Scorpions + Planethard – Mediolanum Forum, Assago (MI) – 11 Novembre 2015

 

 

Da sempre adorata dal pubblico italiano, la leggendaria band teutonica degli Scorpions torna nel nostro paese per ben tre date del loro 50th Anniversary Tour (oltre a Milano, hanno già fatto tappa lunedì a Roma e chiuderanno venerdì a Trieste); sono passate meno di ventiquattro ore dall’entusiasmante concerto di Mötley Crüe ed Alice Cooper ed il Forum si riempie di nuovo per un altro concerto dalle aspettative altissime: non è ancora infatti terminato lo smontamento del mastodontico palco di Nikki Sixx e soci, quando all’alba arrivano i primi Tir per scaricare quello degli Scorpioni ed i primi eroici fans cominciano già a mettersi in fila davanti agli ingressi, pronti a farsi pungere per l’ennesima volta.

Avevamo visto la band di Klaus Meine e Rudolf Schenker esibirsi lo scorso anno in un concerto esaltante in quel di Piazzola Sul Brenta, nell’unica data italiana prevista per il loro infinito tour d’addio che si prolunga oramai da diversi anni: nel frattempo è uscito un altro loro album (il buon “Return To Forever”, Sony 2015, qui la recensione) e hanno continuato ad esibirsi in giro per il mondo, senza alcuna intenzione di appendere le chitarre al chiodo, nonostante Meine e Schenker abbiano toccato le sessantasette primavere e l’altro membro storico Mathias Jabs abbia appena compiuto sessant’anni, pur mantenendo il suo famoso sguardo di ghiaccio da rubacuori.

Purtroppo in mattinata giunge la notizia che i Gamma Ray, previsti da mesi come esclusivi special guest della data milanese, sono rimasti bloccati in Austria per non ben precisati motivi (si vocifera di un guasto al tour bus) e così all’ultimo momento è stata chiamata ad aprire lo show la band milanese dei Planethard, che, con solo un minimo di preavviso ed in formazione in parte rivoluzionata a causa dell’indisponibilità di cantante e bassista, prendono posto sul palco pronti a sfruttare l’occasione di esibirsi davanti agli almeno diecimila presenti questa sera al Forum. La band guidata dal bravo chitarrista Marco D’Andrea, riesce a non far rimpiangere l’assenza della band di Kai Hansen, grazie al suo massiccio hard rock profondamente influenzato da sonorità moderne con echi di band come Alter Bridge o Shinedown, in cui i sostituti chiamati a sostituire i membri originali fanno pienamente la propria parte. Il pubblico sembra gradire: in particolare vengono apprezzate le aperture melodiche del brano “Inglorious Time”, nonché la carica di brani come “Play Harder” (primo singolo estratto dall’album “Now”, Scarlet Records 2015) o come la conclusiva “Kill Me (But First Kiss Me)”, al termine della quale la band lascia lo stage visibilmente soddisfatta dell’accoglienza dimostratagli.

Non appena i Planethard si ritirano dietro le quinte, a coprire il palco scende dall’alto un enorme telone sul quale è raffigurata la corona che appare sulla cover dell’ultimo lavoro degli Scorpions, quasi ad annunciare che tra poco la sovranità del rock si paleserà dinanzi ai nostri occhi.

Puntuale alle 21,30, lo show prende il via sulle scatenate note di “Going Out With A Bang”: la band appare sin da subito precisa e compatta (e non potrebbe essere diversamente dopo tanti anni di attività), anche se sembra mancare un po’ di botta rispetto ad altre volte. Già dalla successiva “Make It Real”, con il palco che si tinge con il tricolore della nostra bandiera, Klaus si mette ad andare su e giù per il palco, saltellando come un ragazzino col tamburello in mano e comincia a trascinare tutti con il suo sorridente entusiasmo: l’età sembra davvero essere un fatto puramente casuale per lui, così come per lo scatenato Rudolf che per tutta la durata del concerto continuerà a macinare chilometri correndo sulla passerella posta dinanzi al palco.

