffrire ed il loro metal classico old school risulta accettabile e “easy”. Presenza degna ma sicuramente non esageratamente necessaria anche considerato che sciropparsi 12 esibizioni dal vivo in una giornata, per chi come me ha già un bel numero di  primavere alle spalle, non è uno scherzo.

Setlist: “Beholders Of The Claw” – “Headed By The Hexx” – “Force And Thunder” – “Digital Overload” – “Edge Of The World” – “Blood In The Streets” – “Black Magic Sky” – “Winds Of Fury”

SIN STARLETT lineup:
Elias Felber – Vocals
Reno Meier – Guitar
Jan Horat – Guitar
Lukas Marti – Bass
Elias Burri – Drums

Ora giunge il “mistero” della giornata sotto il monicker di Ironsword. Arrivano dal Portogallo e sono un trio in pista da quasi vent’anni, la loro proposta musicale è, anche per loro, un epic metal di impostazione molto vintage che spesso lascia uscire dalle casse palesi echi dei Manowar/Manilla Road anni ’90. Il pubblico, nonostante fosse numericamente scarso era completamente catturato dalla loro esibizione. Io, in tutta onestà, non li avevo mai sentiti prima e debbo dire che mi hanno lasciato perplesso obbligandomi a porre delle domande anche al mio compagno di viaggio. Sul fatto che i loro brani siano minimali penso non ci sia da discutere, ma questo potrebbe anche starci, quello che mi ha fatto rizzare i capelli è stata la loro performance: brani da abc del metal, un cantante/bassista che steccava in maniera inequivocabile ed un vuoto totale in fase di solos. Vero che sono un trio ma, de facto, fermare un brano per fare l’assolo e poi riprenderlo è aberrante. Per quel che mi riguarda sono stati di gran lunga il flop della giornata ma in tanti non saranno in accordo con il mio pensiero vista l’accoglienza a loro tributata.

Setlist: “Kings Of The Night” – “None But The Brave” – “Brothers Of The Blade” – “Cimmeria” – “March On” – “Eye For An Eye” – “Forging The Sword” – “Vengeance Will Be Mine” – “First Master” – “Nemedian Chronicles” – “Calm Before The Storm” – “Ring Of Fire”

IRONSWORD lineup:
Tann – Guitars, Vocals
João Monteiro – Drums
Jorge Martins – Bass

E’ tempo dell’accoppiata nostrana di giovani ed arzilli vecchietti, Crying Steel ed Hocculta. I bolognesi sono, come sempre, una macchina da guerra, “Raptor”, “Shutdown”, “No One’s Crying”, “Rockin Train” sono stilettate di classe per questi invincibili guerrieri che dal vivo sono una certezza, snobbati bellamente dal grosso del pubblico, per me sono stati tra i migliori dell’intero evento, sarei stato ad ascoltarli per ore. Ottimi sia il nuovo cantante di scuola “Kiske” (nonostante un look new metal/gothic), penalizzato oltremodo dal microfono che faceva uscire la voce solo a tratti, sia il nuovo innesto sulla chitarra solista. Uno show, per quanto ristretto in termini di minutaggio, decisamente sopra la media, per emozioni ed adrenalina profusa. In tanti dovrebbero imparare quella che era l’attitudine dei primi gruppi metal, non solo limitarsi a copiarne i contenuti, immensi Crying Steel, chapeau! Che gli Hocculta fossero ancora “on the road” non ne avevo davvero notizia ed il trovarli in questo contesto mi ha fatto davvero piacere. Mai li avevo visti dal vivo ma l’impressione, parimenti alla band di Alberto Simonini, è che questi vecchietti della prima generazione abbiano dentro qualcosa in più, qualcosa di inspiegabile ma che balza agli occhi non appena li vedi suonare forse si può, banalmente, definire “cuore metal”. Tecnicamente  ineccepibili hanno fatto una degna esibizione, grintosi e padroni del palco. Unico neo, a mio avviso, una scaletta un po troppo disomogenea, per il resto solo applausi.

