Sons Of Apollo – Psychotic Symphony

 

Inside Out Music – Ottobre 2017

Ennesimo super gruppo, ennesima bufala?
Andiamo con ordine. Lo zio Billy e i suoi nipoti, Mike, Jeff Scott, Ron e Derek un bel giorno, seduti davanti a una tazza di the caldo, si son detti che unendo le loro forze potevano creare qualcosa di forte.
Così una volta scelto il nome (davvero altisonante) si sono messi a scrivere canzoni come sanno fare e cosa ne è venuto fuori alla fine?

Psychotic Symphony’ è un gran bel disco, a tratti sorprendente, infarcito di belle canzoni, ovviamente tanta tecnica, ma anche tanto feeling.
Si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una vera band e non a cinque individui messi li dalla casa discografica per raccattare qualche soldo.
La prima sorpresa, almeno per me, è Jeff Scott Soto. Il cantante americano si è sempre destreggiato alla grande in territori hard & heavy piuttosto classici, ma in questo disco, in un contesto prog metal, la voce di Jeff si trova perfettamente a suo agio e diventa un elemento che caratterizza il sound dei Sons Of Apollo.
Altra menzione va sicuramente a Billy Sheehan, bassista ormai ultra sessantenne che regala una prestazione di livello superiore e che ha ancora voglia di mettersi in gioco in questa nuova avventura.
Derek Sherinian, mai troppo apprezzato e dimenticato troppo presto, è qui assieme a Portnoy una delle menti del progetto (The Del Fuvio Brothers)
Infine Ron Bumblefoot, chitarrista che molti ricorderanno nei Guns pre reunion, si ritaglia il giusto spazio e anche se non incontra molto i miei gusti, devo ammettere che la sua prestazione è molto convincente.

Il disco si apre con ‘God Of The Sun’ lungo brano impreziosito da ottime melodie vocali e intricate parti strumentali.
Coming Home’ è più diretta, una progressive short track, decisamente orecchiabile e con un Soto molto aggressivo.
Nervosa e più orientata verso sonorità più moderne ‘Sign Of TheTimes’, con un drumming tribale che mi ha ricordato quello di Igor Cavalera sull’album ‘Roots’ dei Sepultura.

Labyrinth’ è uno dei brani migliori del disco. Inizialmente un leggero tappeto di tastiere accompagna la voce di Soto, poi il ritmo aumenta e Sherinian diventa per un po’ il protagonista con il suo strumento che passa in rassegna una variegata gamma di suoni e anche il ritmo cambia diventando una sorta di sperimentazione di gruppo.

Si cambia decisamente con ‘Alive’ altro brano più snello nella struttura, dall’atmosfera introspettiva e ancora una volta la melodia vocale si rivela essere uno dei punti di forza.
Lost In Oblivion’ attacca con una lucida follia strumentale, traccia schizoide ma che ha una sua logica, guidata dal cantato di Soto che cerca di tenere a freno la musica, treno impazzito a rischio deragliamento.
Dopo la breve strumentale ‘Figaro’s Whore’ ad opera di Sherinian, arriviamo a ‘Divine Addiction’ che se non fosse per le sonorità più attuali, potrebbe benissimo essere un brano di ‘Perfect Strangers’ dei maestri Deep Purple.
Il riff di chitarra magari non sarà originalissimo (Blackmore è unico), però nel complesso funziona tutto.

L’ultima traccia, la strumentale ‘Opus Maximus’ è prog metal all’ennesima potenza, brano articolato ma mai stancante come alcuni polpettoni che a volte il genere ci riserva.

Psychotic Symphony’ è terminato e non mi resta che ribadire che si tratta di un bel disco, che non aggiungerà molto al genere in quanto a sorprese e innovazioni, ma che dà nuova linfa a un movimento musicale piuttosto stantio nell’ultimo periodo.

www.sonsofapollo.it

Tracklist:

1.God Of The Sun
2.Coming Home
3.Signs Of The Time
4.Labyrinth
5.Alive
6.Lost In Oblivion
7.Figaro’s Whore
8.Divine Addiction
9.Opus Maximus

Band:

Mike Pornoy – batteria
Derek Sherinian – tastiere
Ron ‘Bumblefoot’ Thal – chitarra
Billy Sheehan – basso
Jeff Scott Soto – voce

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