Saxon – Call to Arms

Militia Guard Music – Giugno 2011

Dover scrivere dei Saxon, che sia per una recensione di un disco, di un concerto, o di altro ancora, è per il sottoscritto impresa davvero difficile. Mi spiego. Se mi si permette un paragone di tipo affettivo, e in fondo lo è pure, è come parlare di vecchi amici con i quali sei cresciuto, che fanno parte dei tuoi ricordi, e dai quali ti aspetti sempre tanto. Ma intanto il tempo passa, non si è più quelli di una volta, e le cose, naturalmente, cambiano.  A priori saresti portato ad accettare e vedere solo il meglio dai vecchi compagni, ma logica vuole che ogni filtro affettivo debba essere rimosso e un giudizio oggettivo, o quanto meno il più possibile obiettivo a questo punto può e debba essere dato.

Una delle domande che è più ovvio porsi è cosa abbia più da dire, che emozioni ci può ancora suscitare un gruppo che ha all’attivo quasi una ventina (questo è il numero 19) di album, in un cammino cominciato alla fine dei settanta, sulla scia di quella che fu definita allora la New Wawe of British Heavy Metal. Un percorso arrivato fino ad ora, non indenne, ad abbandoni e litigi, arrivando perfino, Biff e soci, al giudizio di un tribunale, per accaparrarsi il diritto di sfruttamento del “marchio” Saxon.

Copertina che fa il verso al famoso manifesto Usa dello zio Sam durante la guerra, i Saxon chiamano alle armi tutti i loro fan, vecchi e nuovi. L’inizio è ottimo, “Hammer of the Gods” è quello che definirei l’essenza del sound Saxon, velocità, potenza, classico hard’n’heavy marchiato ottanta, così come in “Back in 79”, forse richiamo autobiografico e un po’ nostalgico, dove 79 fan hanno avuto l’opportunità di partecipare al coro con Biff e compagni. Da cantare con i classici accendini la title track, compresa la stupenda versione strumentale, con il vecchio Biff mattatore. Pezzo davvero fantastico “Afterburner” dove i cinque dello Yorkshire sembrano davvero catapultati 30 anni indietro dalla macchina del tempo. Grinta, cattiveria  da far invidia a tanti ragazzotti di adesso, pezzone che mancava da tanto ai nostri vecchi. Mi sarei risparmiato un brano come “When Doomsday Comes” con Don Airey alle tastiere. Non tanto per una forma di purismo che non ammette un certo tipo di strumento nel contesto del Saxon-sound, quanto al fatto che un pezzo come questo centra in questo disco quanto il cacio su pesce… Un brano fotocopia di un qualsiasi pezzo dei Deep Purple. “Ballad of the Working Man” mi ha invece ricordato col suo intro di chitarra il sound dei vecchi Thin Lizzy, mi si permetta quest’accostamento grandi del compianto Phil Lynott.

In conclusione, non so se è riuscito il mio tentativo di distacco emotivo, e se il giudizio ne è stato indenne, fatto sta che i Saxon sono i Saxon e questo è un gran bel disco!

www.saxon747.com

 

Trackllist:
1. Hammer Of The Gods
2. Back In ’79
3. Surviving Against The Odds
4. Mists Of Avalon
5. Call To Arms
6. Chasing The Bullet
7. Afterburner
8. When Doomsday Comes (Hybrid Theory)
9. No Rest For The Wicked
10. Ballad Of The Working Man
11. Call To Arms (orchestral version)

Band:
Biff Byford – voce
Doug Scarrat – chitarra
Paul Quinn – chitarra
Nibbs Carter – basso
Nigel Glockler – batteria

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