Sadist – Trevor, Intervista 2015

 

Da poco è stata distribuita nei negozi l’ultima fatica dei Sadist, ‘Hyaena’, un album Sadist 100%, ricco di metal, di potenza, di aperture inaspettate ma tipiche del quartetto ligure. Da tempo i Sadist ci hanno abituato a una raffinata e graffiante energia, aggressiva e ricca di intensità, ma allo stesso tempo pronta a guardare avanti verso orizzonti carichi di contaminazioni e combinazioni.
Parlo con Trevor, frontman, e che frontman, della band. Tutti conosciamo questo ‘enorme’ personaggio  del metal di casa nostra e non solo… grande esperienza, grande professionalità, grande umanità e grande schiettezza. Insomma, l’aggettivo grande ben si addice a questo omone che ‘sta prendendo le sembianze del suo nemico di sempre, Babbo Natale (Christmas Beat insegna) (confesserà fra qualche riga lo steso Trevor).
Ebbene mi appresto, sempre contento di poter affrontare di petto (passatemi anche questa infausta espressione) il mio collega Trevor (collega dj e collega redattore) e poter chiacchierare con lui di musica… in questo caso a proposito del magnifico album che è ‘Hyaena’.

Quando cerco di dare una definizione o dare una connotazione stilistica a una band o a un disco, rischio sempre di commettere grossolani errori e quindi considerare  ‘Hyaena’ un album progressive death metal o death metal progressive mi sembra molto riduttivo, poiché oltre ai due stili già citati, è facile percepire momenti che vanno dal tribale all’etnico, assaporare venature tipicamente jazz molto ampie e precise, o immergersi in riproduzioni sonore da film horror… dai Trevor… è un’esplorazione senza sosta, non vi basta più la solita etichettatura…

Intanto, un saluto e un grazie a te, e a tutto lo staff di Long Live Rock’n’Roll.
Quanto alla nostra musica, da sempre Sadist è una band che ama molto la sperimentazione, diciamo che non riusciamo a stare fermi, siamo sempre molto agitati.
Il nuovo album ‘Hyaena’, attraversa la carriera della band, una sorta di riassunto in musica, dove all’interno sono riconoscibili i nostri marchi di fabbrica. Dal prog seventeen, di casa nostra, ad atmosfere tribali, da sonorità etniche, a elementi che ci accompagnano fin dagli esordi, come appunto riff tipici Death Metal e frame inquietanti, appartenenti allo sfondo psycho/horror. Chi segue Sadist, è ormai abituato, da tempo a rimanere spiazzato, la nostra è una continua ricerca, che non conosce fine.

Ma quanto tempo ci avete fatto aspettare per questo album. Certo l’attesa è stata ripagata in pieno, ma troppo tempo… e scusa la domanda, perché tutto questo tempo?

Grazie delle belle parole. La promozione a seguito di ‘Season in Silence‘, specie in sede live, è durata tre anni pieni, ci siamo trovati a fine 2013 in un attimo. Abbiamo fatto due tour europei, molti festival in Europa e un paio di tour indipendenti nel nostro paese, pensare di trovare anche il tempo per buttare giù nuovo materiale era davvero impossibile. Credo che, fare troppe cose contemporaneamente non sia producente, specie quando si parla di arte, bisogna avere la testa fresca. Una volta chiuso con il live, ci siamo dedicati a scrivere nuove idee, ormai a inizio 2014, a fine anno stesso, quando la stesura dei brani era in fase di definizione ci siamo chiusi nei Nadir Music Studios e abbiamo dato il via alle registrazioni di ‘Hyaena‘, da Dicembre 2014 a Maggio 2015. Cinque anni non sono un giorno, ma è pur vero che, Sadist non è una band da un disco l’anno.

Prima, a proposito del mio bislacco tentativo di definire lo stile dell’album, parlavo di esplorazione, ma potrei anche usare il termine di ‘contaminazione’… sei d’accordo con questo mio uso lessicale forse un po’ improprio?

Concordo pienamente. Sadist conserva una forte identità, a conferma di questo, già con il primo EP, datato 1991. Anche per il sottoscritto è difficile definire il nostro genere, la nostra musica è ricca di contaminazioni. Siamo molto soddisfatti, era il nostro obiettivo concepire qualcosa di fresco e ricercato. In tutta onestà, essere risarciti in pieno dalla propria musica è ciò che più conta, al resto solo la parola, e niente di più.

