Selva – Doma

OverDrive Records – 14 Febbraio 2018

Poco più di un anno e mezzo fa ho avuto il piacere di recensire il secondo album dei Selva, “eléo”. Un’uscita che, rispetto all’esordio, aveva pesantemente integrato sonorità post black metal e in generale aveva rappresentato una svolta per la band di Lodi. Sotto molti punti di vista mi aveva convinto ma presentava a mio avviso alcune criticità, prima su tutte una produzione troppo lo-fi (anche tenuto conto del filone di riferimento). Ero quindi piuttosto curioso di ascoltare questo nuovo lavoro, per capire se e come la band si fosse evoluta.

Innanzi tutto come definirlo? LP? Difficile per un disco che non raggiunge i 25 minuti. E d’altra parte i soli due pezzi che contiene, “Silen” e “Joy”, possono essere inquadrati come canzoni? Se con canzone si intende, per comodità, un brano strutturato in modo più o meno complesso ma con sezioni tendenzialmente riproposte, le composizioni dei Selva sfuggono senza dubbio a tale gabbia. La loro non è musica sperimentale in senso stretto. Eppure l’estensione temporale, nonché l’assenza di schematicità vincolante nella composizione, formano più che canzoni due lunghi episodi musicali i quali, pur distinti, si parlano e in qualche modo completano un discorso più esteso. Sicché quest’opera, definitela come preferite, possiede nei suoi 25 minuti una quadratura a cui non serve aggiungere altro.

La prima nota positiva riguarda la produzione.

eléo” trovava il proprio limite in una realizzazione spesso magmatica e confusa, sovrapponendo l’onestà delle prese in diretta al concetto di naturalezza del suono: le due cose possono andare insieme ma non sono necessariamente l’una sinonimo dell’altra. Era comunque già intuibile come quel tipo di approccio, opportunamente raffinato, fosse il più adatto a convogliare il disperante messaggio acustico dei Selva, ben più di una registrazione patinata e asettica.

Con questo “Doma” il bersaglio è stato centrato. Finalmente possiamo godere di un’esecuzione davvero naturale, onesta, frontale e tuttavia definita. Nulla o quasi affoga nel marasma sonoro, persino nei momenti più furiosi. Dico “quasi” perché, a voler spaccare il capello, se con il disco precedente la batteria era stata ben poco valorizzata, qui paga talvolta lo scotto la voce, a tratti un po’ troppo indietro. Può comunque trattarsi di una scelta e, a dire il vero, il cantato nei Selva mi ha sempre dato l’impressione di non volere essere protagonista predominate, ma solo un ulteriore strumento da usare al bisogno.

Delle due composizioni “Silen” è la più convincente; i suoi punti di forza sono senza dubbio giunzioni oliate a dovere tra una sezione e l’altra, una collezione di riff efficaci e memorizzabili fin dal primo ascolto, una rabbia mastodontica, feroce ma sempre focalizzata. Tutto impeccabile.

Il pezzo parte dal silenzio ed evolve con una tipica struttura ad accumulo, dal sapore post rock, raggiunge il climax e precipita in cinque minuti di black metal senza tregua. Si concede un momento con un riff che sembra ricavare qualcosa dallo stoner, piacevole sporcatura stilistica che già aveva trovato spazio in “eléo”; infine rigurgita violenza e noise fino alla conclusione, affidata al classico mid-tempo stanco cui i lombardi ci hanno già abituato.

A “Joy” viene invece da imputare una minor lucidità nella connessione tra le parti e in generale, a giudizio di chi scrive, una certa pedanteria per tutta la prima parte del pezzo. Niente di grave tuttavia, soprattutto se si considera che il resto è proprio un gioiellino: poco dopo la metà del brano, un inaspettato cambio di modo sull’ennesimo mid-tempo (per quanto mi riguarda il trio dà il meglio di sé proprio quando rallenta) ci trasporta su un’ariosa benché malinconica apertura in un maggiore “androgino”, sempre messo in discussione da intervalli tensivi e dissonanti.

Qui si fa finalmente giustizia al titolo! Prendendosi i propri tempi, la traccia sfuma in lento fade out  e, a dispetto della brevità del disco, si ha davvero l’impressione sia stato detto tutto.

Tirando le somme e produzione a parte, non mi sento di dire che questo “Doma” sia poi così diverso da quello che abbiamo già sentito nel suo predecessore. Certo, ci sono soluzioni più curate e molta più dinamica, ma non particolari sorprese, certo non quella netta virata che aveva separato “eléo” da “Life Habitual”. Nulla di male in tutto ciò (almeno a questo stadio), semmai una conferma del fatto che lo stile dei Selva va cementandosi e conosce ormai il proprio terreno creativo.

Aggiungo infine il solito plauso alla cover, come sempre non banale: l’abito non farà il monaco, ma diciamo pure che il disco l’avrei ascoltato a priori anche solo grazie ad essa. 

Tracklist:
1.Silen
2.Joy

Band:
Alessandro Andriolo – guitars/vocals 
Andrea Pezzi – bass/vocals 
Tommaso Rey – drums

 

www.facebook.com/selvapbs

Articoli Correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com