Pawel Maciwoda ci spara dritte in faccia le pulsanti linee di basso che sostengono le seguenti “The Zoo” e “Coast To Coast” (dalle inconfondibili e sognanti melodie di chitarra), le quali ci introducono ad un medley dedicato ai brani della prima fase di carriera della band (quella degli anni ‘70 quando alla chitarra c’era ancora Uli Jon Roth). Ma è solo un momento perché c’è comunque un album nuovo da promuovere ed ecco allora arrivare il primo singolo tratto da “Return to Forever”, quella “We Built This House” che accende la platea grazie ai suoi bombastici cori dal gusto eighties.

Dopo la strumentale “Delicate Dance”, in grado allo stesso tempo sia di farci apprezzare il pulito guitar playing di Mathias, sia di dare fiato a Klaus e Rudolf, la band al completo si porta in fondo alla passerella proprio in mezzo alla gente per un intermezzo acustico capace di regalare emozioni intensissime, specialmente nella splendida “Send Me An Angel”: il pubblico è letteralmente conquistato e nella seguente celeberrima “Wind Of Change” nessuno riesce ad esimersi dal cantare il coro, con un finale davvero da brividi.

Ma la voce di Herr Meine non ha bisogno di aiuti: è ancora in grado di reggere alla grandissima, con il suo caratteristico accento crucco, e ce lo dimostra nella nuova “Rock ‘n’ Roll Band” e nell’irrefrenabile “Dynamite”, ritornata per la nostra gioia in scaletta, dopo qualche anno di assenza.

Un capitolo a parte va dedicato a questopunto al batterista americano James Kottak: lo scorso anno non aveva potuto esibirsi in quel di Piazzola Sul Brenta, a causa di alcuni comportamenti un tantino esagerati tenuti all’aeroporto di Dubai, a seguito dei quali era poi stato arrestato per un mese. Ebbene, questa sera, se ci fosse da decretare un vincitore assoluto, questo sarebbe lui: potente, tecnico e, soprattutto, matto come un cavallo; durante il suo assolo, nel quale la batteria viene issata fin sul soffitto del Forum, chiama a raccolta tutti quanti, si alza in piedi sui tamburi, brinda alla salute di tutti, si leva la maglietta e mostra orgoglioso il suo corpo, sul quale ha tatuato in carattere giganti il suo nome sul petto e “Rock & Roll Forever” sulla schiena (nonché dei calzini con la bandiera americana). Idolo.

Rudolf continua ad esibire chitarre una più tamarra dell’altra, compresa una Flying V acustica, ma il top lo raggiunge su “Blackout”, per la quale la sua sei corde viene dotata di un tubo di scappamento, col quale si diverte a spedire il fumo dritto in bocca al povero Pawel (ci auguriamo per lui che non si tratti di un accessorio Volkswagen…).

Big City Nights” chiude col botto lo show, ma la band torna presto sul palco per i loro due più grandi successi. Prima quella “Still Loving You” che continua a spezzare cuori dopo trent’anni e poi con l’inno “Rock You Like A Hurricane” che tira giù definitivamente il Forum.

L’uragano tedesco ha colpito ancora una volta: gli Scorpions visti questa sera danno ancora la birra a un sacco di band i cui componenti potrebbero essere loro figli, se non addirittura nipoti. La pensione può attendere.

 

Scorpions:
Klaus Meine – voce, tamburello, chitarra
Rudolf Schenker – chitarra ritmica, chitarra solista
Mathias Jabs – chitarra solista, chitarra ritmica
Pawel Maciwoda – basso
James Kottak – batteria

Setlist:
Going Out With A Bang – Make It Real – The Zoo – Coast to Coast – Top Of The Bill / Steamrock Fever / Speedy’s Coming / Catch Your Train – We Built This House – Delicate Dance – Always Somewhere / Eye Of The Storm / Send Me An Angel – Wind Of Change – Rock‘n’Roll Band – Dynamite – In The Line Of Fire – Kottak Attack (drums solo) – Crazy World – Blackout – Big City Nights – Still Loving you – Rock You Like A Hurricane

 

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