Perchè ‘Hyaena’… sono molto affezionato a questo nome e a i colori espressi nella copertina… perché la iena si fa beffa della sua preda? Ho sparato lì, ma dimmi un po’ te…

Perché la iena è un animale incredibile, affascinante, perché è il mio predatore preferito.
E poi, non trovi che si sposi perfettamente con il monicker della band? La iena è un carnivoro, naturalmente sadico. Dobbiamo sfatare il falso mito, la iena non è solamente un carnivoro saprofago, si ciba anche di carogne, ma è un abile cacciatore, che ha un forte spirito di gruppo e dove all’interno del brano vige una gerarchia severa, dove la matriarca ha il potere assoluto.
Sono un naturalista convinto, nel corso degli anni mi sono documentato, attraverso documentari, libri, testi e racconti, ho messo in cantiere una buona cultura su questo temibile e brutale predatore.
Sull’artwork, che dire, è frutto del lavoro del pittore, Luca Orecchia, un artista molto stimato. Dopo aver spiegato al maestro le nostre idee e intenzioni, ha presentato noi le tele, siamo rimasti parecchio colpiti dal suo lavoro, indi per cui non abbiamo voluto violentare in nessun modo le sue idee di partenza, sarebbe stato un errore fatale. Devo fare i complimenti anche a Manuel Del Bono, ha curato l’impaginazione grafica in maniera impeccabile.
Siamo felici del lavoro di entrambi, volevamo stare lontani dalle grafiche consuete di tutti i giorni.

E perché l’Africa…

A dire il vero, ‘Hyaena‘ non è un concept sull’Africa, ma su di un predatore, che, casualmente vive in buona parte delle pianure africane. Tuttavia, era quasi doveroso omaggiare, anche musicalmente questa affascinante terra, per questo motivo ci siamo avvalsi, in primis di Jean N’Diaye, eclettico musicista e nativo dell’Africa, che ha svolto un lavoro incredibile, le sue percussioni hanno aggiunto colore al disco, inoltre Tommy, ha studiato l’uso di strumenti, non troppo consoni al genere, ma fedeli alla cultura mediterranea, come l’our, il santur e altri.

L’ho sparata… hahahah, scusa la domanda inappropriata…
Tutte le band col passare degli anni e con l’esperienza che diventa, e trasforma tutto o quasi, in maturità, si evolvono e spesso modificano alcuni attegiamente. Fa parte della vita di ogni esser umano, per fortuna. Essere semrpe troppo uguali non credo piacerebbe a molti. Ma cos’è cambiato dal 2010 dall’uscita di ‘Season in Silence’, quali sono i punti in comune e quali le differenze con ‘Hyaena’, capelli bianchi, matrimoni, anni sul groppone e produzioni esclusi…

Sono cambiate molte cose. Beh, ai capelli bianchi, alla pancia, ormai sono abituato da tempo, sono rassegnato, purtroppo sto prendendo le sembianze del mio nemico di sempre, Babbo Natale (Christmas Beat insegna). Matrimonio… sia io che Tommy ci siamo sposati, quando un musicista riesce a trovare una compagna di vita, disposta a sopportarti, non deve assolutamente farsela scappare 🙂 Tuttavia, la magia e la passione per la musica rimangono invariate, nonostante, sono passati ormai 25 anni dagli esordi, provo sempre forte emozione, sia in fase di composizione che on stage, questo è un sogno ad occhi aperti, un bellissimo sogno che vivo quotidianamente.

E se ti dico che ‘Hyaena’ è ancora più completo e ricercato del precedente ti offendi? E non usare la mia domanda come risposta… cura per i dettagli, attenzione a 360°, non che non vi fosse anche prima, ma l’esperienza di Tommy come produttore sta aumentando in maniera esponenziale… e la vostra maturità artistica anche…

Non potrei mai offendermi, non sono permaloso. La tua disamina mi rende felice. Come dico sempre, i dischi sono come figli, difficile avere preferenze, ma è pur vero che, ad ogni nuova uscita cerchi di fare meglio, almeno è quello che succede a noi come band. Ho la fortuna di condividere la mia musica con tre compagni di viaggio, molto preparati tecnicamente, ma che, al tempo stesso non si risparmiano, anzi, cercano sempre di migliorare, continuando a mettere in cantiere ore di studio sul proprio strumento. Migliorare passa anche attraverso l’esperienza maturata negli anni, ma di certo continuare ad approfondire le ricerche ha la sua importanza. Tommy è da sempre il produttore Sadist, nessuno meglio di lui conosce la band, non abbiamo mai pensato ad un produttore esterno, tutti noi nutriamo grande stima nei suoi confronti, certo, con ‘Hyaena‘ si è davvero superato, la produzione è potente, violenta, nonostante riesce ad essere cristallina e limpida, anche nei momenti meno rassicuranti, frutto di una professionalità, raggiunta a suon di ore, all’interno dei Nadir Music Studios.

Immagino che ognuno di voi abbia un modo diverso per interfacciarsi con questo album. Lo stai ascoltando ancora e come ti sembra il prodotto adesso che non si può modificare più.

Siamo più che soddisfatti del risultato finale. E’ bellissimo, toccare con mano la fatica di anni, abbiamo fatto enormi sacrifici per questo nuovo album. ‘Hyaena‘ sta riscuotendo ottimi giudizi, da parte degli addetti ai lavori, questo ci rende orgogliosi ed entusiasti come bambini.