Setlist: “Defender” – “Shut Down” – “Raptor” – “No One’s Crying” – “Heaven’s ”’ – “Beverly Kills” – “Rockin’ Train” – “Thundergods”

CRYING STEEL lineup:
Alessandro “Ramon” Sonato – Vocals
Franco Nipoti – Guitar
Luigi “JJ” Frati – Guitar
Angelo Franchini – Bass
Luca Ferri – Drums

Setlist: “We’ll Play Again” – “Supreme Sacrifice” – “If You Know” – “Lonely” – “Don’t Be Afraid” – “Dream Of The Death” – “Warning Games”

HOCCULTA lineup:
Massimo Lodini – Vocals
Daniele Pobbiati – Drums
Siro Burchiani – Bass
Marco Bona – Guitars
Gianmaria Scattolin – Guitars

Giungiamo quindi alla parte alta della bill, è ora il turno dei Desolation Angels, cult band della NWOBHM. Alla voce svetta il vocalist ex Elixir, Paul Taylor, con il suo crine platinato. Voce simbolo di un’epoca, chiara e cristallina, di matrice indubbiamente 100% British. Non sono un amante di queste sonorità, un paio di pezzi li ho pure seguiti con trasporto ma, in verità vi dico che è stata una performance, dal mio punto di vista, estenuante. Non vedevo la luce e mi sono sembrati eterni. Al solito sono una voce fuori dal coro perchè il manipolo di metalhead si è di colpo fatto più consistente ed ha reagito e partecipato con ardore a tutto il set proposto dai nostri.

Setlist: “Sweeter The Meat” – “Mental Band” – “Dance Of The Demons” – “Fury” – “Spire Of The Deep” – “Archangel” – “Medusa” – “Only Time Will Tell” – “Valhalla” – “Evil Possessor”

DESOLATION ANGELS lineup:
Paul Taylor – Vocals
Chris Takka – Drums
Clive Pearson – Bass
Keith Sharp – Guitar
Robin Brancher – Guitar

Un sentito grazie va ai successivi Tysondog che hanno non solo avuto il merito di destarmi dal torpore ma soprattutto mi hanno dato la scossa, con il loro classicissimo ma robusto metal metà anni ’80, per continuare, con la giusta vigoria, la serata. Il loro è stato un esempio di onesti, ed aggiungerei sottovalutati, mestieranti. Nessuna clamorosa peculiarità ma tanto sudore e mestiere. Sinceri e credibili ancora oggigiorno con 30 anni abbondanti di carriera alle spalle. Bravi.

Setlist: “Blood Money” – “Into The Void” – “Don’t Let The Bastards (Grind You Down)” – “Hammerhead” – “Dead Meat” – “Cry Havoc” – “The Inquisitor” – “Playing With Fire” – “The Machine” – “Painted Heroes” – “Shadow Of The Beast” – “Taste The Hate”

TYSONDOG lineup:
Clutch Carruthers – Vocals
Kev Wynn – Bass
Paul Burdis – Guitars
Phil Brewis – Drums
Steve Morrison – Guitars

Da oltralpe giungono invece gli ADX con una formazione mista tra ragazzini e vecchietti, quasi una jam session tra padri e figli. Il risultato è stato buono anche se con risultati altalenanti. Questi speedmetallers hanno saputo riempire i loro 50 minuti in maniera saggia mixando un po tutta la loro nutrita storia musicale alternando brani cantati in inglese e francese, sparando bordate al limitar del thrash o eseguendo a testa alta midtempo dal sapore retrò. Anche se, onestamente, alcuni brani erano un po “fermi sulle gambe” è stato un bel vedere. Anche loro, ci tengo a sottolineare, come tanti altri nomi presenti in questa giornata di acciaio bollente, sono alla prima esperienza sul suolo italico. Un evento nell’evento.

Setlist: “Tourmente Et Passion” – “Notre Dame De Paris” – “Red Cap” – “Déesse Du Crime” – “Prisonnier De La Nuit” – “L’étranger” – “Le Fléau De Dieu” – “Prière De Satan” – “Division Blindée” – “Caligula”

ADX lineup:
Didier “Dog” Bouchard – Drums
Pascal Betov – Guitars
Phil Grelaud – Vocals
Julien Rousseau – Bass
Nicklaus Bergen – Guitars