In alcuni brani c’è una rabbia espressiva molto forte, nei testi, nelle linee vocali e negli intrecci sonori e tutto viene espresso molto bene. Altri momenti sono più aperti e freschi da oasi… wow… e di conseguenza mi piacciono molto i suoni… puliti, impressionanti, suggestivi… quanto lavoro…

Questo è il marchio di fabbrica Sadist. Siamo questi, una band che trasmette in musica i diversi e temporanei stati d’animo. Dalla tipica violenza sonora, accostabile al Death Metal, ci spostiamo su atmosfere sinistre, che non lasciano presagire a nulla di buono, fino ad arrivare a parti ambient, dove la parte melodica ha rilevante importanza, ad esempio, con, la suggestiva strumentale “Gadawan Kura” o attraverso intermezzi jazz, dove sia Tommy che Alessio, hanno il loro da fare, nell’accompagnare la furia compositiva di Andy.
E’ stato fatto un lavoro certosino, tutto, curato nei minimi dettagli, i suoni hanno un impatto deciso verso l’ascoltatore, pur restando bilanciati e nitidi, come detto pocanzi, abbiamo lavorato sodo.

Poi il tour a gestire questo nuovo album… siete pronti…? Ma all’estero c’è  posto per voi (che brutto modo di porre una domanda… avrei potuto modificarla ma perdonatemi… chiedo venia)

Con il nostro storico management e la nostra agenzia Live Nation, stiamo valutando alcune proposte, sia per quel, che concerne tour indoor, che già in previsione open air. Abbiamo il desiderio di portare la nostra musica in giro per il mondo, ma non spetta certo a noi dire se c’è spazio per Sadist, sono i dati di fatto e il pubblico a decretare il verdetto, noi dobbiamo fare del nostro meglio, saremo macchine da guerra perfette, concepite per offrire uno spettacolo imponente.

Voi non dovete dimostrare nulla a nessuno… ma c’è qualche sassolino che vorreste togliervi dalla scarpa… qualcosa da dire che non vi piace in questo mondo attuale della musica? Non dico a una singola persona… non sarebbe corretto… queste sono cose che si risolvono da galantuomini…

Non sono una persona che porta rancore e poi non ho molto tempo a disposizione, trovo sia più saggio concentrare le proprie forze sul presente, pensare al passato è del tutto inutile.

Le speranze degli esordi (partendo chi dal 91, chi dal 96 e chi dal 97) si sono poi concretizzate come speravate voi?

Nel corso degli anni ci siamo tolti diverse soddisfazioni, anche se, come spesso dico, vivo la soddisfazione più grande ogni giorno. Svegliarsi ed essere consapevoli di aver trasformato la passione in un lavoro, è qualcosa di unico. Fare propria musica, e condividerla con gli amici e il tuo pubblico, come poter chiedere di più.

E’ meglio fare i produttori, distributori, etichettatori (non si dice così lo so), dj radiofonici, scrittori per webzine, prof di musica oppure è meglio fare il musicisti? E perché? (sempre colpa delle donne?) … e cosa non rifaresti nella tua vita musicale?

Sono coinvolto in diverse iniziative, attraverso Nadir Music SRL ci occupiamo del management di molte band italiane e straniere, è da circa 20 anni che abbiamo dato vita a questo marchio, con grandi sforzi economici e non, tuttavia, questo è il nostro mondo, e siamo più che felici, nell’averci investito soldi e forza lavoro.
Fare il frontman è il mio lavoro principale, il lavoro che ho scelto tanti anni fa, pur nella consapevolezza che sarebbe stato difficile, il palco è la mia vita. Colpa delle donne? No no, abbiamo fatto tutto da soli 🙂
Cosa non rifarei? Non cercherei mai più di vendere la mia arte per il successo.

Ma la iena nella foto (a proposito… che brutti che siete 🙂 ) è un fotomontaggio o la tieni nel giardino di casa tua?

Brutti? Passi per me, ma i miei compagni di viaggio non sono così male, anzi, trovo siano dei fighi 😉 Sulla iena, vedi, negli ultimi anni, abbiamo visto andare per la maggiore rottweiler, pittbull, e altri temibili cani da guardia, ho voluto elevarmi dalla massa… ebbene sì, custodisco, gelosamente, la iena nel mio giardino…

Bene Trevor… Come sempre ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso, tra serio e faceto… come vorresti concludere questa chiacchierata a chiosa finale sull’album, qualcosa che vorresti dire a proposito di  ‘Hyaena’ e poi un saluto ai nostri lettori…

Un grazie a tutta la redazione di Long Live Rock’n’Roll, e un abbraccio a tutti i lettori. Vi invito a seguire i prossimi passi sulle nostre pagine. See you on stage.

In alto il nostro saluto !!
Trevor Sadist

E grazie… ci vedremo in sede live…

Ti aspetto con birra al seguito 😉 STAY BRUTAL

hahahha (sono io a ridere…)

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