Tra le tante “prime volte” giunge per me il momento catartico del festival, una band che ho sperato di vedere sin da quando avevo i brufoli, gli Iron Angel, compagni di tante ore della mia fanciullezza. “Hellish Crossfire” e “Winds of War” sono due vinili che ho letteralmente arato a suon di ascolti e quando, a luci spente, è iniziata la intro di “Metalstorm”, non nascondo che due lacrimette erano sul punto di cadere… Questi 5 manigoldi tedeschi hanno dato una botta alla serata con le loro ritmiche serrate ed anche l’headbanging si è fatto consistente. Si sono appena riformati e la ruggine, obiettivamente, si vede tutta. I pezzi però sono potenti e questo basta per creare un ottimo appeal con il pubblico. I brani si sono susseguiti alla velocità della luce e solo gli skatch del singer Dirk Schroder (peraltro eccessivi anche in termini di minutaggio a tal punto che hanno dovuto, pur sforando nei tempi, tagliare un pezzo dalla scaletta prevista) hanno dato respiro ai presenti sotto al palco. Uno show dove il risultato va valutato non in base alla tecnica individuale e neppure alla precisione della band ma con i litri di sudore sparsi sulle assi. Grezzissimi ma efficaci, il classico gruppo che si ama o si odia, io son di parte però i loro minuti hanno coinvolto quasi tutto il pubblico presente e per me sono stati un tuffo all’indietro di trent’anni, mica poco…

Setlist: intro “Winds Of War” – “Metalstorm” – “Sinner 666” – “The Metallian” – “Fight For Your Life” – “Son Of A Bitch” – “Legions Of Evil” – “Hunter In Chains” – “Black Mass” – “Heavy Metal Soldiers” – “Rush Of Power”

IRON ANGEL lineup:
Schrotti – Drums
Dirk Schröder – Vocals
Didy Mackel – Bass
Jojo Folta – Guitars
Mitsch Meyer – Guitars

Penultima “fatica”, è l’ora dell’esibizione degli statunitensi Heir Happarent. Una parola: mostruosi. Il quintetto ha ampliamente dimostrato che avrebbe meritato le luci della ribalta che, negli ’80, si sono accese nei loro confronti solo per pochissimi istanti che son però bastati a farli ricordare ancora nell’anno domini 2015. Unici per stile, raffinatezza delle trame musicali e con un cantante che ha tenuto vette inarrivabili per oltre novanta minuti. La loro è stata un opera rock suonata in sede live, antesignani del prog sono accostabili stilisticamente, ai Fates Warning del secondo periodo ma con una propensione molto più heavy nel senso stretto del termine. Alcuni intrecci sono a me risultati un po’ troppo “new age” ma per il restante 90% hanno decisamente surclassato tutti i gruppi apparsi prima di loro. Nulla da dire, i vincitori morali della giornata senza “se” e senza “ma”.

Setlist: “Entrance” – “Dragon’s Lair” – “The Servant” – “Crossing The Border” – “Hands Of Destiny” – “Tear Down The Walls” – “Running From The Thunder” – “A.N.D…. Drogro Lived On” – “We, The People” – “The Cloak” – “Masters Of Invasion” – “R.i.p.” – “Cacophony Of Anger” – “One Small Voice” – “Decorated” – “The Fifth Season” – “Keeper Of The Reign” – “Another Candle”

HEIR APPARENT lineup:
Derek Peace – Bass
Terry Gorle – Guitars
Ray Schwartz – Drums
Op Sakiya – Keyboards
Will Shaw – Vocals

Con le ultime energie porgo l’orecchio ormai stanco da oltre 12 ore di musica live agli headliner della serata, i canadesi Razor. Il loro thrash è primordiale e violentissimo, i loro pezzi sono poco distinguibili ma il groviglio di corpi assiepati fronte stage fa capire che la loro proposta è gradita. Un po troppo monolitici e piatti ma sicuramente potenti ed adrenalinici chiudono in bellezza questo festival che rimarrà negli annali per il numero e soprattutto per la qualità delle band presenti. Proprio per questo mi sento di ringraziare pubblicamente Giuliano Mazzardi che ha reso possibile questo festival organizzandolo nei più minimi dettagli riuscendo nell’impresa di sforare di pochissimo la durata dell’evento e con dodici band non è roba di poco conto. Ultima nota a margine la scarsa partecipazione di pubblico che, nonostante i tanti nomi di spicco, non è certo intervenuto in massa. Peccato, peccato davvero.

Setlist: “Nowhere Fast” – “Cross Me Fool” – “Cut Throat” – “Violent Restitution” – “Iron Hammer” – “Behind Bars” – “Stabbed In The Back” – “Instant Death” – “Sucker For Punishment” – “Speed Merchants” – “Goof Soup” – “Electric Torture” – “The Pugilist” – “Take This Torch” – “Evil Invaders”

RAZOR lineup:
Dave Carlo – Guitars
Bob Reid – Vocals
Rider Johnson – Drums
Mike Campagnolo – Bass

Per quel che mi riguarda io sono già pronto per l’edizione 2016!!!

 

 

Articoli Correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*